L’arte è resistenza? René Francisco al Kunst Meran Merano Arte

René Francisco, Ritratto. “Cómplice”, Kunsthaus Merano, 2026. Foto di Ivo Corrà

I grandi cambiamenti che intrecciano politica internazionale, appartenenze identitarie, dinamiche di potere e questioni sociali sono legati da una forma di simultaneità universale: ogni nuovo equilibrio si riflette istantaneamente in tutto il mondo, coinvolgendo sia la dimensione individuale che quella collettiva. Nonostante gli scenari siano notevolmente diversi, nessuna semplificazione riuscirebbe a svelare le innumerevoli interazioni, in quanto ogni aspetto è naturalmente partecipe dell’altro. Così l’idea che l’arte si alimenti “uscendo fuori da sé” rispetto ai classici schemi d’azione, unendo diversi ambiti disciplinari e intrecciando sviluppi, equilibri sociali e pedagogici è un fattore rischioso per un artista, in quanto tale apertura tra generi e discipline potrebbe compromettere l’equilibrio di un’intera ricerca. Perciò, la domanda che sorge spontanea è capire come pensa, studia e soprattutto come agisce nell’operativo un artista che vive intrecciando queste relazioni. Delle considerevoli e in gran parte esaustive risposte si possono apprendere dalla mostra dedicata a René Francisco (Holguín, Cuba, 1960), intitolata “Cómplice”, attualmente in programmazione presso Kunst Meran Merano Arte fino al 25 maggio 2026, nell’ambito dell’iniziativa di ricerca curatoriale The Invention of Europe: a tricontinental narrative (2024-2027), ideata e curata da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi. Il progetto, ormai giunto al termine del secondo anno, in questa fase è volto a riscrivere la narrazione dei rapporti tra Europa e le Americhe in chiave decoloniale. In mostra oltre quarant’anni di ricerca e sperimentazione dell’artista, con opere che spaziano dall’installazione alla fotografia e al video, accanto a pratiche più convenzionali come pittura, scultura e disegno, tutte sottoposte a un processo di radicale ridefinizione. Nell’intenzione dei curatori di non costruire un percorso cronologico e tematico, bensì proporre un itinerario liberamente percorribile, segnato dal continuo slittamento tra i diversi media, l’allestimento è stato concepito per distribuirsi negli spazi delle sale museali in modo tanto organico quanto dinamico. Tutto ciò lascia emergere un meccanismo di ricerca ipertestuale di René Francisco, frammentato e fluttuante nella multimedialità, finalizzato a creare nuove modalità espressive. In effetti, ripensare la collettività indurrà Francisco ad allontanarsi dalle aule che gli erano state affidate durante gli anni di insegnamento presso l’Istituto Superiore d’Arte (ISA), muovendosi con gli studenti nel territorio cittadino ed esplorando la storia sociale di Cuba negli anni Novanta, immergendosi così nei gesti, nelle abitudini, negli sguardi, nei comportamenti e nelle problematiche di chi lo abitava.

René Francisco, Transformer, 2024.“Cómplice”, Kunsthaus Merano, 2026. Courtesy dell’artista. Foto di Ivo Corrà

Sebbene l’idea che l’arte raccolga linfa vitale da diversi ambiti disciplinari fosse stata teorizzata da John Dewey (L’arte come esperienza, 1934), in realtà sarà l’arte relazionale teorizzata da Nicolas Bourriaud (Esthétique relationnelle, 1998) a trarre spunto dalla pratica di Francisco, già in corso negli anni Ottanta. Ne emerge uno studio davvero rivoluzionario e impegnato, come dimostra l’ideazione della Pragmática pedagógica, approccio educativo sperimentale che coniuga assieme arte, pedagogia e impegno collettivo, riconoscendo alle attività creative un peso storico e una funzione di massima necessità sociale. Da quella esperienza derivano le opere, Manifesto Ocasional (1990) e le due sedie che reinterpretano la gerarchia tra docenti e studenti, La Silla (1990) e Aula a la intemperie (2011).

René Francisco, Transformer, 2024. “Cómplice”, Kunsthaus Merano, 2026. Courtesy dell’artista. Foto di Ivo Corrà

È inevitabile notare come la pedagogia rappresenti quindi per Francisco il più grande stimolo di avanzamento e risorsa creativa, trasformando di conseguenza l’habitat cittadino dell’Avana in un ambiente immersivo per gli studenti, favorendo così modalità di pensiero alternative, assieme a nuove ritualità di insegnamento. In questo contesto, Francisco crea opere luoghi-eventi, collegandoli tra loro anche negli anni successivi, rivalutando il principio della processualità, aggiornandosi e adattandosi a nuovi contesti e alle informazioni raccolte. Ed è proprio la pedagogia a dare avvio al percorso della mostra, con la scultura monumentale Cobijo (2025) raffigurante l’Alma Mater, icona della sapienza, il cui corpo è composto da cuscini che richiamano la protezione dei monumenti in caso di guerra. La scelta di aprire il progetto con quest’opera sottolinea l’autorevolezza delle realizzazioni di Francisco, capace com’è di nutrirsi di studi filosofici, sociali e approfondimenti storici tali da permettergli di raggiungere una libertà critica e creativa senza rimanere intrappolato in sistemi ristretti se non circoscritti. Incrociando sensibilità collettive ed esigenze territoriali come l’artista fa, ogni lavoro non risulta avulso dall’ambiente che lo genera.

René Francisco, Cobijo, 2025. “Cómplice”, Kunsthaus Merano, 2026. Courtesy dell’artista. Foto di Ivo Corrà 

In questo contesto torna preminente l’indagine sugli spazi abitativi come nel caso di Intercambio Buena Vista (2007-2009), edificio costruito nel 1920 all’Avana e seppur in stato fatiscente ancora abitato dai fratelli Emilio e José A. Trevilla. Nei video, nella documentazione fotografica e nelle opere scultoree il senso dell’abitare incontra il potere dell’immaginazione e del desiderio, stimolato come risulta dalla semplice domanda rivolta ai fratelli «come vorresti che fosse la tua casa?». Tale questione, apparentemente semplice, sfiora anche il tema dell’utopia non solo in relazione alla necessità della dignità individuale, ma soprattutto rispetto alla capacità di resistenza e concreta azione di cambiamento a condizioni di vita davvero precarie, questioni spesso affrontate dall’artista come nei video Patio de Nin (2004-2005) e Agua Benita (2008).

René Francisco, Intercambio Buena Vista, 2007-2009. “Cómplice”, Kunsthaus Merano, 2026. Courtesy dell’artista. Foto di Ivo Corrà 

Tutto ciò fa sorgere una domanda di grande rilevanza: all’interno di questa rete di complicità creative di Francisco, che gli ideatori hanno ricostruito con tanto acume pari alla cura, l’atto di creazione può essere considerato – come suggeriva Gilles Deleuze (Qu’est-ce que l’acte de création?, 1987) – un atto di azione e quindi una forma di resistenza rispetto a una determinata situazione? Ebbene, la risposta affermativa trova spazio nel pensiero di René Francisco che nel Manifesto Ocasional sosteneva come «l’arte è un fenomeno irriducibile: la comunione biologica, preceduta da un rito, è al contempo immagine e azione».

René Francisco, CLASSPOOL, 2010. Nuevo Vedado, La Habana. Courtesy dell’artista. Foto di Adolfo Izquierdo

Dal 21 febbraio 2026 al 25 maggio 2026; Kunst Meran Merano Arte | Merano, Via Portici, 163, 39012 Merano, BZ; info: www.kunstmeranoarte.org