«I russi si sentono traditi»: Teresa Mavica, ex direttrice della V-A-C Foundation rientra nel mondo dell’arte

di | 15 gen 2026
Teresa Iarocci Mavica. Getty Images

Gli ultimi tre anni sono stati profondamente tristi per Teresa Iarocci Mavica, ex direttrice della V-A-C Foundation di Mosca, che ha fondato nel 2009 insieme a Leonid Michel’son, uno degli uomini più ricchi di tutta la Russia molto vicino a Vladimir Putin.
Negli anni in cui ha guidato la V-A-C, Mavica ha supervisionato la costruzione di una moderna Casa della cultura denominata GES-2, progettata per diventare il più grande museo di arte contemporanea della Russia, di cui doveva essere anche direttrice. Ma nel novembre 2021, appena un mese prima della sua inaugurazione, Mavica ha rassegnato le dimissioni dal progetto, parlando di «esaurimento». Tre mesi più tardi, proprio quando la Russia iniziava l’invasione dell’Ucraina, la curatrice ha lasciato la sua città d’adozione ed è tornata in Italia.
Per trent’anni, Mavica si è impegnata per costruire profondi legami culturali tra Europa e Russia. Tutto il suo lavoro si è dissolto in un attimo quando, all’indomani dell’invasione, il mondo si è affrettato a prendere le distanze da quel Paese e da tutte le sue espressioni. In un’intervista concessa ad «ARTnews», la prima da quando è sparita dal mondo dell’arte, ha affermato di essere «devastata» da quanto accaduto. «Il divario tra Europa e Russia è diventato immenso e molti sono caduti in questo abisso», ha osservato Mavica. «Artisti, menti brillanti, giovani promettenti. È davvero doloroso».
Il rientro sulla scena dell’arte è avvenuto a marzo scorso con la curatela di “Il sol dell’Avvenir”, allestita negli spazi di Made in Cloister, una fondazione culturale privata di Napoli. La mostra ha inaugurato il programma biennale intitolato RINASCITA, ideato da nonlineare – iniziativa curatoriale indipendente di Mavica, la cui missione è dare priorità agli artisti più che ai curatori.
Oggi, mentre la guerra entra nel suo quarto anno, Mavica ha ricominciato a costruire ponti culturali: tra i dieci artisti che hanno partecipato a “Il sol dell’Avvenir” tre sono russe, Alexandra Sukhareva, Anastasia Ryabova e Olga Tsvetkova.
«Ci tengo a precisare che non sono “morta” quando ho lasciato la V-A-C, io non sono la V-A-C», mi ha spiegato Mavica mentre pranzavamo insieme nel suo appartamento di Napoli, la città in cui vive. «V-A-C era un programma, un’istituzione culturale gestita da molte persone. Io adesso sono l’anonima curatrice di “Il sol dell’Avvenir”. In tanti mi hanno chiesto come mai il mio nome non compaia nei testi della mostra. Ho spiegato a tutti che il punto ora non è il mio nome, ma l’opportunità di continuare a lavorare, mantenendo vivo il dialogo tra Europa e Russia. È necessario riflettere su cosa è accaduto a partire da febbraio 2022 e su cosa abbiamo perso».
Made in Cloister ha sede nell’ex chiostro cinquecentesco della chiesa di Santa Caterina a Formiello, adiacente all’antica Porta Capuana a Napoli. La mostra di Mavica prende il titolo da una canzone partigiana, che racchiude l’idea della speranza nel futuro e al tempo stesso un monito: il sole è capace di generare la vita ma può anche essere distruttivo. La curatrice crede fortemente che l’arte trascenda la politica, ma lo scetticismo espresso dal titolo della mostra rispecchia la sua delusione per un mondo che ha voltato le spalle alla cultura russa.
Le opere esposte, tra cui il Cristo in bronzo dell’artista vietnamita Danh Vo e il suggestivo film Les Indes Galantes del francese Clément Cogitore, affrontano il tema della rinascita, intesa sia come realtà tangibile sia come aspirazione alimentata dalla speranza.
Trasferitasi a Mosca per la prima volta nel 1989 da studentessa, Mavica si è poi inserita nell’ambiente artistico della capitale contribuendo allo sviluppo della scena dell’arte contemporanea del Paese, all’epoca ancora in uno stadio embrionale. Nel 2007, mentre lavorava a un progetto per la 52. Biennale di Venezia, ha conosciuto Leonid Michel’son che qualche tempo dopo le ha proposto di occuparsi della sua collezione privata. Mavica ha accettato il lavoro a condizione che l’uomo d’affari finanziasse la creazione di una fondazione per «preservare il patrimonio del presente, sostenendo gli artisti contemporanei». Due anni dopo nasceva la V-A-C Foundation.
(Il governo britannico ha sanzionato Michel’son nel 2022, mentre non lo hanno fatto gli USA, anche se misure sono state prese contro diverse aziende e navi che riforniscono Novatek, la società russa produttrice di gas di cui è il principale azionista).
In un periodo in cui il mondo dell’arte internazionale continua a mantenere le distanze dalla Russia, Mavica non ritiene di doversi scusare per la propria lealtà nei confronti di quel Paese. «Per molto tempo sono andata controcorrente e non ho intenzione di cambiare adesso», ha affermato. «Ho sempre pensato che la cultura russa sia parte integrante di quella europea e continuerò a fare di tutto per promuovere questo concetto».
Riguardo al boicottaggio degli artisti russi, Mavica ha ribadito con trasporto che sarebbe giusto chiedersi cosa abbia a che fare un’orchestra russa con la guerra in Ucraina. Mentre parlavamo, in sottofondo risuonavano le note della Sinfonia n. 2 in do minore di Gustav Mahler.
«Ingenuamente, mi aspettavo una reazione diversa dal mondo dell’arte, una risposta più matura», ha proseguito, rammaricandosi del fatto che nel 2022 né la Biennale di Venezia né gli organizzatori del Padiglione della Russia si siano dati da fare per tenere aperta l’esposizione. «Hanno chiuso la porta in faccia alla cultura russa. È triste che sia andata così». (Il Padiglione russo è stato chiuso subito dopo l’invasione dell’Ucraina).
Mavica ha aggiunto che a causa della sua presa di posizione «la gente mi guarda in maniera strana», ma ha voluto precisare che già prima della guerra lavorava con artisti ucraini: «Non mi sono mai preoccupata del passaporto di un artista, mi interessa soltanto il suo lavoro».
Il suo improvviso abbandono della V-A-C è stato accompagnato da voci e indiscrezioni. «Artforum», per esempio, ha insinuato che Michel’son l’avesse cacciata a causa della pubblicità negativa generata da una gigantesca scultura di Urs Fischer collocata davanti a GES-2.
«È completamente falso», ha affermato Mavica. «Qualcuno ha pure scritto che ho lasciato la fondazione perché a Putin non era piaciuta la mostra inaugurale di GES-2. Non è vero. Sono andata via prima che lui la visitasse».
Stando ad «Artforum», inoltre, il team curatoriale di GES-2 – secondo Mavica «il migliore con cui abbia mai lavorato» – si è dimesso quando lei è andata via. Mavica ha negato anche questo, sostenendo di aver passato mesi a cercare di convincere il gruppo a rimanere dopo l’inizio dell’invasione nel 2022.
Mavica non è l’unica curatrice italiana di rilievo ad avere legami con la V-A-C. Francesco Manacorda è stato direttore della filiale veneziana della fondazione, anche se si è dimesso per protesta contro il bellicismo russo. La sede italiana è stata poi chiusa nel maggio 2022. Adesso Manacorda è il direttore del Castello di Rivoli, in provincia di Torino. Il caustico Francesco Bonami, che può vantare la direzione della 50. Biennale di Venezia e della Whitney Biennial del 2010, ha collaborato con la V-A-C negli ultimi quattordici anni e di recente è stato co-curatore di una mostra a GES-2.
«Non mi piace come persona», ha affermato Mavica riferendosi a Bonami. «Così come non mi piacciono i doppiogiochisti e i cinici. Avevo smesso di parlare con lui molto prima che fosse inaugurata GES-2. In ogni caso rispetto profondamente il fatto che continui a lavorare con la V-A-C».
L’edificio di Venezia in cui aveva sede la V-A-C adesso è occupato da un centro no profit per le arti contemporanee di recente formazione, chiamato Scuola Piccola Zattere e diretto dalla figlia di Michel’son, Victoria. Alcuni artisti hanno rinunciato alla partecipazione alla mostra inaugurale di dicembre, dopo che «ARTnews» aveva chiesto loro cosa ne pensassero dei legami del nuovo spazio con la famiglia Michel’son.
«Non conosco il progetto, ma sono del tutto contraria all’idea di rifiutarsi di lavorare con gli artisti russi. Non capisco come si possa pensare di dimenticare il passato e andare avanti», ha proseguito Mavica. «Francamente trovo infantile l’atteggiamento di chi ha abbandonato la mostra… Forse dovremmo riflettere seriamente su quanto oggi la cultura possa essere effettivamente autonoma e indipendente rispetto alla politica».
Malgrado la curatrice sia scottata dalle recenti esperienze nel mondo dell’arte, “Il sol dell’Avvenir” è stata tutto sommato una mostra sulla speranza. Ma visto che la guerra in Ucraina non accenna a finire, Mavica non vede come le relazioni culturali tra Europa e Russia possano migliorare nell’immediato futuro. «Facciamo finta che mi trovi ancora in Russia, ecco cosa direi: “I russi si sentono traditi, non solo politicamente ma anche culturalmente”», ha affermato. «Consideriamo la situazione dal loro punto di vista, non so fino a che punto siano disposti ad aprirci le braccia e a dirci “Bentornati”. Potrebbe accadere ma ci vorrà tempo. Dobbiamo imparare dagli errori che abbiamo commesso. Riesco a immaginare i miei ex colleghi russi chiedere conto e ragione del fatto che si sono visti sbattere la porta in faccia».

Da «ARTnews US».

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