È vero che l’arte favorisce la salute?

Negli ultimi decenni nelle comunità artistiche e in quelle mediche è aumentata la consapevolezza riguardo al ruolo che l’arte può svolgere nel favorire la salute fisica e mentale, insieme al sonno, all’esercizio fisico e a una corretta alimentazione. Ora un’iniziativa promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dal Jameel Arts & Health Lab e dalla rivista medica «The Lancet» offrirà prove scientifiche a sostegno di questa teoria.
Secondo una dichiarazione pubblicata sul sito dell’OMS, «l’inclusione delle arti nei contesti sanitari ha dimostrato di favorire buoni risultati clinici per i pazienti, offrendo al tempo stesso un sostegno al personale medico, ai familiari e alla comunità nel suo insieme. I benefici sono visibili su diversi fronti come la promozione del benessere, la gestione delle condizioni di salute e delle malattie e la prevenzione».
Nel 2023 l’OMS e il Jameel Arts & Health Lab hanno annunciato la preparazione della Lancet Global Series on the Health Benefits of the Arts: una serie di studi e contributi che verranno pubblicati dalla prestigiosa rivista medica «The Lancet». Il progetto è diretto dalla professoressa Nisha Sajnani, condirettrice del Jameel Arts & Health Lab e direttrice del programma di arteterapia e arti e salute presso la Steinhardt School of Culture, Education, and Human Development della New York University, e dal dottor Nils Fietje, condirettore del Jameel Arts & Health Lab e technical officer presso l’Ufficio regionale europeo dell’OMS.
«Un numero sempre maggiore di evidenze, tra cui un importante rapporto dell’OMS basato su oltre 900 studi condotti tra il 2000 e il 2019, mostra come praticare musica, teatro, danza e arti visive comporti ampi benefici per la salute mentale, fisica e sociale», scrivono Sajnani e Fietje sul sito del Jameel Arts & Health Lab.
Il primo articolo della serie è uscito da poco: si tratta di un saggio fotografico – il primo nei 202 anni di storia di «The Lancet» – con trentadue immagini selezionate da Stephen Stapleton, condirettore del Lab, e dal suo team, che mostrano i risultati che è possibile ottenere integrando l’arte in contesti istituzionali e clinici spesso complessi. Tra le foto vi sono quelle di una scuola di clown in un campo profughi in Turchia, un programma di attività fisica in una casa di riposo a Singapore e un progetto dello street artist JR nel carcere di massima sicurezza di Tehachapi, in California.
Da «ARTnews US».