MAXXI Bulgari Prize

Sono stati i nomi di tre donne quelli annunciati dalla capitale francese lo scorso 24 ottobre per la finale del MAXXI Bulgari Prize 2026: Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini. Con questa triade tutta al femminile, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo e la Fondazione Bulgari hanno rinnovato il sodalizio che dal 2018 li vede impegnati, fianco a fianco, nel progetto di promozione dell’arte contemporanea italiana a sostegno degli artisti emergenti, portandolo quest’anno alla sua quinta edizione. A presentare le finaliste presso l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi sono stati: Maria Emanuela Bruni, Presidente Fondazione MAXXI, Matteo Morbidi, direttore Fondazione Bulgari, e Francesco Stocchi, direttore artistico MAXXI.
I lavori site-specific di Bersani, Dieye e Moscardini verranno esposti il prossimo autunno in una mostra al MAXXI curata da Giulia Ferracci. Seguirà la nomina della vincitrice e l’acquisizione della sua opera da parte del museo. La giuria internazionale di questa edizione è composta da: Francesco Stocchi, Direttore artistico MAXXI; Micol Forti, attualmente Direttrice della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani e nuova Direttrice del MART di Rovereto; Adam Kleinman, Direttore e Chief Curator della Kunsthall Trondheim; Beatrix Ruf, Direttrice della Hartwig Art Foundation; Rein Wolfs, Direttore dello Stedelijk Museum di Amsterdam.

La performer Chiara Bersani, classe 1984, che sfida gli stereotipi sulla disabilità col suo corpo in scena, è stata scelta dalla giuria «per la sua potente capacità trasformativa: il suo corpo non si limita alla presenza, ma si fa voce e luogo di riflessione, diventando soggetto politico […]. La sua pratica non si accontenta della testimonianza, ma attiva uno spazio critico dove la corporeità diventa strategia di resistenza, aggregatore di comunità». L’artista multidisciplinare Adji Dieye (Milano, 1991), interessata alla memoria, all’archivio e alle costruzioni identitarie, è stata scelta perché il suo lavoro «sfuma le linee nette tra documentario e invenzione, invitando lo spettatore a una lettura attiva e responsabile della storia della propria terra d’origine, il Senegal». Margherita Moscardini (Livorno, 1981), studiosa delle trasformazioni urbane sia in termini naturali che sociali, è stata scelta perché la sua pratica «si fonda su un rigoroso intreccio tra teoria e forma: il suo lavoro non evolve a partire dallo spazio, ma lo interroga per il suo significato urbano, architettonico, sociale […]. Le sue opere rivelano come l’architettura plasmi non solo il paesaggio fisico, ma la percezione del sé e dell’altro».