A novembre ha inaugurato in Qatar un museo dedicato al modernista indiano M.F. Husain

A novembre ha aperto a Doha, in Qatar, un nuovo museo dedicato a M.F. Husain, uno dei più importanti modernisti indiani. Sotto l’egida della Qatar Foundation, la nuova istituzione – il cui nome ufficiale è Lawh Wa Qalam: M.F. Husain Museum – sarà la prima dedicata all’artista e attingerà a una nuova collezione permanente che riunisce opere di Husain in vari media, dai dipinti e gli arazzi alle fotografie e ai film, fino alle installazioni e alla poesia.
Il M.F. Husain Museum è stato inaugurato il 28 novembre con una panoramica sulla carriera dell’artista, dall’affermazione negli anni Cinquanta fino alla morte nel 2011. Il progetto architettonico dell’edificio si basa su uno schizzo realizzato dallo stesso Husein nel 2008. Le opere esposte comprenderanno una serie di dipinti sulla civiltà araba commissionati dalla sceicca Moza bint Nasser, presidente della Qatar Foundation, nonché uno degli ultimi lavori di Husain, Seeroo fi al ardh (2009), a cui sarà dedicata un’intera galleria.

Il museo, con una superficie di 3.000 metri quadrati, sorge nella Education City di Doha, sviluppata dalla Qatar Foundation per ospitare le sedi qatariote di diverse università statunitensi, tra cui Carnegie Mellon, Georgetown, Northwestern e Texas A&M.
Nato nel 1913 o 1915, Husain è noto soprattutto per i suoi dipinti dalle forme massicce di matrice cubista. Fu tra i membri fondatori, insieme a F.N. Souza e S.H. Raza, del Bombay Progressive Artists’ Group, istituito a Mumbai nel 1947. Husain amava definirsi un “nomade globale”. Possedeva la cittadinanza del Qatar, dove si era stabilito nei suoi ultimi anni di vita.
Nel corso della sua carriera, Husain ha partecipato ad alcune delle più importanti mostre internazionali del suo tempo, tra cui la Biennale di Venezia del 1952, la Biennale di Tokyo del 1960 e la Biennale di São Paulo del 1971. La sua opera è stata al centro di una grande retrospettiva alla National Gallery of Modern Art nel 1991 e, più di recente, al Mathaf, Arab Museum of Modern Art di Doha nel 2019.
Nel marzo scorso, il dipinto del 1954 Untitled (Gram Yatra) è stato venduto per 13,8 milioni di dollari da Christie’s New York, segnando un record sia per l’artista sia per un’opera moderna indiana. Quest’estate Kiran Nadar ha dichiarato ad «ARTnews» di essere l’acquirente dell’opera, che a suo avviso «riflette le profonde radici storiche dell’India, il suo futuro in evoluzione e il dialogo di Husain con il modernismo internazionale, in quanto cronista visivo dell’India post-indipendenza».
La prima parte del nome del museo, Lawh Wa Qalam, si traduce come “la tela e la penna”. Come ha spiegato in un’e-mail ad «ARTnews» Kholoud M. Al-Ali, direttrice esecutiva per il coinvolgimento della comunità e la programmazione della Qatar Foundation, questi sono «strumenti che nella tradizione araba rappresentano la conoscenza, poiché riportano e trasmettono saggezza, storia e creatività. La scelta di questo nome riflette il fatto che il progetto del museo è stato ispirato dallo schizzo di Maqbool Fida Husain, in cui l’artista ha immaginato l’edificio stesso come un’opera d’arte, espressione della sua costante ricerca di sperimentazione e della sua pratica multidisciplinare».

Fondata nel 1995 dallo sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani e dalla sceicca Moza bint Nasser, la Qatar Foundation è un’entità distinta rispetto alla più nota Qatar Museums, sebbene le due istituzioni co-gestiscano il Mathaf: Arab Museum of Modern Art di Doha. Le principali aree di intervento filantropico della Qatar Foundation sono l’istruzione, la ricerca scientifica e la costruzione di comunità.
Oltre ad aver contribuito a portare università internazionali in Qatar, la fondazione gestisce anche la Qatar National Library e la Qatar Philharmonic. Ha inoltre sviluppato il distretto Msheireb Downtown Doha, che il prossimo febbraio ospiterà la prima edizione di Art Basel Qatar.
Al-Ali ha aggiunto: «Dedicando questo museo a Maqbool Fida Husain, la Qatar Foundation rende omaggio a una carriera artistica durata oltre mezzo secolo, plasmata da culture diverse e alimentata dal dialogo con le eredità delle religioni, delle civiltà e delle grandi figure politiche e culturali della storia mondiale».

Da «ARTnews US».