Atlante. Thomas Dane Gallery, Napoli

Con “Atlante”, la Thomas Dane Gallery di Napoli presenta una mostra collettiva, curata da James Lingwood, riconosciuto a livello internazionale come figura di spicco nella curatela dell’arte contemporanea, e inaugura un campo di riflessione sul concetto di mappatura, traccia e immaginazione. Il percorso espositivo, aperto al pubblico dal 3 febbraio al 5 maggio 2026, prende idealmente avvio da un nucleo storico significativo, rappresentato dalle opere di Claudio Parmiggiani e Luigi Ghirri, entrambi nati nel 1943 e legati da una relazione artistica oltre che generazionale. Nel 1968, Parmiggiani realizzò una serie di opere incentrate su mappe e globi, documentate fotograficamente da un allora giovanissimo Luigi Ghirri. Tre anni più tardi, nel 1971, Ghirri fotografò le pagine del proprio atlante, dando forma a una riflessione che avrebbe segnato in modo decisivo la sua ricerca, alla quale la mostra deve il suo nome. Da questo dialogo originario tra i due artisti – che nell’esposizione trova la sua incarnazione in Globo (1968), dello scultore, e in Modena (1973), del fotografo – Atlante si apre allo sguardo di una generazione successiva di artisti, nati tra il 1966 e il 1982 e provenienti da contesti geografici e culturali diversi: dal Libano all’Italia, dall’Albania all’Inghilterra, dal Sudafrica al Michigan. I loro nomi sono Igshaan Adams, Teju Cole, Emma McNally, Tatiana Trouvé, Akram Zaatari e Anri Sala.

Emma McNally, attraverso i suoi disegni a grafite, indaga la cartografia dei movimenti tettonici, oceanici , sonici e atomici (Choral Fields), mentre Tatiana Trouvé volge la sua attenzione all’intimità di ciò che è “non ricordato” – Les Dessouvenus (2025-2026) termine bretone che dà titolo alla serie – attraverso l’uso di carta colorata e candeggina. Al contempo, Igshaan Adams traduce i percorsi spontanei della popolazione nelle township di Città del Capo – le desire lines – in trame tessili monumentali (arazzo, Keeping Light, 2025); e Akram Zaatari guarda al Mediterraneo con le sue città costiere e i suoi scambi commerciali e culturali (tondo in legno, Mediterranean Ruins, 2024-in corso). Ancora, Anri Sala ridefinisce le sagome dei Paesi attraverso l’accostamento di immagini di pesci, tratte da libri di storia naturale del XVIII e XIX secolo, con mappe contemporanee (Maps/Species; 2014-in corso), e Teju Cole fotografa il dialogo che nasce tra le lavagne cancellate di Harvard dove insegna e le mappe celesti (Light Sleeper; 2019-2025).
Con loro, il mappare di “Atlante” diventa una pratica di reimmaginazione del contemporaneo.
Dal 3 febbraio al 5 maggio 2026; Thomas Dane Gallery, Via Francesco Crispi, 69, Napoli; info: www.thomasdanegallery.com