MOLT alla Bocciofila San Sebastiano

Fondata a Berlino nel gennaio 2023 e diretta da Andrea Bambini, Elena Francalanci, Max Michel Thillaye, Virginia Valeri e Madelen Isa Lindgren, MOLT nasce come spazio espositivo, piattaforma e comunità culturale che si sviluppa attraverso l’incontro tra discipline artistiche differenti. Più che una galleria tradizionale, MOLT si definisce come un intreccio fluido capace di accogliere pratiche eterogenee – dal cinema al video, dalla fotografia alla scultura, passando per musica, performance e danza –, favorendo la creazione di reti e collaborazioni tra artisti provenienti da contesti diversi. Alla base del progetto vi è l’idea di costruire situazioni in cui linguaggi, pubblici e temporalità differenti possano coesistere senza venire ricondotti a un’unica identità curatoriale rigida. Attraverso eventi, performance e interventi site-specific, MOLT cerca di riflettere la natura frammentata e mutevole del paesaggio culturale berlinese, tentando al contempo di preservare uno spazio di sperimentazione collettiva e accessibilità a fronte di un costante aumento del costo degli spazi nella capitale tedesca. Questo porta il collettivo a produrre eventi, situazioni e mostre spesso in luoghi interstiziali.
A Venezia, giovedì 5 maggio, il collettivo ha realizzato una performance presso la Bocciofila di San Sebastiano, a cui hanno partecipato Ruben Spini, Roman Ole, Tobias Koch ed Elena Francalanci. La Bocciofila rappresenta uno dei pochi luoghi in cui una collettività, in questo caso quella degli appassionati di bocce, ha ancora uno spazio centrale sull’isola di Venezia slegato da logiche di profitto. Il live act in questa occasione risente di una tensione in tal senso: da una parte un gruppo di persone unite da una pratica sportiva, dall’altra una comunità artistica.

La performance affastella le partecipazioni dei vari artisti invitati. È un interessante tentativo curatoriale, quasi da varietà, che mette insieme pratiche differenti, le quali si sovrappongono e si contaminano progressivamente.
L’azione inizia con Ruben Spini al centro del campo da bocce che, in maniera frontale, legge i propri componimenti, ragionando in chiave poetica sul corpo e sul linguaggio come tecnologia del sé. Poi Tobias Koch si muove per il bocciodromo con un microfono parabolico e si diverte a “suonare” l’architettura e le persone presenti. Ne risulta un drone sonoro.

Il corpo di Elena Francalanci si profila sulle pareti esterne semitrasparenti di plexiglass rigato, su cui picchia, per poi entrare nel campo da un pertugio, uno sportellino di servizio. Vocalizza elegantemente, batte sui muri, si spiaccica, saltella, rotola, corre, si rispiaccica. Tra un volteggio e l’altro si stende, quasi a voler prendere le misure del campo con il proprio corpo. Il suono viene poi sovrastato da quello delle campane; guardando l’orologio e vedendo che sono le 19.30 si può capire che non proviene dagli speaker. Poi parte un countdown che termina con una versione remixata di Hung Up di Madonna. L’hook principale «Time goes by, so slowly, so slowly», chiaro rimando alla temporalità dello sport delle bocce, scandisce la performance attraverso una ripetizione in loop.
La tensione tra queste due micro-società, artistica e sportiva, pare quasi risolversi attraverso l’intervento di due performer in camicia da notte. Questi inizialmente interagiscono in chiave performativa con le bocce, per poi strutturare i propri movimenti fino a realizzare quella che sembra una vera e propria partita, mostrando, per via degli indumenti troppo corti, le terga al pubblico.

MOLT ha risposto ad alcune domande sulla propria pratica e sulla recente incursione a Venezia.
Giovanni Rendina MOLT viene descritta come una pratica comunitaria, una piattaforma che permette al suo network artistico di prendere spazio e riprodursi. Questo vi mette in una posizione che vi rende anche, in qualche modo, dei gatekeeper: chi decide le regole del gioco e i suoi limiti?
MOLT Si tratta principalmente di favorire relazioni dinamiche tra artisti, permettendo alla rete di crescere in modo organico. Naturalmente MOLT ha un proprio linguaggio estetico, ma c’è uno sforzo nel non appiattire tutto su di esso. Preservare questo dinamismo è vitale. L’intenzione è disegnare geometrie interessanti all’interno della nostra rete più che imporre confini rigidi.
Poi ci sono gli spazi. Prestiamo grande attenzione alle caratteristiche degli spazi. Spesso sono loro che guidano le nostre decisioni.

G.R. Da Berlino a Venezia. Da un luogo dove l’economia riduce sempre di più la possibilità di interstizi in cui produrre arte non legata al profitto, a un altro dove l’arte è centrale nel produrre valore economico in termini sempre più competitivi e massificanti. Cosa vi spinge – o vi attira – qui durante la settimana di apertura della Biennale? È possibile essere a Venezia in questo momento, pur resistendovi?
MOLT Sì, spinti e attirati. Portare una rappresentazione della nostra comunità a Venezia durante i giorni di apertura della Biennale è qualcosa che, in definitiva, va a beneficio della comunità stessa. Per quanto riguarda la resistenza, abbiamo semplicemente accettato la sfida. Sono mediazioni complesse, che passano anche attraverso decisioni molto pratiche, come la scelta dello spazio. Non è un caso che il lavoro sia stato presentato alla Bocciofila San Sebastiano, un luogo con una reale funzione sociale nella città, che riunisce una comunità attorno al gioco delle bocce. L’obiettivo era creare un intervento artistico che mantenesse una propria qualità estetica e formale senza rompere completamente con l’identità del luogo. Ad esempio, si è cercato di preservare la percezione dilatata del tempo che è intrinseca alla bocciofila.
A parole sembra tutto estremamente pesante e calcolato. In realtà, sia la decisione di venire a Venezia sia la scrittura della performance hanno anche un lato più leggero e giocoso, che forse è la forma di resistenza più forte.

G.R. La dimensione estetica nell’arte contemporanea sembra sempre più legata a una funzione politica, con il rischio di trasformarsi in comunicazione. È possibile produrre oggi un’estetica politica senza che diventi didascalica?
MOLT È naturale che l’arte assorba le tensioni del presente, soprattutto oggi. Ma è vero che è importante ricordarsi come le scelte estetiche possano avere esse stesse un peso politico, mostrando come l’arte possa essere al tempo stesso sottile e urgente. Forse questo accade perché l’arte ha il vantaggio di poter parlare al di fuori del campo del reale. Può manifestarsi in uno spazio di finzione dove la morale non arriva così forte come arriva su un articolo di giornale, dove l’esperienza dell’altro diventa più accessibile.
Quindi sì, è possibile, ma è una questione stilistica, di esperienze personali. È bene lasciare spazio alla coesistenza di diverse espressioni.
La documentazione video della performance è visitabile dal 7 maggio al 7 giugno 2026, su appuntamento presso Aarduork, Salizada Zorzi, Castello 4931, Venezia.