Ritratti: Lorenzo Silvestri

Lorenzo Silvestri (1999) vive e lavora a Roma. È diplomato presso la NABA di Roma in Pittura e Arti Visive e ha di recente frequentato un master alla Mountains School of The Arts di Los Angeles.
Tra le mostre personali si segnala “Ceremony” presso il Teatro Municipale di Modena Pavarotti Freni – un progetto complesso articolato tra teatro, pittura, musica – e numerose e prestigiose partecipazioni a collettive nazionali e internazionali tra cui “TUTTAUNANOTTE: An Italian Cinematic Showcase” un programma di cinema d’artista sulla piattaforma online e-flux, “Blockbuster”, lo screening presso la Flexitron Gallery di Londra, “Un museo dimenticato a memoria” al MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma, “Vice Versa MERGING WORLDS” alla galleria Au Roi di Parigi, “Casuale” presso il project space Spazio Insitu di Roma, “Circa Art Prize” a Londra con una proiezione del suo lavoro nello spazio pubblico di Piccadilly Circus.

Lorenzo è alto 1,88 m. Questo fattore probabilmente incide sulla sua maniera di muoversi nello spazio e nel tempo. Il suo andamento, più che dinoccolato, si potrebbe definire obliquo. Attraversa le cose del mondo in maniera indiretta, senza temere eventuali inciampi, meravigliandosi di quello che lo contorna e di come ogni passo conduca a destinazioni inedite o inaspettate. Simile è il suo rapporto con il tempo, perché non guarda al passato, non guarda al presente e non guarda al futuro in maniera lineare e consequenziale. Il suo sguardo sul tempo è circolare e la scala valoriale di ciò che intercetta la determina in maniera autonoma. Lorenzo non guarda dritto ma lateralmente, esattamente come cammina.
Lorenzo è stato più volte definito artista multidisciplinare. Tuttavia, questa è una descrizione non del tutto calzante della sua pratica artistica e del suo agire. Per quanto si confronti con linguaggi diversi – le immagini in movimento, la pittura, l’illustrazione, la moda o la performance tra le varie chiavi espressive – Silvestri non sembra realmente interessato agli strumenti che utilizza, pare soprattutto interessato a raccontare, a dare spazio formale (qualunque esso sia) alle narrazioni che di volta in volta elabora. Lorenzo non adatta le storie ai formati, piuttosto crea formati inediti che possano dare corpo alle sue narrazioni. Valgano da esempio gli story board che crea nella realizzazione dei film: strumenti solitamente del tutto funzionali a una linea produttiva, escono dalla loro consueta dimensione pratica e diventano dipinti di grande formato, elementi di suggestione che acquistano autonomia rispetto al film stesso o vi dialogano all’interno di più ampie installazioni. Altrettanto si potrebbe dire delle produzioni riconducibili – giusto per materiali e strumenti adottati – al mondo della moda. Indumenti di uso comune, principalmente recuperati in mercatini rionali, vengono elaborati e riadattati attraverso tecniche manuali di ago e filo. Collage tridimensionali che assumono poi, nella loro messa in opera, nell’utilizzo e nella circolazione, connotazioni di tipo scultoreo e performativo. Più che di multidisciplinarietà, nel caso di Silvestri potrebbe essere opportuno parlare di molteplicità delle urgenze espressive, al di là delle loro applicazioni e declinazioni formali. Una serie di processi in cui a essere riconoscibile rimane un’estetica (nel senso più alto e nobile del termine, con le sue implicazioni etiche) a dare continuità e profondità alla produzione complessiva.

Lorenzo si è diplomato con una tesi sulla figura del “Reietto”. Un parente con cui dialoga sovente. Uno sparring partner che gli permette di rimanere curioso e assetato, di non ambire a stati di perfezione ma di valutare ogni volta come uscire dai margini – veri o presunti – portando sempre con sé delle ombre. Questo lo distingue profondamente da molti dei suoi preparatissimi – ma molto standardizzati – coetanei, già settati su ciò che è giusto o sbagliato, su quali percorsi intraprendere per avviare e strutturare una carriera solida e vincente nel sempre più normato e fragile sistema dell’arte contemporanea. Più che seguire algoritmi e strategie, Silvestri si perde nella notte come un flâneur, nel tentativo di arrivare a mattina con qualcosa in mano o in mente. Lorenzo non ha nulla di maledetto, nemmeno gli interesserebbe esserlo, ma di sicuro saprà come rielaborare quel tempo perso senza preoccuparsi di farne un’arma vincente o di metterla immediatamente a sistema. Questo lo rende un artista sincero.
Lorenzo ha smesso di fare lo skateboarder, nonostante fosse una delle figure più importanti della scena italiana nell’ambito della tavola a rotelle. Ora Lorenzo è uno skater, nel senso che continua a skateare ma per puro piacere, rifiuta sponsorizzazioni ed evita di partecipare a gare o contest. Skatea materiale ma con leggerezza, non è spettacolare ma stiloso, come fosse una strana sintesi di Jason Jessee, Mark Gonzales e Jason Lee. Quando cade provando nuovi tricks, si ferisce ma ride. Prende in giro sé stesso e questo gli permette di migliorarsi in maniera spontanea. Perché è il contrario di un poser.
Lorenzo è genius loci romano perché al bar predilige le Peroni da 66 cl, e se costano più di due euro la prende come un’offesa. Altrettanto, Lorenzo è internazionale perché è tanto legato alla sua città da saperla ritrovare ovunque e quindi di non averne mai vera nostalgia. Amo Roma, scappo da Roma (2022), uno dei suoi film d’esordio, esemplifica in maniera puntuale questa attitudine. Girato in strada, con gli uffici dell’anagrafe capitolina (la memoria più recente della città) a fare da sfondo, ha come protagonisti i suoi amici di tutti i giorni, persone con le quali condivide il proprio quotidiano e con cui sovente lavora. Quello che traspare è principalmente un paesaggio emotivo e umano difficile da inquadrare attraverso i consueti stereotipi su Roma. Non c’è nulla di turistico o esotico, è una proiezione del tutto personale che gli permette così di schermarsi da ogni tipo di provincialismo, è una via per rendere soggetti e motivi ultralocali condivisibili e apprezzabili anche sul piano globale.
