La House of Electronic Arts di Basilea e la Tezos Foundation insieme per la conservazione dell’arte digitale

Molte persone considerano ancora la blockchain solo come una parola che va di moda, ma per la House of Electronic Arts (HEK) – il museo di Basilea dedicato alla cultura digitale, alla media art e alla tecnologia – e per la Tezos Foundation rappresenta uno strumento essenziale per ampliare l’esperienza museale e favorire il rapporto tra artisti e pubblico. Le due istituzioni hanno annunciato di recente una partnership annuale che integra mostre virtuali e fisiche, workshop e iniziative a lungo termine dedicate alla conservazione dell’arte digitale.
La collaborazione tra HEK e Tezos inizia nel 2022, anno in cui il museo ha espresso pubblicamente la volontà di adottare blockchain e Web3 come strumenti a sostegno dell’arte e dei media digitali. L’infrastruttura Tezos opera come un ecosistema digitale che permette ad artisti, curatori e istituzioni di creare, esporre, vendere e conservare opere d’arte attraverso la blockchain.
«ARTnews» ha approfondito la partnership tra le due realtà intervistando Aleksandra Artamonovskaja, responsabile arte di TriliTech, il polo di ricerca e sviluppo di Tezos con sede a Londra. TriliTech è il team del sistema Tezos dedicato all’innovazione, allo sviluppo tecnico e a iniziative di più ampia portata, inclusi programmi legati all’arte digitale e alla cultura. «Il nostro obiettivo primario è la crescita, l’attuazione e la formazione: portare più persone nella blockchain attraverso nuove esperienze significative», ha affermato. «Ma la sola crescita non basta, ci stiamo anche chiedendo: che cos’è davvero il successo per l’economia creativa?».
Il fulcro della partnership nel 2026 ruota attorno a due mostre ospitate su virtual.hek, piattaforma online di HEK, a cui si affianca una presentazione all’aperto presso il museo, che si svolge durante Art Basel. Il programma coinvolge sei artisti internazionali attivi nelle pratiche digitali basate su blockchain: le loro opere saranno presentate in collaborazione con Objkt, marketplace sviluppato sulla blockchain Tezos. Artamonovskaja ha però precisato che il progetto non si esaurisce nelle opere: «Uno degli aspetti più importanti del nostro lavoro è riunire talenti di livello internazionale per promuovere esperienze ibride». «Tutto ciò è in linea con le iniziative che la Tezos Foundation sostiene da anni, inclusa la nostra partnership di due anni con il Museum of the Moving Image (MoMI), incentrata sulla blockchain come medium».
L’obiettivo, ha spiegato, è creare una sorta di «museo senza muri». Le mostre online permettono ai curatori di mettere in evidenza artisti che potrebbero non avere accesso agli spazi istituzionali, mentre la presentazione all’aperto di Basilea estende l’esperienza alla sfera pubblica. E non si tratta solo di visibilità, la partnership include anche chioschi e workshop in loco, offrendo ai visitatori opportunità pratiche per comprendere meglio NFT, blockchain e proprietà digitale. «La formazione è un punto cruciale», ha detto Artamonovskaja. «È necessario avere delle basi in materia per comprendere pienamente e interagire con opere che usano la blockchain come componente integrante».
Sostenibilità e impatto nel lungo periodo restano priorità centrali. HEK partecipa a EU COST Action EMBARK e coordina, allo ZKM di Karlsruhe (Germania), una scuola di formazione internazionale dedicata alla conservazione degli NFT. L’iniziativa punta a fornire ai professionisti competenze utili a preservare nel tempo le opere basate su blockchain, tema che Artamonovskaja considera cruciale. «Storicamente i sistemi tradizionali delle gallerie hanno faticato a sostenere la “lunga coda” degli artisti: autori emergenti, artisti ibridi e profili che non rientrano in categorie consolidate», ha osservato. «La blockchain ha offerto una risposta a una questione aperta da tempo: come attribuire proprietà e valore a un’opera di natura digitale?».
Per Artamonovskaja, l’aspetto più stimolante sta nella comunità e nel dialogo che la blockchain rende possibile. Ha osservato che circa la metà dei collezionisti presenti sulle piattaforme che utilizzano la blockchain di Tezos, come Objkt, è composta da artisti, favorendo una cultura di supporto reciproco e scambio creativo. «Un modello di mecenatismo di questo tipo è raro in altri mercati dell’arte», ha sottolineato «Il dialogo condiviso va oltre le transazioni finanziarie e crea spazi di connessione e scambio culturale».
La partnership HEK-Tezos riflette anche la missione più ampia di TriliTech di colmare, su scala globale, il divario tra mondo dell’arte digitale e di quella fisica. Accanto al programma di Basilea, Artamonovskaja e il suo team continuano a organizzare incontri internazionali, mostre e iniziative formative, con l’obiettivo di mostrare al pubblico quale potrebbe essere il futuro dell’arte digitale – vissuto, esperito e mediato attraverso le istituzioni. Lo scorso novembre, per esempio, ha svolto un ruolo chiave nell’organizzazione di Art on Tezos Berlin, evento di tre giorni dedicato alla celebrazione dell’arte digitale, dell’IA e dell’arte generativa sulla blockchain Tezos. «In definitiva, si tratta di formazione», ha detto, «cioè di aiutare le persone a capire quale potrebbe essere davvero il nostro futuro digitale attraverso l’esperienza artistica vissuta».
Artamonovskaja guarda con fiducia al futuro dell’arte digitale; tuttavia la cancellazione, lo scorso anno, di appuntamenti come NFT Paris – considerata la principale conferenza europea dedicata a Web3, NFT e proprietà digitale – solleva un interrogativo: in che misura questo segnale riflette la reale salute del mercato?
«Penso che ci sia un equilibrio tra vecchie e nuove realtà che entrano in scena, come Zero10 (la nuova piattaforma di Art Basel per l’arte dell’era digitale), che è un segnale molto più forte per l’arte digitale rispetto a NFT Paris», ha detto. «Quello a cui stiamo assistendo ora è una fase di consolidamento, in cui sta emergendo un approccio più riflessivo e strutturato all’arte digitale. Un altro esempio è l’introduzione dell’opera blockchain di Robert Alice nell’asta serale premium di Sotheby’s, a New York lo scorso autunno. Inoltre, fino a qualche anno fa c’era una sola galleria d’arte digitale nel Lower East Side, mentre ora ce ne sono almeno tre. La costruzione del Digital Art Museum di Amburgo è un altro segnale incoraggiante per il mercato».
Da «ARTnews US».