Miraggi Reali: il nuovo ecosistema artistico saudita

di | 19 mar 2026
Maraya, Wadi Ashar, AlUla, Arabia Saudita. Inaugurata nel 2019 e curata dal gruppo Giò Forma in collaborazione con Black Engineering

La regione del Golfo si è recentemente proposta con decisione sulla scena internazionale come nuovo centro nevralgico delle arti. Lontana ormai dall’essere una mera vetrina per filiali di istituzioni straniere – come inizialmente avevano lasciato supporre gli investimenti esteri e la fondazione di sedi del Louvre e del Guggenheim – l’area ha visto fiorire progetti locali. Questi non si limitano a sostenere la creatività regionale, ma sono diventati veri poli di dialogo artistico internazionale. In questo fermento che sembra oramai inarrestabile, l’Arabia Saudita ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano con investimenti in cultura e arte in costante crescita che stanno trasformando il Paese in un punto di riferimento imprescindibile del nuovo panorama artistico globale. Le arti, sembrano essere così divenute leva per diversificare l’economia, motore di sviluppo, attrazione turistica e fonte di benessere sociale.
Negli ultimi quindici anni, gli investimenti in eventi, nuove realtà e istituzioni culturali hanno ridisegnato il panorama dell’Arabia Saudita. Questi investimenti si sono irradiati dalle due grandi città, Riyadh e Gedda, fino alle regioni settentrionali del Paese. Quest’ultime sono oggi rinomate mete turistiche, grazie al loro straordinario patrimonio archeologico e ai paesaggi di rara bellezza.
Già nel 2011, la nascita del Misk Art Institute (MAI) a Riyad – istituzione dedicata alla formazione e alla valorizzazione dei talenti locali – aveva ascritto grande importanza allo scambio con la scena artistica internazionale. Attraverso un denso e articolato programma di eventi culturali e attività formative, e grazie alla Misk Art Week – la settimana annuale di dicembre che propone un calendario intenso e multidisciplinare – l’Istituto continua a sostenere la crescita professionale di artisti e creativi, ponendo basi sempre più solide per la costruzione di un ecosistema artistico saudita vibrante e contemporaneo.
Ben presto, accanto al MAI, altre iniziative hanno consolidato la scena artistica nazionale. 
21,39 Jeddah Arts – il cui nome evoca le coordinate geografiche della città – celebra Gedda come centro dell’arte contemporanea con un programma ricco di mostre e workshop che favoriscono il dialogo internazionale. La manifestazione, anche grazie alla partecipazione di curatori di riconosciuta fama, non ha soltanto promosso alcune delle opere più significative del decennio nel Paese, ma ha contribuito a lanciare numerosi artisti. L’iniziativa è promossa dal Saudi Art Council (SAC), fondato nel 2013 da un gruppo di mecenati guidati dalla Principessa Jawaher bint Majid Al Saud e riconosciuto come una delle prime piattaforme del Regno a sostenere gli artisti locali. Tra i progetti di maggiore rilievo del SAC figura anche la Shara Art & Design Fair, avviata nel 2015 e sostenuta dalla Fondazione Al Mansouria e da UBS, che costituisce un importante punto d’incontro per gallerie, artisti emergenti, collezionisti e appassionati. Conclude questo vivace panorama il “Jeddah Photo Fair”, termine informale usato per indicare gli eventi dedicati alla fotografia, tra cui il Kingdom Photography Award, promosso dalla Visual Arts Commission, che offre a fotografi professionisti e amatoriali l’opportunità di esporre le proprie opere. 

La città vecchia di AlUla, sovrastata da una fortezza del X secolo, consiste in un labirinto di strette stradine e piazze fiancheggiate da case in mattoni di fango e botteghe, oggi divenute spazi ideali per installazioni artistiche

Mentre il MAI si affermava come punto di riferimento sulla scena artistica locale e internazionale, la capitale lanciava Riyadh Art, un ambizioso progetto di arte pubblica che trasforma la città in una galleria a cielo aperto grazie ad un denso programma di festival e simposi. Avviata nel 2019 da Re Salman bin Abdulaziz Al Saud, sotto la supervisione del Principe ereditario Mohammed bin Salman, l’iniziativa della Royal Commission for Riyadh City (RCRC) punta a rendere la capitale più sostenibile, creativa e vivibile, in linea con la Vision 2030 del Regno. A completarla, il festival annuale Noor Riyad e Tuwaiq Sculpture, il simposio annuale che riunisce artisti locali e internazionali nella realizzazione dal vivo di opere pubbliche: un’occasione di dialogo e partecipazione, le cui sculture entrano poi a far parte del paesaggio permanente della capitale saudita.
Di fondamentale importanza è la nascita, nel 2020, della Diriyah Biennale Foundation, istituita dal Ministero della Cultura saudita come catalizzatore del dialogo tra le crescenti realtà artistiche del Regno e la scena globale. Intesa come parte integrante del processo di trasformazione culturale saudita, la Fondazione ha rappresentato un’importante svolta per il panorama artistico nazionale, inserendo a pieno titolo l’Arabia Saudita nel circuito internazionale delle biennali. Essa è stata infatti determinante per il lancio delle due rassegne principali: la Biennale di Arte Contemporanea, inaugurata nel 2021 nel Jax District di Diriyah (una città venti chilometri a nord-ovest di Riyad), e la Biennale delle Arti Islamiche, lanciata nel 2023 a Gedda. Se la prima mira a proiettare la scena artistica locale sul piano internazionale, la seconda ambisce a rinnovare il dialogo tra le tradizioni artistiche islamiche e la contemporaneità.
La Diriyah Biennale Foundation ha anche lanciato il Premio AlMusalla, concorso internazionale per la progettazione di muallā modulari – spazi per preghiera e contemplazione – in occasione della prima Biennale delle Arti Islamiche al Western Hajj Terminal di Gedda. L’edizione inaugurale del 2024 è stata vinta dal collettivo EAST Architecture Studio, AKT II e Rayyane Tabet con On Weaving, un progetto che trasforma gli scarti della palma da dattero in elementi costruttivi, unendo sostenibilità, modularità e dialogo culturale. Realizzato per la Biennale delle Arti Islamiche del 2025, è stato poi recentemente reinstallato alla Biennale di Bukhara, consolidando la presenza dell’Arabia Saudita sulla scena artistica internazionale.
Da ultimo, ma non meno importante, dal 6 al 13 aprile 2025 Riyadh ha ospitato la prima edizione di Art Week Riyadh. L’evento pionieristico, organizzato dalla Visual Arts Commission, mira a promuovere le arti visive saudite. Hanno partecipato oltre 45 gallerie, 70 artisti e 200 opere. Esposizioni, conferenze, workshop e performance si sono svolte in otto sedi, con particolare attenzione al Jax District. Riyadh Art, una delle principali iniziative della Royal Commission for Riyadh City, ha contribuito con la mostra collettiva At the Edge, esplorando dialoghi tra tradizione e innovazione. L’evento ha rafforzato la collaborazione tra istituzioni culturali, ampliando l’accesso all’arte e favorendo l’interazione tra artisti, pubblico e collezioni locali e internazionali. Art Week Riyadh ha così consolidato il ruolo della capitale come hub culturale globale e spazio aperto di espressione artistica.
Accanto a Riyadh e Gedda, anche il distretto di AlUla ha conosciuto uno straordinario sviluppo artistico e culturale. Situato nel nord-ovest dell’Arabia Saudita, il governatorato è celebre per il ruolo cruciale che ha storicamente rivestito in quanto crocevia e teatro di scambi tra Oriente e Occidente e per il suo patrimonio archeologico e culturale: tra i suoi siti si annovera il primo sito saudita dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Per queste sue caratteristiche AlUla ha assistito allo sviluppo di un nuovo distretto per le arti ed è diventata polo ideale per iniziative di respiro internazionale come Desert X AlUla, che unisce valorizzazione del paesaggio e dei siti storici a installazioni di arte contemporanea, promuovendo turismo e cultura.
Desert X, organizzato da The Desert Biennial, associazione no-profit californiana, e alla sua prima collaborazione internazionale, realizza mostre di arte contemporanea nei deserti attraverso installazioni site-specific. L’iniziativa era volta a instaurare un dialogo tra le opere, l’ambiente e le comunità locali. La prima edizione di Desert X AlUla si è svolta tra gennaio e marzo 2020 nell’ambito del festival annuale Winter at Tantora, inaugurato nel 2018 e il cui nome è ispirato all’antica meridiana della Città Vecchia: un evento che celebra la cultura di AlUla attraverso musica, installazioni immersive ed esperienze sensoriali, invitando i visitatori a scoprire il patrimonio locale. L’esposizione, frutto della collaborazione con la Royal Commission for AlUla (RCU), ha avuto l’obiettivo di preservare e valorizzare la regione come museo a cielo aperto e ha riunito artisti locali e internazionali, con opere site-specific che, in conversazione con il paesaggio, riflettevano sull’ambiente desertico.

Lampada da moschea in vetro soffiato, smaltato e dorato, probabilmente Egitto, XII secolo. King Abdulaziz Centre for World Culture – Ithra, Dhahran. Esposta in occasione della seconda edizione della Biennale delle Arti Islamiche di Gedda, 2025

Nel 2024 Desert X AlUla ha celebrato la sua terza edizione la cui direzione artistica è stata affidata a Raneem Farsi e Neville Wakefield, fondatore e direttore artistico di Desert X. L’evento è stato curato da Maya El Khalil, esperta di Asia occidentale e Nord Africa, e Marcello Dantas, curatore e direttore artistico noto internazionalmente per progetti interdisciplinari che fondono arte e tecnologia. Agli artisti è stato proposto il tema “In the Presence of Absence”, attraverso il quale sono stati invitati ad esplorare la realtà desertica, caratterizzata da spazi considerati generalmente vuoti e silenziosi, ma che possono nascondere realtà impercettibili. Le opere intrecciando storia e mito con la realtà naturale della regione, hanno dato voce all’atmosfera e alla forza del paesaggio, offrendo al pubblico prospettive nuove e alternative.
Ma accanto alla creazione e al consolidamento di un network di istituzioni ed eventi sempre più esteso e radicato, il Paese sta investendo nella realizzazione di grandi opere di design e innovazione, basti pensare ad esempio al Maraya o a The Line, finalizzate a tratteggiare un volto moderno per il Regno, coerente con questo suo nuovo ruolo di mediatore e catalizzatore di arte. Il Maraya (“specchio” in arabo, inaugurato nel 2019 e realizzato dallo studio di design, arti e architettura Giò Forma) è un moderno spazio eventi dall’architettura unica al mondo situato ad AlUla. Interamente rivestito di specchi, l’edificio riflette il paesaggio naturale circostante, creando un effetto straordinariamente suggestivo. Inserendosi in un territorio già ricco di storia, costituisce oggi uno dei simboli dello sviluppo ambizioso della regione. Nella provincia di Tabuk, The Line è invece una smart city concepita all’interno del progetto Neom, attualmente in fase di realizzazione. La città, che dovrebbe essere completata definitivamente nel 2045 e pensata per ospitare 9 milioni di abitanti, dovrebbe presentarsi come un insediamento lineare dalle dimensioni monumentali – lungo 170 chilometri, alto 500 metri e largo 200. Interamente sostenibile, priva di auto ed emissioni di carbonio, offrirà servizi essenziali raggiungibili in pochi minuti a piedi e, analogamente al Maraya, sarà caratterizzata da un esterno interamente specchiato.
È tuttavia necessario rimarcare come la costruzione del ruolo saudita stia valicando i confini nazionali, grazie alla stipula di accordi e collaborazioni con diversi Paesi europei, finalizzati alla promozione del patrimonio artistico e culturale e all’apertura, anche all’estero, di fondazioni culturali congiunte. Basti pensare a Villa Hegra ad AlUla, inaugurata ufficialmente lo scorso ottobre, o all’Abbazia di San Gregorio a Venezia, nuovo spazio saudita nella città lagunare.
La prima si presenta come un’istituzione nata dall’amicizia con la Francia, con l’obiettivo di promuovere ed implementare la reciproca collaborazione tra i due paesi in ambito culturale. L’inaugurazione della Villa è infatti il risultato della collaborazione tra la Royal Commission for AlUla (RCU) e l’Agenzia Francese per lo Sviluppo di AlUla (Afalula) – le due realtà co-fondatrici – e fa seguito ad una serie di accordi già stipulati negli anni precedenti con la Francia, e finalizzati alla tutela del patrimonio artistico ed archeologico: basti pensare agli accordi intergovernativi siglati con la Royal Commission for AlUla-RCU nel 2018, o ancora a quelli stipulati con il Centre Pompidou nel 2023. Questi ultimi, con una strategia artistica e curatoriale ben definita, hanno reso possibile lo scambio, l’acquisizione, il prestito e l’esposizione di opere d’arte e manufatti tra RCU e il Centre Pompidou, oltre alla promozione di iniziative scientifiche e culturali costruite proprio sulla condivisione di oggetti provenienti dalle collezioni di ciascun partner. L’esperienza e le competenze francesi, poi, ci si aspetta contribuiscano alla creazione di strategie mirate ad attrarre visitatori locali e internazionali sempre più attenti e coinvolti, e all’organizzazione di grandi eventi, sostenendo l’obiettivo della RCU di trasformare Al-Ula in un cluster culturale, nel più grande polo museale di livello internazionale della regione dedicato all’arte contemporanea, che dovrebbe essere completato e aprire al pubblico nel 2027.
L’Abbazia di San Gregorio a Venezia invece era già stata utilizzata dall’Arabia Saudita nel 2023 e nel 2024. Nel 2023, l’Arabia Saudita era presente all’interno del padiglione NEOM – un’arcologia e una città pianificata in costruzione nella provincia di Tabuk, in Arabia Saudita – di cui appunto, come menzionato, fa parte anche The Line. Il progetto è stato lanciato nel 2017 dal principe ereditario Mohammad bin Salman, che ne è il principale promotore e presidente operativo. Allestita negli spazi dell’Abbazia la mostra “Zero Gravity Urbanism – Principi per una nuova vivibilità” (dal 20 maggio al 24 settembre 2023) presentava un’anteprima immersiva della vita nella città del futuro, fondata su tre pilastri di sostenibilità – ambientale, sociale ed economica – attraverso i quattro progetti: The Line, la rivoluzionaria città lineare; Oxagon, un’isola futuristica nel Regno, pensata come polo industriale sostenibile, dove tecnologia, ecologia e qualità della vita si integrano in un sistema circolare con industrie pulite e logistica a zero emissioni; Sindalah, una destinazione di lusso sul Mar Rosso dedicata al turismo esclusivo e alla nautica, e Trojena, una località montana all’avanguardia, aperta tutto l’anno, con aree tematiche per residenza, svago e intrattenimento di alto livello.  

Sullo sfondo: drappo (sitārah) che ricopre la porta della Kaba’a, 1970. Seta, cotone e fili d’oro e argento, Mecca, Arabia Saudita. Donata alla Kaʿba dal Custode delle due Sacree moschee Re Faisal bin Abdulaziz Al Saud. Collezione privata, Riyad, Arabia Saudita. In primo piano: pannello della kiswah (il rivestimento della Kaʿba). Seta e fili d’oro e argento. Mecca, Arabia Saudita. Installato il 17 luglio 2023: Complesso Re Abdulaziz per la produzione della Kiswah della Sacra Kaʿba, Mecca, Arabia Saudita. Entrambi esposti in occasione della seconda edizione della Biennale delle Arti Islamiche di Gedda, 2025

Nel 2024, in occasione de la 60. Esposizione Internazionale d’Arte, curata da Adriano Pedrosa, a fianco della partecipazione ufficiale dell’Arabia Saudita con il padiglione nazionale all’arsenale – intitolato “Shifting Sands: A Battle Song”, curato da Jessica Cerasi e Maya El Khalil e che ha ospitato l’opera di Manal Al-Dowayan – venne realizzata negli spazi dell’Abbazia la mostra Journeys in Land Art, Towards Wadi AlFann, AlUla” che vedeva esposte le anteprime delle cinque creazioni che sarebbero state esposte a Wadi Al-Fann (lett. “la Valle dell’Arte”), il nuovo e visionario parco di Land Art nella regione di AlUla. La nuova destinazione culturale si presentava in qualche modo come un canovaccio bianco per l’arte di grande scala, adatto ad ospitare grandi installazioni in un paesaggio unico e suggestivo, e a Venezia ne veniva offerto un assaggio. Pur non trattandosi di un evento ufficiale Biennale, rimasto aperto solo durante il primo mese della Esposizione Internazionale d’Arte, ha permesso ai Sauditi di consolidare la loro presenza in laguna. Recentemente, lo spazio è poi passato stabilmente in gestione al Ministero della Cultura Saudita, e quest’anno ha ospitato i progetti finalisti del Premio AlMusalla sopra menzionato. La Diriyah Biennale Foundation ha infatti promosso la partecipazione dei progetti finalisti alla 19. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, nell’esposizione “Rooted Transience” curata da Faysal Tabbarah presso l’Abbazia (dal 10 maggio al 23 novembre 2025), invitando il pubblico ad esplorare transitorietà e adattabilità negli spazi di preghiera e mettendo in dialogo innovazione contemporanea e tradizione islamica. Accanto alla mostra, all’Abbazia è stato offerto al pubblico un programma più articolato di workshop e mostre temporanee, tra i quali Saudi Short Movies Screenings (dal 28 Agosto al 6 Settembre 2025), una rassegna di cortometraggi sauditi – proposta in concomitanza con la Mostra del Cinema di Venezia – che esploravano diversi generi e temi della scena cinematografica contemporanea del Regno e, nel corso dei primi tre giorni dell’evento, accompagnata da incontri dal vivo e dialoghi con i registi. O ancora “Threads of Identity: Saudi House of Fashion” (dal 14 Settembre al 10 ottobre 2025) organizzata in concomitanza con la Venice Fashion Week dal Ministero della Cultura dell’Arabia Saudita in collaborazione con la Fashion Commission saudita, che ha presentato la ricchezza e lo stile del Regno attraverso una selezione di accessori e capi d’abbigliamento provenienti dalle diverse regioni del Paese. 
Queste solo alcune delle principali iniziative volte a portare in laguna e in Europa la vitalità e il fermento della scena artistica del Regno saudita, in una realtà che, analogamente ad altre che potrebbero sorgere in futuro, è impegnata nella ricerca e nell’educazione artistica, ma sempre ponendo al centro le comunità locali e sostenendo e promuovendo al contempo il dialogo artistico internazionale. Realtà simili, siamo certi,   saranno destinate nei prossimi anni a giocare un ruolo importante sulla scena contemporanea e contribuiranno alla crescita del ruolo saudita sulla scena globale. Le strategie messe in atto dall’Arabia Saudita infatti non sono esclusivamente mirate a rendere sempre più solido l’ecosistema artistico interno, ma, come emerge dalle collaborazioni e dagli scambi con importanti istituzioni e musei stranieri, intendono promuovere il ruolo e la creatività saudita all’estero e al contempo arricchire il panorama locale proprio grazie alla contaminazione con pratiche e linguaggi internazionali. 
È in questo senso che la cultura si configura come strumento di soft power, per altro incarnando la trasformazione culturale auspicata e ricercata dalla Saudi Vision 2030, promuovendo la diversificazione economica, sostenendo i talenti locali e un settore creativo sostenibile, e si rivela in grado di affiancare i più tradizionali strumenti della diplomazia nel proiettare e potenziare l’immagine del Regno saudita sulla scena globale e il suo ruolo di hub culturale dinamico e innovativo. Le crescenti iniziative favoriscono la partecipazione attiva e la condivisione di conoscenze. Esse confermano il ruolo dell’arte come specchio e guida per una società in cambiamento. L’arte diventa strumento di coesione sociale, integra tradizione e contemporaneità e crea legami duraturi tra creatività, territorio e cittadini. Inoltre, funge da motore per lo sviluppo economico, sociale ed educativo delle comunità, consolidando il suo ruolo di ponte tra generazioni, territori e culture.

In primo piano: Ahmed Mater, Magnetism (2009). Magnete e limatura di ferro. Sullo sfondo: drappo (sitārah) per lo schermo della Hujrah, 1861. Istanbul, Turchia. Entrambi esposti in occasione della seconda edizione della Biennale delle Arti Islamiche di Gedda, 2025

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