Maria Balshaw lascia la Tate dopo quasi dieci anni come direttrice

di | 11 feb 2026
Maria Balshaw. Courtesy TATE. Foto di Erdem Moralioglu

Maria Balshaw, direttrice della Tate di Londra, ha annunciato che lascerà il suo incarico nella primavera del 2026. Subentrata nel 2017 a Nicholas Serota, che era alla guida della Tate da quasi trent’anni, Balshaw aveva già diretto la Manchester e la Whitworth Art Gallery.
«Svolgere il ruolo di direttrice della Tate in questi ultimi dieci anni è stato un privilegio assoluto che mi ha dato l’opportunità di lavorare con colleghi e artisti di straordinario talento», ha dichiarato Balshaw in un comunicato. «Con un pubblico diversificato e sempre più numeroso, e avendo già definito un brillante piano per il futuro, sento che questo è il momento giusto per passare il testimone a una nuova direzione, che guiderà l’istituzione nel suo prossimo decennio di innovazione e leadership artistica».
In questi anni Balshaw ha diretto un programma di ampio respiro, con mostre di notevole richiamo come “The EY Exhibition: Van Gogh and Britain” nel 2019, una retrospettiva dedicata a Yoko Ono e “Sargent and Fashion”, entrambe presentate lo scorso anno. Il progetto con cui concluderà il suo mandato sarà la più grande rassegna mai dedicata a Tracey Emin, in programma alla Tate Modern dal 27 febbraio al 31 agosto 2026, di cui sarà co-curatrice.
La Tate ha elogiato gli sforzi di Balshaw, tesi a diversificare il patrimonio museale, incrementare l’equilibrio di genere e ampliare l’orizzonte geografico delle collezioni. Inoltre, con un numero di iscritti pari alle 150.000 unità, la rete di musei inglesi vanta il più ampio programma di membership al mondo. Il presidente della Tate, Roland Rudd, ha definito Balshaw una «pioniera», profondamente impegnata ad ampliare l’accesso all’arte.
«Ha sempre avuto l’incrollabile convinzione che un numero crescente di persone abbia il diritto di sperimentare l’arte in tutta la sua ricchezza e sempre più artisti meritino di far parte di questa storia», ha dichiarato Rudd in una nota. «In quanto “casa” dell’arte britannica e dell’arte moderna e contemporanea internazionale, la Tate è lo specchio del suo pubblico variegato e degli artisti che sono parte della nostra nazione. Attraverso le gallerie, i canali digitali e i progetti organizzati in altre sedi – nel Regno Unito e nel mondo – siamo in grado di coinvolgere un numero di visitatori più ampio che mai. A Maria va il mio più sentito ringraziamento per questi risultati e per tutto il lavoro svolto nell’ultimo decennio».
L’addio di Balshaw avviene in un momento complesso per l’istituzione, che all’inizio di quest’anno ha ridotto il proprio organico di quaranta unità – pari al 7 per cento circa della forza lavoro – attraverso blocchi delle assunzioni, riorganizzazioni e dimissioni volontarie, a fronte di un bilancio in deficit per il 2024–2025. Nel frattempo, il personale ha organizzato scioperi per protestare contro le condizioni salariali e di lavoro. A ciò si aggiunge il dato dell’affluenza dei visitatori, tuttora inferiore ai livelli pre-pandemici: se la Tate Modern registra un calo del 25 per cento, la Tate Britain si attesta su un – 32 per cento e la Tate St Ives su un – 37 per cento.
L’aumento delle presenze sarà una delle principali priorità per chiunque subentrerà a Balshaw. Un’altra sfida cruciale sarà ottenere i finanziamenti. Su questo fronte, tuttavia, la pressione è stata in parte attenuata dal lancio, avvenuto a giugno, di un fondo di dotazione volto a garantire la stabilità finanziaria a lungo termine dell’istituzione, su ispirazione dei modelli adottati dai musei statunitensi. Il fondo, denominato Tate Future Fund, ha già raccolto almeno 50 milioni di sterline.

Da «ARTnews US».

Per saperne di più

George NelsonMaria BalshawTATE