Performative Word, Real Joy: John Giorno al MAMbo

John Giorno, Dial-A-Poem, 1968-2012 (qui la versione del 2012). Telefono, lettore di file audio con 200 poesie registrate in formato digitale da 80 poeti. Courtesy of Giorno Poetry Systems

Probabilmente è una mia opinione personale di poeta, ma vedere una sala piena, un museo pieno di persone che si interessano alla poesia è un’occasione rara e preziosa. L’altra sera, all’inaugurazione della mostra “John Giorno: The Performative Word” al MAMbo, ho avuto la netta sensazione che finalmente la gente stesse capendo che la poesia è davvero per tutti. La mostra è la prima retrospettiva istituzionale mai realizzata sull’ampia produzione di Giorno e non solo offre allo spettatore una panoramica generale di tutti i suoi scritti, le sue performance e il suo impegno sociale nel corso della sua vita, ma fa rivivere la gioia e il dolore della sua stessa poesia. Questa vivacità è senza dubbio dovuta in gran parte alla presenza delle voci – la voce di Giorno in diverse forme –, ma anche all’ultima aggiunta al progetto Dial-A-Poem; iniziato nel 1969 con poeti americani, Giorno ha creato una linea telefonica dove chi chiama viene indirizzato a una poesia casuale preregistrata. Ora, componendo il numero +39 051 030 4278, è possibile ascoltare uno dei trentatré poeti italiani selezionati da Caterina Molteni (me compresa). Ciò che il curatore della mostra Lorenzo Balbi è riuscito a fare è davvero notevole, considerando che mostrare il lavoro di un poeta potrebbe risultare austero o difficile. Ma la mostra è calda, accogliente e lascia lo spettatore/ascoltatore pieno di energia.

John Giorno, Dial-A-Poem, 1968-2012. “John Giorno: The Performative Word”, MAMbo, Bologna, 2026. Foto di Ornella De Carlo

John Giorno è nato a New York City nel 1936 e ha trascorso lì gran parte della sua vita. Il suo lavoro e la sua vita attraversano molti dei più importanti punti di svolta culturali del XX e XXI secolo: movimenti artistici, star dei media, guerra, crisi dell’AIDS. Il rapporto di Giorno con questi eventi è chiaramente mediato dal suo amore per la lingua. C’è piacere nel lavoro e nel modo in cui esso continua a vivere. Nel corso della sua carriera Giorno ha utilizzato un numero infinito di metodi e stili per creare poesia: a volte la propria voce e il proprio corpo, a volte frasi rubate dai titoli dei giornali e dalle comunicazioni ufficiali. Il periodo trascorso con Andy Warhol (come mostrato nella mostra attraverso il film Sleep del 1964 in cui Warhol lo riprende mentre dorme) ha lasciato un’impressione significativa: le parole appartengono al dominio pubblico e sono destinate ad essere appropriate e riutilizzate a piacimento.

Veduta dell’allestimento. “John Giorno: The Performative Word”, MAMbo, Bologna, 2026. Foto di Ornella De Carlo

Mentre i dipinti di testo più vecchi utilizzano il bianco e nero e tendono ad essere pieni di frasi taglienti, le opere più recenti sono colorate e lasciano un messaggio di speranza. Ma francamente, trovo più speranza nelle battute maliziose e camp degli anni Sessanta e Settanta. Forse le persone erano meno permalose, forse c’era più spazio per una o due battute crudeli. È in queste opere che vedo una sorta di specchio per la comunità gay, uno scherzo privato che Giorno lascia ai suoi lettori queer. Questo aspetto privato è importante. In una cultura che diventa sempre più omogenea e sempre più ristretta, avere qualcosa di distintamente queer che attraversa il tempo e lo spazio fino al museo di Bologna sembra magico e offre al pubblico un assaggio di un certo tipo di comunicazione – queer, trans, BIPOC – di lunga data: throwing shade. Sono rimasta in quella sala di dipinti ridendo tra me e me, inviando foto agli amici in tutto il mondo, sorridendo. Questi dipinti sono chiaramente il risultato dell’interazione di Giorno con il mondo della Pop Art, ma il loro tono è tutto suo. Sono anche audaci precursori del lavoro di artisti come Jenny Holzer e Barbara Kruger.
Ciò che colpisce di questa mostra è come riveli l’ampiezza e la profondità della poesia di Giorno, rendendo al contempo evidente il suo distacco da qualsiasi scuola o gruppo specifico: era troppo emotivo per gli artisti pop, troppo pop per i Beat o i poeti della New York School, anche se mostra elementi legati a molti di loro. La sua fedeltà rimane al linguaggio, alle possibilità che gli offre e alle gioie che vi trova e che vuole condividere con ciascuno di noi.

Veduta dell’allestimento. “John Giorno: The Performative Word”, MAMbo, Bologna, 2026. Foto di Ornella De Carlo

Giorno Poetry Systems, l’organizzazione no profit fondata dallo stesso poeta nel 1965, ha prestato al MAMbo un’ampia selezione di materiale d’archivio che mostra non solo la prolificità di Giorno, ma anche quanto abbia lavorato e sostenuto altri artisti, in tutti i media, durante la sua vita e oltre. In mostra si trovano dischi, quaderni, molte lettere relative a collaborazioni, foto di Giorno con altri poeti e artisti, una sezione dedicata al suo lavoro per creare una comunità buddista più forte a New York, una sezione dedicata al suo attivismo contro l’AIDS e alla sua filantropia. Tutto questo materiale serve a dimostrare quanto il poeta sia e possa essere parte del mondo, piuttosto che una figura romantica, distaccata ed eterea. John Giorno era davvero un poeta del popolo che lavorava senza paura attraverso diverse forme.

John Giorno, You got to burn to shine, 1989. Acrilico su vinile, 122 × 122 cm. Courtesy Giorno Poetry Systems

Il compito dell’artista è forse sempre quello di lavorare contro e nonostante l’isolamento. Un poeta ha bisogno di sperimentare il mondo, ma anche di trovare il tempo e lo spazio per riflettere su di esso e creare. Credo che per molti questa tensione sia difficile da gestire. Il lavoro di Giorno con altri artisti, almeno per me, sembra il suo tentativo di combattere la sensazione di isolamento che questo mondo può lasciare, un modo per dire “sono qui per te”. Il progetto Dial-A-Poem è un modo per rendere la poesia un’esperienza personale e intima. La sua prima versione è stata lanciata nel 1969 con un ampio ventaglio di poeti statunitensi, ma da allora si è ampliata fino a comprendere iniziative in Francia, Messico, Brasile, Thailandia, Hong Kong, Svizzera e ora anche in Italia. I poeti inclusi nella versione italiana sono: Ubah Cristina Ali Farah, Antonella Anedda, Riccardo Benassi, Tomaso Binga, Vito M. Bonito, Domenico Brancale, Maria Luce Cacciaguerra, Sandra Cane, Marco Ceriani, Giulia Crispiani, Marzia D’Amico, Milo De Angelis, Rita Degli Esposti, Tommaso Di Dio, Caterina Dufì, Carmen Gallo, John Gian, Marco Giovenale, Allison Grimaldi Donahue, Riccardo Held, Wissal Houbabi, Eleonora Luccarini, Valerio Magrelli, Alberto Masala, Enzo Minarelli, Jonida Prifti, Marilena Renda, Federica Scaringello, June Scialpi, Italo Testa, Ida Travi, Patrizia Valduga, Italo Zuffi. Cito tutti questi nomi perché ciascuno di questi poeti merita maggiore attenzione, ma anche per dimostrare la diversità che caratterizza l’esperimento poetry phone. Qui non è rappresentata alcuna scuola o filosofia dominante. La poesia italiana sta vivendo un momento entusiasmante in cui stili e tradizioni diversi possono coesistere e prosperare. Nel cuore della notte potresti chiamare il numero e trovare qualsiasi tipo di versi, espressioni di speranza, tristezza, umorismo, gioco, amore, ma sempre con il calore della voce del poeta.

John Giorno, LIFE IS A KILLER, 1989. Acrilico su vinile, 122 × 122 cm. Courtesy Giorno Poetry Systems


In una sala appartata dal resto della mostra c’è uno spazio buio dove è possibile guardare con calma il video multicanale di Ugo Rondinone in cui Giorno recita la sua poesia Thanx 4 Nothing. Questo video di 24 minuti mostra il poeta che recita una poesia scritta per il suo settantesimo compleanno nel 2006. Rondinone cattura l’energia e l’amore per il mondo di suo marito, cattura i movimenti delicati del suo corpo e la forza della voce del poeta. Potrei guardare questo video all’infinito. La poesia è piena di ironia, onestà e gioia.
Come americana, sono spesso stanca dell’egemonia culturale globale del mio Paese d’origine, forse ora più che mai nella mia vita. John Giorno, invece, rappresenta il meglio di noi, ha l’energia e la voglia di sperimentare del progetto americano, ma niente della sua arroganza. Quando durante Thanx 4 Nothing dice: «thanks for allowing me to be a poet / a noble effort, doomed, but the only choice» [grazie per avermi permesso di essere un poeta / uno sforzo nobile, destinato al fallimento, ma l’unica scelta possibile], si percepisce quanto sia sincero. Trascorrere del tempo in questa mostra significa percepire il potenziale che la poesia ha nella vita di ciascuno di noi, vedere e vivere il mondo con una visione rinnovata, chiedere di più a noi stessi e agli altri, mantenere il nostro senso dell’umorismo. Alla fine Giorno ci ricorda costantemente che la vita è troppo breve per ignorare la poesia che ci circonda.