Da New York a Doha, il mercato dell’arte di febbraio disegna nuove geografie in divenire

di | 02 feb 2026
Doha. Courtesy Art Basel

Si consuma in una manciata di giorni soltanto, da Ovest a Est, lo spettacolo del mercato dell’arte di febbraio. Prima con gli Old Masters, tra i grattacieli elettrici di Manhattan, dove Sotheby’s e Christie’s si contendono il tradizionale primato mondiale. Poi a ruota a Doha, con il debutto in pompa magna della fiera regina nel Golfo, mentre tutto intorno fioccano maxi musei, nuovi format d’asta, fondazioni, biennali. Geografie dell’arte in divenire. Nota a margine necessaria: secondo l’ultimo report di The Art Basel & UBS Survey Of Global Collecting, tra il 2024 e il 2025, l’83% degli HNWI (Individui ad Alto Patrimonio Netto) intervistati ha acquistato arte in galleria o da dealer (in calo dal 95% del 2023), il 49% ha scelto le aste come canale di vendita (contro il 74% del 2023), sono in crescita le fiere (58% vs il 39% nel 2023) e soprattutto le transazioni dirette con gli artisti, tra studio visit e pagine Instagram (salite al 63%, dal 27% nel 2023 e dal 43% nel 2022). Ora è il primo stress test dell’anno di grazia 2026.

Antonello da Messina, Ecce Homo, 1470-1475. Dettaglio. Courtesy Sotheby’s

Così da Sotheby’s, nella nuovissima sede del Breuer Building, una sfilza di vecchi maestri sfida il mercato in Madison Avenue (il 4 febbraio le opere su carta, poi a seguire dipinti, sculture, collezioni eccezionali). Vedi il piccolo Ecce Homo di Antonello da Messina, quella «smorfia straordinaria» – lo scriveva Federico Zeri negli anni ’80, a enfatizzare gli occhi gonfi di pianto, la bocca dischiusa, le gocce di sangue che colano dalla corona – che nel 2019 veniva inclusa nella mostra dedicata al pittore al Palazzo Reale di Milano, e ora va all’incanto, a New York, per 10-15 milioni di dollari. Vedi ancora il minuscolo Giovane leone a riposo ad opera di Rembrandt, esposto tra gli altri al Metropolitan Museum of Art di New York e al Museé du Louvre di Parigi. «È il primo disegno di Rembrandt raffigurante un leone ad arrivare sul mercato in un secolo», rivelano senza giri di parole dalla maison Sotheby’s, «ma anche l’unico disegno di un animale di sua mano rimasto di proprietà privata e il disegno più significativo di qualsiasi genere di Rembrandt offerto all’asta in una generazione». Stima 15-20 milioni di dollari. Ciliegina sulla torta, le nature morte museali della Lester L. Weindling Collection (5 febbraio): quelle meticolose di Pieter Claesz, tra ciliegie rosso brillante, brocche di peltro, contrappunti materici e spaziali, stimate ciascuna 800.000-1,2 milioni di dollari; e ancora il capolavoro di Jan Jansz. Den Uyl il Vecchio, già tenuto in alta considerazione dai suoi contemporanei – e da Peter Paul Rubens, che possedeva almeno tre delle sue opere, prima che per secoli fossero confuse con quelle di Heda e di Claesz. Oggi la Natura morta con una brocca di peltro, una tazza d’argento, bicchieri e altri oggetti su un tavolo potrebbe raggiungere la cifra record di 3 milioni di dollari.

Rembrandt, Giovane leone a riposo, 1638-1642 ca. Gesso nero con accentuazioni di gesso bianco e sfumature di grigio su carta vergata marrone, 11,5 × 15 cm. Courtesy Sotheby’s

Al Rockefeller Center, la competitor Christie’s risponde a suon di giganti. E con un certo storytelling a sigillare l’eccellenza della selezione: così la riscoperta di un disegno di Michelangelo – lo studio per il piede della Sibilla Libica, sulla volta della Cappella Sistina – fa parlare Andrew Fletcher, Responsabile Globale del Dipartimento Old Masters, di «uno dei momenti più memorabili della mia carriera». Ricevuto come opera anonima sul portale online della casa d’aste nel marzo 2025, adesso sfida il mercato con un pronostico parco di 1,5-2 milioni di dollari. Mentre è di 4-6 milioni di dollari la previsione per La Madonna col Bambino e San Giovannino di Botticelli e bottega, una versione del dipinto omonimo custodito al Louvre, con una provenienza blasonata che include i collezionisti William Beckford e E. Joly de Bammeville. Il pezzo forte del catalogo di Old Masters Paintings, e dell’intera sessione, fino a prova contraria: Venezia, il Bucintoro al Molo il giorno dell’Ascensione, il capolavoro di Canaletto offerto con una riservatissima «stima su richiesta», che alimenta l’attesa. Lo scorso luglio, da Christie’s London, un dipinto con soggetto analogo passava di mano per 31,94 milioni di sterline. L’aria è da record. Chiusa parentesi sull’antico.

Giovanni Antonio Canal, il Canaletto, Venezia, il Bucintoro al Molo il giorno dell’Ascensione, 1730 ca. Olio su tela, 151,7 × 137,1 cm. Christie’s Images Ltd. 2025

Dall’altra parte del mondo intanto, a Doha, nel Golfo-lunapark dove tutto inaugura e ovunque s’insediano i giganti del mercato internazionale, a rubare i riflettori è la regina del contemporary, Art Basel Qatar, edizione numero uno. E quindi: 87 gallerie da 31 Paesi (per onore di cronaca, erano 289 a Basilea, 240 a Hong Kong, 206 a Parigi, 283 a Miami Beach nel 2025), sparpagliati tra M7, Doha Design District e Msheireb dal 5 al 7 febbraio, preview 3 e 4 febbraio. C’è l’artista egiziano Wael Shawky alla direzione – qualche coordinata: in Italia lo rappresenta Lia Rumma, alla Biennale Arte 2024 era il protagonista del Padiglione Egitto con il film lirico Drama 1882, ha esposto nelle istituzioni di tutto il mondo, incluse Tate, MoMA PS1 e Serpentine – sempre affiancato da Vincenzo de Bellis, Chief Artistic Officer e Global Director delle fiere Art Basel. Scelgono Becoming, il divenire, come filo rosso della primissima edizione, mettono l’accento sul panorama dell’arte in Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale (con oltre la metà degli artisti che proviene dalla regione) e mirano a un nuovo formato della fiera, più aperto, con tanti saluti agli spazi tradizionali dei booth. «Con Art Basel Qatar stiamo spingendo oltre i confini del modello tradizionale di fiera d’arte, ponendo l’intenzione artistica al centro, pur rispondendo alle esigenze del mercato contemporaneo», spiega De Bellis. «Questo format ci consente di supportare le gallerie nella presentazione delle opere degli artisti con maggiore profondità e risonanza. Doha è il contesto ideale per questa evoluzione».

Marwan, Licht, 1973. Courtesy of the artist and Sfeir-Semler Gallery, Hamburg

Tutti ovviamente coinvolti i giganti blue-chip, tra i protagonisti della super fiera: a partire da David Zwirner, con quattro importanti dipinti della serie Against the Wall (2009-2010) di Marlene Dumas. Risponde all’appello Gagosian, con una solo presentation delle prime opere scultoree di Christo. E ancora Hauser & Wirth, che porta a Doha il passaggio di Philip Guston dall’astrazione degli anni ’60 alla figurazione degli anni ’70, incluse le opere Conversation (1978) e la monumentale Sign (1970). «Un dipinto mi dà l’impressione di essere vissuto, non dipinto», diceva Guston, sempre a proposito di divenire. Il titano Massimodecarlo punta tutto su Matthew Wong per il debutto nel Golfo, sui lavori realizzati nell’ultimo anno di vita dell’artista sino-canadese, morto a soli 35 anni, tra opere su carta e oli su tela. Poi le geografie umane di Marwan da Sfeir-Semler Gallery (Beirut), i simboli della guerra di Mohamed Monaiseer ripetuti da Gypsum Gallery (Il Cairo). Ma è la sezione Special Projects la grande attesa della fiera, con nove commissioni site-specific – tutte rigorosamente su grande scala – tra film, scultura, performance e architettura, pronte a invadere gli spazi pubblici e culturali di Msheireb Downtown Doha. Come il nuovo lavoro video 3D di Bruce Nauman dal titolo Beckett’s Chair Portrait Rotated, che trasforma lo spazio polifunzionale M7 in un campo di luce e di movimento, quasi un’opera d’arte totale. E ancora la rest house di Nour Jaouda (classe 1997, Tripoli), immaginata, emotiva, fragile, individuale e universale insieme, resa attraverso pareti in acciaio intersecate, disegni architettonici stratificati, frammenti di tessuto sospesi. Il filo rosso comune: il processo di continuo divenire, strettamente legato alla memoria della regione MENASA. Senza i limiti tradizionali della fiera, con l’arte che si presta come canale di interpretazione essenziale. Becoming. Un bel banco di prova – anche in previsione del debutto novembrino dell’altro gigante contemporaneo nel Golfo, Frieze Abu Dhabi.

Matthew Wong, Letter to Soutine, 2019. Olio su tela. 50,8 × 61 cm. Courtesy of Matthew Wong Foundation, MASSIMODECARLO and Bueno & Co, New York © Matthew Wong Foundation / Artists Rights Society (ARS), NY.

C’è poco spazio per il resto, a dire il vero, nel febbraio dell’art market mondiale. Arte Fiera a Bologna (6-8 febbraio), India Art Fair a New Delhi (5-8 febbraio), 1-54 Marrakech (5-8 febbraio) e Zona Maco a Città del Messico (4-8 febbraio) soffrono senza scampo la concomitanza mediatica della fiera regina, alla sua consacrazione sullo scacchiere mediorientale. A reggere l’urto sono solo i vecchi maestri, che non passano mai di moda – lo sapeva bene Gagosian, lo scorso autunno, portando una Madonna di Rubens nel cuore ultra-contemporaneo di Art Basel Paris. In uno scenario globale che si riorganizza, la storia continua a fare mercato.

Michelangelo Buonarroti, Studio di piede destro per la Sibilla Libica della Cappella Sistina. Gesso rosso, 13,5 × 11,5 cm. Christie’s Images Ltd. 2025

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