Archetipi e riflessi: Cartier e il mito ai Musei Capitolini

Cartier Paris, Collana egiziana, 1927-1928. Platino, oro, maiolica egiziana blu, diamanti, zaffiri, smeraldi, corniola, turchesi, onice. Proveniente dallo stock di apprêts di Louis Cartier. Foto Nils Herrmann, Collection Cartier © Cartier

Mito e mimesi sono gli elementi cardine della mostra “Cartier e il Mito”, in programmazione fino al 15 marzo 2026 ai Musei Capitolini di Roma. Per la prima volta gli spazi espositivi del Palazzo Nuovo in Campidoglio ospitano un progetto che intende raccontare il dialogo tra la creazione dei gioielli, in gran parte provenienti dall’heritage Cartier Collection di Parigi, e una selezione di reperti antichi, tra cui le statue appartenute al cardinale Alessandro Albani, opere in prestito dalla Sovrintendenza Capitolina, da istituzioni italiane e internazionali, oltre che da collezioni private.
L’esposizione, curata dalla storica del gioiello Bianca Cappello, dall’archeologo Stéphane Verger e dal Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce, propone una ricostruzione storica basata su uno studio iconografico che consente di comprendere come gli artigiani Cartier, ispirandosi all’immaginario classico, abbiano costruito un vocabolario visivo di forme decorative inedite. Attraverso un accurato dialogo tra fonti antiche e manufatti – assieme alle fasi preparatorie del gioiello, come studi grafici e calchi in gesso – il percorso della mostra permette di riconoscere e comprendere quali siano stati i motivi ispiratori degli artigiani, capaci di reinterpretare il passato in chiave moderna. Proprio per questo suggestivo approccio verso l’antico vennero introdotti nuovi materiali, come il platino, più leggero e malleabile, che rese possibile la creazione di preziose tiare e altri gioielli di ispirazione classica. Emergono così forme armoniose in cui bracciali, pendenti, orecchini e spille diventano espressione di una poesia formale, specchio di un tempo, che trova nel dialogo con il passato la chiave del cambiamento. Soggetti tratti dal Mosaico delle colombe di Plinio o dai frammenti del frontone del Tempio di Giove Capitolino dei primi decenni del VI secolo a.C. vengono reinterpretati in bracciali e monili, a conferma che la storia continua nel tempo a intrecciarsi armoniosamente.

Mosaico delle Colombe, fine I secolo a.C. Mosaico proveniente da Villa Adriana, Tivoli (1737). Musei capitolini, Palazzo Nuovo, Roma.
Inv. S 402. © Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, foto di Z. Colantoni 

Ad arricchire l’apparato storico della mostra figurano anche documenti provenienti dall’Archivio Cartier, a testimonianza del primo viaggio in Italia nel 1923 del fondatore Louis Cartier, il quale visitò numerose città e mostrò un particolare interesse verso l’antico, tanto che sin dalle origini della Maison, invitò gli orafi a consultare i volumi della propria biblioteca per studiare le opere d’arte. Questa singolare e appassionata ricerca portò anche a una felice reinterpretazione artigianale di personaggi tratti dalle divinità della mitologia greca e latina. Infatti, nel percorso espositivo si rivela di grande interesse l’approccio dialogico proposto tra le sculture del Palazzo Nuovo e le creazioni Cartier. Ne è un esempio la sala del Fauno che ospita la scultura in marmo rosso di Dioniso, simbolo di ebbrezza e alterità, in cui sono esposti eleganti manufatti raffiguranti la pantera, animale che la mitologia greca rimanda al mondo di Dioniso stesso. Eppure, dalla mostra emerge un punto di vista ancor più profondo rispetto al semplice motivo d’ispirazione: nell’antichità le statue, così come i gioielli in epoca moderna e contemporanea, sono segni di appartenenza a un determinato status sociale. Questi manufatti artistici conferivano identità e distinzione, esprimendo dall’esteriorità la cultura dell’individuo. Così il progetto, oltre a rievocare e ricostruire, apre una questione di grande rilevanza verso una narrazione tanto sociale quanto collettiva. In tal caso è particolarmente significativo il rapporto tra la scultura raffigurante l’impetratrice Elena, madre di Costantino, e un gruppo di gioielli del Novecento ispirati ai monili indossati dalle matrone romane a narrare l’origine del senso classico della donna moderna. Questa scelta, oltre a indagare l’origine della tendenza a definire il ruolo sociale attraverso l’aspetto fisico, costituisce la traccia portante dell’intera mostra, ponendo criticamente e coraggiosamente a confronto l’origine decorativa del gioiello, il suo valore simbolico, quale espressione di un’abitudine culturale e delle estetiche della mitologia di tradizione classica.

Cartier Parigi, Spilla-pendente, eseguita su ordinazione nel 1922. Platino, diamanti, corallo, onice. Foto Nils Herrmann, Collection Cartier © Cartier

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