Chalisée Naamani, Wardrobe. Padiglione de l’Esprit Nouveau, Bologna

Chalisée Naamani, You’ll grow into it, 2025. Stivali da cowboy e calzini stampati, giocattolo, fiori artificiali, scarpiera in metallo, 101 × 97 × 47 cm. Courtesy l’artista e Ciaccia Levi, Paris – Milan. Foto di Aurélien Mole

È a Chalisée Naamani che il programma di azioni dal vivo, ormai consueta espressione della partnership tra Arte Fiera e Fondazione Furla, ha rivolto il suo invito. Con Wardrobe, opera inedita ideata appositamente per questa occasione, l’artista franco-iraniana, sotto la curatela di Bruna Roccasalva, Direttrice Artistica della Fondazione Furla, svilupperà, nei giorni della fiera (dal 5 all’8 febbraio in orari prestabiliti) un dialogo serrato con il Padiglione de l’Esprit Nouveau, luogo ospite dell’opera e suo diretto interlocutore.
A riconfigurare la machine d’habiter lecorbusiana in una custodia per indumenti – un wardrobe, appunto – sono pochi elementi di scena: un comune binario per appendere abiti, alcuni copriabito in tweed e un gesto quotidiano, quello dello stirare, compiuto e reiterato all’interno di un intervallo temporale di circa novanta minuti.

Chalisée Naamani, Bunch of Flowers, 2025. Sacchi da boxe fatti a mano, catene, guantoni da boxe, tessuti tradizionali, tessuti vari, perline, ricami, tote bags, fiocchi. Dimensioni variabili. Courtesy l’artista e Ciaccia Levi, Paris – Milan. Foto di Aurélien Mole

Artista nota per i suoi vêtements-images – capi concepiti come dipinti o sculture – Naamani sceglie qui, per la prima volta, di non mostrare l’abito, ma la sua copertura: il copriabito diventa il dispositivo attraverso cui riflettere sui concetti di abito, abitacolo e abitudine. Si attiva così un gioco di rimandi e di scatole: al modernismo architettonico del Padiglione fa eco la linea essenziale del binario; ai copriabito, intesi come seconda pelle, rimandano i vestiti che custodiscono; e, a ritroso, si risale fino alle radici etimologiche del termine garde-robe, che intreccia l’idea di custodia a quella di indumento.

In questo sistema di corrispondenze, il gesto performativo e l’architettura modernista si riconfigurano reciprocamente. La reiterazione del gesto – funzionale, metodica – oscilla tra una pratica di cura quotidiana e la meccanizzazione del corpo, fino a sfiorarne l’alienazione. All’interno di questo spazio domestico trasformato in palcoscenico irrompono anche, in filigrana, i drammatici eventi che attraversano il Paese d’origine dell’artista: l’Iran. Alla luce dell’attuale repressione, i copriabito assumono un’eco inattesa: evocando corpi custoditi e assenti, lasciano affiorare immagini che appartengono con urgenza al nostro tempo.

Dal 5 all’8 febbraio 2026; Padiglione de l’Esprit Nouveau, Piazza della Costituzione 11, Bologna; info: www.artefiera.it www.fondazionefurla.org