UNAROMA. Piano sequenza su una città

“UNAROMA”. Veduta dell’allestimento. MACRO, Roma, 2025. Courtesy MACRO, Roma. © Foto di OKNOstudio

“UNAROMA” ha inaugurato la nuova stagione del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma presentandosi come un piano sequenza sulla scena artistica contemporanea di Roma e proiettando le visioni di oltre settanta artiste e artisti su un green screen cinematografico.
Il progetto nasce dal dialogo tra la nuova direzione di Cristiana Perrella e l’esperienza curatoriale di Luca Lo Pinto, segnando una continuità e allo stesso tempo un passaggio di testimone nel rapporto tra museo e città. Roma non viene assunta come tema da rappresentare né come scena da mappare, ma diventa una condizione da attraversare per interrogare pratiche, relazioni e forme di produzione culturale che negli ultimi anni ne hanno ridefinito il tessuto contemporaneo.

“UNAROMA”. Veduta dell’allestimento. MACRO, Roma, 2025. Courtesy MACRO, Roma. © Foto di OKNOstudio

Cristiana Perrella legge questo momento come il risultato di un cambiamento profondo, in cui la città ha espresso un bisogno inedito di comunità, scambio e condivisione. «Molti artisti e operatori culturali hanno scelto di aprire spazi propri o di cercarne di comuni, spesso senza attendere l’intervento del mercato o delle istituzioni». È da questa energia dal basso che prende forma la mostra, e da una domanda che ne orienta l’impianto: «Cosa può fare il museo per la città e che museo vuole la città?». “UNAROMA” ha l’intento di restituire la specificità di un modello che, nella sua complessità e apparente caoticità, assume una rilevanza che va oltre il contesto locale per la sua permeabilità dello spazio pubblico, che consente azioni molteplici.
Secondo Luca Lo Pinto «la mostra ha l’ambizione di abbracciare linguaggi e contesti diversi mettendoli in relazione al museo sia su un piano spaziale che identitario. Piuttosto che forzare tutto a stare su una stessa traiettoria, si è cercato di pensare alle migliori modalità di esposizione e fruizione per i contenuti».
Rispondendo a questa esigenza il progetto si articola in tre sezioni: SET, una collettiva le cui opere si dispongono lungo una linea verde secondo un criterio associativo, superando le divisioni tematiche o cronologiche; LIVE, in cui gli interventi di artisti e artiste che lavorano con pratiche time-based e di realtà curatoriali e editoriali si susseguono ogni settimana all’interno di una scenografia concepita come un set filmico; OFF, che espande la mostra fuori dal museo, invitando alcuni spazi indipendenti della città a presentare progetti nelle loro sedi con un sostegno alla produzione.

“UNAROMA”. Veduta dell’allestimento. MACRO, Roma, 2025. Courtesy MACRO, Roma. © Foto di OKNOstudio

«Ci sembrava un atto di appropriazione incamerare queste presenze all’interno dell’istituzione», spiega Perrella, sottolineando invece l’importanza di dare visibilità alla rete di spazi e presidi culturali del territorio. Nell’architettura del progetto, i curatori hanno «cercato di scegliere artisti in base alla necessita di raccontare una visione anziché celebrare tendenze» dando per questo, nonostante l’ampiezza e la complessità dell’oggetto, «priorità alla scrittura espositiva provando a fare scelte trasversali ed evitando ogni forma di retorica», continua Lo Pinto. In questo senso, la metafora del green screen, a partire dalla quale lo studio di architettura Parasite 2.0 ha progettato l’allestimento, permette di «immaginare l’intera mostra come una carrellata di opere diverse “costringendole” a convivere su uno stesso spazio per far sì che una moltitudine si potesse manifestare all’unisono».
Il piano sequenza per raccontare questa polifonia è stato scelto, racconta Perrella, perché «è una modalità registica che vive di flusso, accogliendo nell’inquadratura cose che magari non era previsto che entrassero». Attingendo dal cinema la magia di qualcosa che accade in uno spazio-tempo, con “UNAROMA”, tra performance, cinema, musica, poesia e arti visive che si contaminano reciprocamente, riapre il museo d’arte contemporanea della città, non fissando Roma in un’immagine definitiva, ma esponendosi al suo movimento continuo.