Tra Roma e Parigi, a cura di Maria Alicata. Teatro della Cometa, Roma

Marinella Senatore, The Theatre of Commons, 2026. “Tra Roma e Parigi”, Teatro della Cometa, Roma

In occasione del 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, il Teatro della Cometa inaugura un progetto espositivo che accompagna l’apertura della nuova stagione concertistica e teatrale. La mostra “Tra Roma e Parigi”, costruita a partire dai materiali d’archivio del teatro, selezionati e curati da Maria Alicata, prende avvio nel foyer con The Theatre of Commons, intervento site-specific di Marinella Senatore, a cura di Paola Ugolini.
L’installazione si compone di una serie di banner ricamati a mano, con iconografie estratte dai documenti storici relativi alla Cometa e alla vita che preparò l’orizzonte culturale della sua fondazione. È un archivio di stoffa, un patchwork di scenografie teatrali, scritte prelevate da locandine dell’epoca e figurine nere disposte dentro campiture monocromo. Queste sagome potrebbero essere quelle di Valéry o Morandi, Cocteau o Moravia, e ancora Gide o Stravinsky: si potrebbe andare avanti all’infinito in questo gioco di immaginazione perché, nella loro anonimia, rappresentano in sé stesse quel felice mondo di reti umane che resistette al prima e al dopo della Seconda guerra mondiale, soprattutto grazie alla figura di Mimì Pecci Blunt, la contessa romana che, con la sua sola postura intellettuale, riuscì a gettare le basi di un ponte culturale duraturo tra Parigi, che la formò dal 1919, e Roma, la sua città natale.
Per riattivare questo quadro imprescindibile dell’Italia dello scorso secolo, Marinella Senatore ha  valorizzato l’archivio non solo da un punto di vista iconografico ma anche attraverso una soluzione formale: quella dei banner in stoffa che, richiamando le bandiere esibite dalla cittadinanza durante le feste  medievali, trasformano il foyer in una pubblica piazza. Come ha affermato: «Ho voluto convertire lo spazio in una piazza per mettere in luce un aspetto fondamentale e originario che Mimì volle per il suo teatro e che oggi Maria Grazia Chiuri, alla guida della nuova gestione, vuole mantenere intatto: quello di essere uno spazio aperto alla comunità. Per questo mi sono ispirata alla tradizione dei gonfaloni italiani e degli stendardi francesi, legati alla memoria civica e alle feste popolari. Il tessile diventa così un manifesto delle persone che parla di comunità alla comunità».
La comunità evocata dai banner va però ben oltre il riferimento ai contesti storici. I gonfaloni, infatti, sono stati realizzati dagli atelier della scuola di ricamo Chanakya di Mumbai, con cui Maria Grazia Chiuri intrattiene da anni una collaborazione. «In India», ha ricordato la curatrice, Paola Ugolini «il ricamo di alto livello è un mestiere che viene tramandato di padre in figlio. È tradizionalmente un mestiere maschile: le donne rammendano, ma non fanno ricamo. Grazie alla visionarietà di Karishma Swali, che oggi dirige Chanakya insieme al fratello, è stata fondata una scuola aperta alle donne al di là dell’età, del credo religioso e dell’etnia. Qui possono apprendere le basi e progredire fino a padroneggiare il mestiere. La scuola è fondamentale perché permette alle donne di avere una fonte di reddito e quindi una possibilità concreta di emancipazione». Questa scelta di collaborazione si inscrive in continuità con la pratica della Senatore che, dal 2006, coniuga arte e attivismo in una ricerca di impronta femminista volta a destrutturare le gerarchie di potere, favorendo la cooperazione. 

Marinella Senatore, The Theatre of Commons, 2026. “Tra Roma e Parigi”, Teatro della Cometa, Roma

Emblematico esempio di empowerment femminile, The Theatre of Commons – attraverso la sua singolare fattura, l’iconografia in dialogo con l’archivio e il richiamo tipologico ai gonfaloni della tradizione italiana – concorre a riattivare i valori comunitari della Cometa insieme ai documenti che Maria Alicata ha esposto all’interno del teatro. 
La mostra d’archivio, in cui è immersa The Theatre of Commons,  comincia nel corridoio d’accesso al teatro. I bozzetti di Tommaso Buzzi, realizzati tra il 1957 e il 1959, mostrano il progetto di un teatro che di lì a poco avrebbe portato nella Roma degli anni Sessanta una cultura aperta alle avanguardie. 
Nel foyer, la locandina del concerto inaugurale, datata 1959, porta il nome di Arturo Benedetti Michelangeli per l’esecuzione di Ravel e Debussy. La presenza, al battesimo della Cometa, di questi due autori, tra i più rappresentativi della tradizione musicale francese, testimonia come questo spazio fosse stato concepito, fin dalle origini, come cerniera artistica tra i due Paesi in cui la sua fondatrice era cresciuta. Nei corridoi delle gallerie, altre tracce della medesima serata: il programma redatto da Remigio Paone, direttore artistico del teatro dal 1959 al 1969, e il telegramma con cui lo stesso annunciava a Mimì il successo straordinario del concerto. Poi si legge un articolo di Irene Brin, che menziona vari teatri, ma indica solo la Cometa tra quelli italiani; e affianco, uno stralcio di giornale con la rassegna stampa della Cometa, redatto da Mimì in persona per «Le Figaro», di cui all’epoca era corrispondente. La sua calligrafia, a margine o sul retro di ogni documento, è piena manifestazione di quella sua felice intuizione che le permise di archiviare instancabilmente ogni traccia, permettendo a noi, oggi, di leggere a vivo il  reticolo di alleanze culturali che accese nel corso della sua vita. 

Gino Severini, Testa maschile, 1938. Veduta dell’allestimento, “Tra Roma e Parigi”, 2026. Teatro della Cometa, Roma

Il secondo e ultimo nucleo della mostra apre uno squarcio sulla vita di Mimì antecedente alla fondazione del teatro. Un grappolo di opere ricorda quegli anni romani, appena prima della Seconda guerra mondiale, quando la mecenate, insieme a Libero De Libero, fondò in via Tor de’ Specchi la Galleria della Cometa (1935‑1938). La galleria inaugurò in piena epoca fascista. «Il Tevere» e il «Quadrivio», giornali locali, bollavano lei e gli artisti esposti sotto l’infausto titolo di “arte degenerata”; di quell’arte si ritrovano oggi tracce nel percorso espositivo, dal décollage di Mimmo Rotella al dipinto di Cagli – primo artista con cui la galleria aprì i battenti – fino a un mosaico che porta la figura di un volto in stile ravennate di Gino Severini. Di quest’opera ce ne parla Alessandra Franchina, bisnipote dell’artista e curatrice dell’archivio Severini‑Franchina: «Il mio bisnonno era sposato con una donna francese e quindi anche lui ha vissuto, come Mimì, una vita divisa tra l’Italia e Parigi. Per realizzare la serie musiva di cui questo pezzo fa parte andò a bottega dai maestri mosaicisti di Ravenna. Ma il modo in cui ha distribuito le tessere e gestito il colore mostra un’altra grande influenza,  quella che ha esercitato su di lui Seurat e lo studio delle leggi dell’ottica». Questo mosaico, insieme ad altri, venne esposto nella galleria della Cometa nel 1938. Poco dopo la galleria cessò la sua attività per via delle pressanti leggi razziali. Cagli e Mimì, insieme al marito, si rifugiarono in America.
Il 1938, anno di trame artistiche interrotte e di esili forzati, trova un’imprevista correlazione con The Theatre of Commons. L’opera è infatti incompiuta: le ultime stoffe, destinate a portarla a termine, sono bloccate in India a causa della guerra. La mostra si chiude su questo doppio punto di frattura, tra la chiusura della Galleria della Cometa alle soglie della Seconda guerra mondiale e l’opera di Senatore, oggi impossibilitata a completarsi.

Marinella Senatore, The Theatre of Commons, 2026. “Tra Roma e Parigi”, Teatro della Cometa, Roma

Dal 4 marzo al 31 maggio 2026; Teatro della Cometa, via del Teatro di Marcello, 4, 00186 Roma; info: https://teatrodellacometa.com/