Open Group, Years. Tenuta Dello Scompiglio, Capannori, Lucca

Open Group, “Years”, 2025. Courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio. Foto di Leonardo Morfini

Difficile è dimenticare Repeat After Me, l’opera firmata dall’Open Group per il Padiglione Polacco della 60. Biennale di Venezia. A quasi due anni da quell’installazione, il gruppo – composto da Yuriy Biley, Pavlo Kovach e Anton Varga e fondato a Leopoli nel 2012 – torna in Italia, questa volta alla Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (Capannori, Lucca), con “Years”, a cura di Angel Moya Garcia. La mostra, inaugurata lo scorso 15 novembre, sarà visibile fino al primo marzo 2026.
Il nuovo lavoro prosegue il percorso avviato dall’opera presentata in laguna. Quando Repeat After Me rappresentò la Polonia alla Biennale, il conflitto russo-ucraino si era ormai trasformato in una guerra di logoramento. L’installazione si configurava come una sorta di karaoke drammatico: i civili ucraini comparivano in video e riproducevano i suoni dei bombardamenti russi, mentre il pubblico in sala era invitato a seguirli, ripetendoli a sua volta.
Oggi, con la guerra ancora aperta e priva di una prospettiva chiara di conclusione, “Years” rimane fedele all’intento che aveva originato l’opera madre: eliminare la distanza tra il pubblico e la narrazione bellica, traslocandolo dal margine, dall’ascolto dei notiziari, da un ideale “lì”, dentro un improvviso e meno rassicurante avverbio: “qui”.

Open Group, “Years”, 2025. Courtesy Associazione Culturale Dello Scompiglio. Foto di Leonardo Morfini

Stavolta il gruppo ucraino assume il medesimo compito tendendo l’indagine verso un vuoto: quello dei numeri mancanti, quello dei conti che non tornano. Le Nazioni Unite lo hanno dichiarato: le vittime reali sono nettamente superiori a quelle stimate. “Years” è un’installazione che proietta nello spazio espositivo le date incise sulle lapidi; e la storia umana dietro queste date inizia nel 2014 con Serhiy Tabala, volontario del Corpo dei Volontari Ucraini, e si conclude con Taras Shpuk “Cherep” (1991-2025), attivista di Maidan ed esploratore delle forze speciali, morto nell’autunno del 2025.
Tra capo e coda di questa catena si dipana una rete di vite, in cui un nome chiama un altro, e questo un altro ancora: compare un cantante lirico, una cecchina, un poeta. E si chiamavano: Vasyl Slipak “Mif” (1974-2016), Yaroslava Nikonenko “Hera” (1983-2019), Maksym Kryvtsov “Dali” (1990-2024). Tra loro si intrecciano altri volontari e combattenti: Dmytro Kolesnikov “Pravyi” (1995-2015), Andrii Kryvych “Dilly” (1999-2018) Andriy Gerhert “Cherven” (1978-2020), Roman Kubyshkin “Sanych” (1974-2021) e  Roman Kosenko “Yashka” (1986-2022).
La guerra cessa di essere solo storia di alleanze internazionali e si rivela nei microliti dell’amicizia, nel tessuto umano fatto di conoscenze, cameratismo e nomi propri. Coi nomi propri “Years” chiama i numeri mancanti e assume ciò che sfugge a quelli già noti: la gravità del tempo, le lacerazioni, le vite perdute e l’assenza che quei dati non possono – e non potranno mai – restituire completamente.

Dal 15.11.2025 al 1.03.2026; Associazione Culturale Dello Scompiglio, Via di Vorno, 67, Capannori (LU); info: www.delloscompiglio.org/it

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