Torniamo a Venezia!

Torniamo a Venezia! È infatti accaduto qualcosa di magico in questo luogo, un luogo in cui nei primi anni Duemila la scena artistica era quasi del tutto morta. Non accadeva praticamente nulla: c’erano la Biennale, certo, Palazzo Grassi e i grandi musei, dove si alternavano mostre magnifiche ad altre più deludenti, ma mancava una vera e propria comunità artistica articolata, in cui ai grandi maestri si affiancassero artisti più giovani, critici, curatori, nuove gallerie. Nell’arco di una ventina d’anni tutto è però cambiato e oggi Venezia è probabilmente – insieme a Milano – la città con il maggiore fermento, dinamismo e ricchezza di scena artistica. Sempre più giovanissimi infatti scelgono di andare in laguna a formarsi o si trasferiscono per qualche anno subito dopo gli studi. Che cosa è successo in questo lasso di tempo? Difficile dirlo, ma alcuni elementi sono stati certamente decisivi.

In primis, una rinata e ben diretta Accademia di Belle Arti, dove insegnano artisti del calibro di Giorgio Andreotta Calò, e in cui in questi anni abbiamo assistito al miracolo dell’Atelier F: qui il maestro Carlo Di Raco ha dato vita alla più grande fucina di nuovi pittori del nostro paese. I primi a emergere da questa classe sono state figure come Giulia Andreani (1985), Thomas Braida (1982), Nebojša Despotović (1982), Andrea Kvas (1986), Valerio Nicolai (1988), ai quali negli anni si è aggiunta una lunga lista di altri pittori oggi affermati quali, solo per elencarne alcuni, Runo B (1992), Chiara Calore (1994), Nina Ćeranić (1992), Barbara De Vivi (1992), Daria Dmytrenko (1993), Chiara Enzo (1989), Enej Gala (1990), Iva Lulashi (1988), Alessandro Miotti (1991), Anastasiya Parvanova (1990), Danilo Stojanović (1989), Maddalena Tesser (1992), Maria Giovanna Zanella (1991), fino ai giovanissimi, già ampiamente lanciati, come Nuvola Camera (1998), Tali Dello Strologo (1998), Gaia Gasparetto (2001), Marila Scartozzi (1999). Negli ultimi anni l’Atelier F ha inoltre organizzato workshop estivi che hanno svolto un ruolo fondamentale: non solo hanno permesso agli studenti di lavorare a stretto contatto con i colleghi degli anni precedenti, ma hanno offerto l’opportunità di dipingere su scala monumentale in luoghi unici come Forte Marghera e gli spazi del padiglione Antares al Vega, sempre a Marghera.

Un aspetto peculiare di questa scena è il fatto che si tratti quasi esclusivamente di pittori figurativi: l’astrazione, oggi in grande difficolta a livello internazionale, ha lasciato il posto a una figurazione spesso visionaria, onirica, e in molti casi debitrice del surrealismo. Dai loro percorsi emerge chiaramente come Venezia sia diventata un collettore di molti giovani artisti stranieri, soprattutto dall’Europa dell’Est e, in parte, dalla Cina (un fenomeno questo ormai comune anche ad altre accademie italiane). Si tratta di energia fresca, idee nuove, approcci inediti alla pittura: uno degli elementi fondamentali nel rilancio della città. Venezia appare oggi come un vero laboratorio di pittura, potenziato ovviamente dalla Biennale e dalle moltissime mostre di respiro internazionale che portano continuamente grandi artisti a esporre in città. Questo contesto ha richiamato negli anni anche figure come Paola Angelini (1983), Alessandro Fogo (1992), Sophie Westerling (1985), venuti qui per affinare il loro lavoro, che vanno ad aggiungersi a figure storiche e animatori culturali centrali per la comunità artistica come Michele Bubacco (1983) o Maria Morganti (1965). Sono tutti artisti già affermati sul piano nazionale e, molti di loro, anche internazionale, con gallerie importanti e partecipazioni a manifestazioni del calibro della Biennale.
All’Accademia di Belle Arti si affianca un’università come Iuav, più legata ai nuovi media, allo spazio architettonico e abitativo, e a forme d’arte di matrice più concettuale; da qui sono emersi artisti di assoluto rilievo, come Diego Marcon (1985), e anche molti giovani e bravi curatori. Non vanno inoltre dimenticate le numerose iniziative private di qualità come i Corsi per Pratiche Curatoriali organizzati dalla Galleria A plus A, spazio ibrido e quasi istituzionale, rivolto a italiani e stranieri, che garantisce una base curatoriale e critica attiva e internazionale, fondamentale per i giovani artisti.

La vivacità e l’energia di questa scena si riflettono nella quantità sorprendente di spazi progettuali di qualità nati negli ultimi anni per iniziativa di questa nuova generazione. Ne cito solo alcuni (sui profili social è possibile trovare le informazioni utili): aarduork, Joystick, Osservatorio Sant’Anna, Panorama, terzospazio. A questi si aggiungono i molti studi condivisi da più artisti – spesso a Mestre – che permettono di abbattere i costi, potenziare il network di conoscenze e ospitare progetti. Zolforosso è forse il più grande, dislocato e attivo, ma vale la pena ricordare anche Deposito 2235, Kadabra, Lama Farfalla, Studio Distilleria. Esistono poi alcune realtà ibride e difficili da classificare: Awai; l’ormai storico collettivo Fondazione Malutta, composto soprattutto da pittori; Scafandra, incentrato sulla poesia; e perfino la vetrina di una vineria come Vino Vero, il cui team organizza anche piccole mostre all’osteria Bea Vita. In tutto questo svolge un ruolo fondamentale la raffinatissima casa editrice bruno, che pubblica molti di questi giovani artisti e anima una libreria ricca di titoli italiani e internazionali, con un fitto calendario di eventi.
Sono proprio queste realtà anomale e transdisciplinari che permettono di spaziare, allargare lo sguardo e il campo di azione oltre l’isola centrale di Venezia, raggiungendo luoghi meno battuti dai turisti come Murano, Burano, il Lido e le tantissime isole piccole e grandi, abitate o abbandonate. Qui prendono forma eventi come quelli organizzati da gruppi quali Microclima, che porta performance, suono e arte in contesti spesso difficilmente raggiungibili, e che organizza Cinema Galleggiante, uno schermo cinematografico installato in mezzo all’acqua dalla programmazione di qualità al quale si può accedere con piccole imbarcazioni. Non poteva poi mancare, naturalmente, la ricerca sul cibo: il nome da fare allora è quello di Tocia!, collettivo nomade e itinerante di sperimentazione culinaria in cui l’approvvigionamento delle materie prime svolge un ruolo fondamentale.

Venezia appare così divisa in modo quasi schizofrenico tra questo straordinario laboratorio ultra giovanile e la rete – incentrata sulle superstar dell’arte – di mega fondazioni, gallerie, musei e istituzioni internazionali che hanno aperto in questi anni sulla scia della Biennale. In mezzo – cioè tutto quanto riguarda le istituzioni, gli spazi no profit e le gallerie dedicate alla fascia mid-career dell’arte, che è anche la più cruciale – rimane poco o nulla. Tra le poche eccezioni spicca la Fondazione Bevilacqua La Masa, straordinaria e secolare (nasce nel 1898!), dotata di due bellissimi spazi espositivi e, dopo aver unito le forze con i Musei Civici, di ben 25 studi assegnati annualmente ad altrettanti artisti, che quasi da sola si sobbarca il peso di traghettare le giovani promesse verso una posizione stabile nel sistema dell’arte. A questa negli ultimi anni si sono aggiunti due spazi privati e dalle grandi potenzialità come la Scuola Piccole Zattere e Ocean Space, che organizzano programmi di residenze rivolti sia a italiani sia a stranieri.
Rispetto a città come Milano, più standardizzata, incentrata molto sulle gallerie private e per certi versi forse anche meno internazionale come comunità artistica, sono proprio tutte queste realtà che hanno permesso a Venezia di tornare a essere un grande e diffuso laboratorio di ricerca e produzione artistica e intellettuale. Un risultato tanto più sorprendente se si considera l’aumento dei prezzi e la difficoltà a trovare spazi nella laguna. Ma stiamo parlando di un luogo unico nel panorama nazionale e internazionale, in cui un giovane artista può avere uno studio con i propri colleghi a Mestre, esporre in piccoli spazi progettuali e al tempo stesso partecipare a residenze o a uno dei tanti workshop tenuti da artisti internazionali, trovare facilmente sostegno economico grazie a un lavoro in Biennale, o nei Padiglioni Nazionali, o presso le tante fondazioni, partecipando all’installazione delle mostre, alla produzione di grandi opere, alla realizzazione di opere corali, conoscendo di persona grandissimi artisti e curatori da tutto il mondo, per poi ritrovarli la sera nei molti bar straordinari di una città mai troppo grande o dispersiva in cui è inevitabile incontrarsi. Quale altro luogo può offrire tutto questo?