Le azioni di LVMH crollano dell’8%: il settore del lusso fatica a riprendersi

di | 18 feb 2026
Il Vicepresidente e Amministratore Delegato di Christian Dior SE, Antoine Arnault (a sinistra), e suo padre, l’Amministratore Delegato di LVMH, Bernard Arnault. Foto di Ludovic MARIN / AFP via Getty Images

Le difficoltà di LVMH nell’ultimo trimestre hanno provocato un nuovo scossone nel mondo del lusso, confermando quanto resti fragile qualsiasi ipotesi di ripresa per un settore che continua a misurarsi con le tensioni geopolitiche, la prudenza dei consumatori e una progressiva riduzione dei profitti. 
Il mese scorso le azioni del conglomerato francese sono scese di circa il 7%, dopo la pubblicazione dei risultati del quarto trimestre, come reazione degli investitori ai margini inferiori rispetto alle aspettative e a una prospettiva molto prudente espressa dal vertice del gruppo. Il calo si è propagato all’intero settore, trascinando al ribasso i titoli del gruppo Kering (cui appartiene anche Gucci), di Moncler e di Hermès, con flessioni comprese tra il 2% e il 5%. Una circostanza che mette in luce una volta di più il ruolo di LVMH come indicatore di riferimento per il lusso globale, la moda e più in generale l’economia culturale che il gruppo contribuisce a modellare. 
Durante il trimestre, LVMH ha registrato un aumento dell’1% delle vendite organiche, raggiungendo i 22,7 miliardi di euro e proseguendo il modesto slancio del periodo precedente. I numeri non hanno comunque soddisfatto le aspettative, soprattutto dopo i commenti più ottimistici sulla Cina espressi dai concorrenti Richemont e Burberry. Sebbene LVMH abbia dichiarato una crescita delle vendite in Cina, gli analisti hanno definito la ripresa poco convincente, in particolare alla luce delle speranze che una ripresa della domanda nella regione potesse innescare una svolta più ampia. 
Nella conferenza stampa successiva alla diffusione dei risultati, il presidente e amministratore delegato Bernard Arnault si è espresso con estrema cautela. Le crisi geopolitiche, l’incertezza economica e la volatilità delle politiche governative, ha detto, rendono difficile formulare previsioni affidabili sull’anno a venire. Arnault ha inoltre confermato che il gruppo continuerà a gestire con rigore i costi nel 2026, segnalando che la priorità immediata resta la conservazione, più che l’espansione. 
La pressione è risultata più evidente nella divisione moda e pelletteria di LVMH – che comprende Louis Vuitton e Dior ed è responsabile di oltre la metà dei profitti del gruppo – dove l’utile operativo è diminuito del 13%. Le vendite di abbigliamento e borse sono calate del 3% nel quarto trimestre, deludendo gli analisti che speravano in una ripresa guidata proprio da questa categoria. La combinazione tra i dazi statunitensi, la debolezza del dollaro e il rallentamento della domanda ha pesato sui margini dell’intero gruppo, complicando gli sforzi per riattivare la crescita senza ulteriori aumenti dei prezzi. 
Gli altri comparti restituiscono un quadro contrastante: orologi e gioielli (inclusa Tiffany & Co.) si sono distinti con vendite organiche in crescita dell’8%; il comparto vini e distillati – pur rappresentando una quota relativamente ridotta dei ricavi complessivi – ha invece sollevato nuove preoccupazioni dopo un netto calo del reddito operativo, colpito dalla diminuzione delle vendite di cognac sia in Cina sia negli Stati Uniti. 
La direttrice finanziaria Cécile Cabanis ha riconosciuto che sarà necessario un ulteriore incremento delle vendite, sottolineando una strategia duplice incentrata sulla riattivazione della domanda e sul mantenimento della disciplina sui costi. «Abbiamo bisogno di crescita», ha dichiarato, «e ci concentreremo sul rimettere in moto la crescita e sul gestire con rigore i costi». 
Resta da capire in che modo il crollo delle azioni di LVMH influenzerà il crescente orientamento delle case d’asta verso il mercato del lusso. Le vendite consolidate nel settore luxury di Sotheby’s hanno superato i 2 miliardi di dollari nel 2024, pari a circa un terzo dei 6 miliardi di dollari complessivi registrati dalla casa d’aste nello stesso anno. Il risultato è triplo rispetto al totale del lusso nel 2019 e rimane il dato più alto del settore. Per quanto riguarda Christie’s, nel 2024 la casa ha incassato 468 milioni di dollari dalla vendita di borse, gioielli e orologi, pari a circa il 22% dei 2,1 miliardi di dollari complessivi. Si tratta di un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. 

Da «ARTnews US».

Per saperne di più

Antoine ArnaultBernard ArnaultDiorGeorge NelsonLouis VuittonLVMH