Il British Museum sotto accusa: polemiche per le immagini generate dall’IA

Diversi archeologi hanno preso posizione contro il British Museum dopo la pubblicazione, sui profili Instagram e Facebook dell’istituzione, di immagini contenenti elementi generati con l’IA. I post, apparsi il 27 gennaio e subito bersaglio di forti critiche online, sono stati rimossi nel corso della stessa giornata.
Le immagini mostravano quella che sembra la stessa giovane donna in abiti diversi intenta a osservare con attenzione le opere esposte nel museo. La didascalia recitava: «Prendersi il tempo per guardare più da vicino vale sempre la pena», accompagnata dall’hashtag #YourMuseum. Nel post comparivano inoltre due tag: il profilo di una modella generata dall’IA e quello dell’agenzia di marketing IA V8 Global. Una scelta che ha aperto subito un dibattito su opportunità e modalità d’impiego dell’IA generativa da parte delle grandi istituzioni culturali.
Secondo l’archeologa e content creator Steph Black, dottoranda alla Durham University, il post è rimasto online per circa sei ore prima di essere rimosso. In quel lasso di tempo ha attirato quella che lei ha descritto come un’ondata di commenti «davvero negativi», molti dei quali chiedevano al museo di spiegarsi o di porgere delle scuse.
Black ha pubblicato gli screenshot delle immagini sul suo profilo Instagram, seguito da quasi 200.000 persone. Poco dopo ha riferito ad «Artnet News» che il British Museum aveva smesso di seguire lei e altri creator intervenuti criticamente sul post. Un gesto che, a suo avviso, è parso un tentativo di scoraggiare ulteriori commenti. «Devono riconoscere ciò che è successo, spiegare perché e chi lo ha approvato», ha detto Black. «Chiedo che se ne assumano la responsabilità e si impegnino a non usare l’IA generativa».
Un portavoce del British Museum ha affermato che l’istituzione pubblica regolarmente sui social contenuti «generati dagli utenti». In questo caso, ha detto, il contenuto era stato creato usando l’IA. «Non pubblichiamo immagini create con l’intelligenza artificiale e, consapevoli della delicatezza della questione, abbiamo deciso di rimuoverla». Nel contesto della crescente diffusione dell’IA nel settore, ha aggiunto, il museo sta attualmente sviluppando linee guida interne per il suo utilizzo. Una delle immagini condivise dal museo mostra una figura femminile generata dall’IA che osserva un oggetto della collezione: una scultura in pietra messicana del serpente di fuoco azteco Xiuhcoatl. Black ha osservato che la stessa donna appare in altre immagini indossando abiti tradizionali dell’Asia orientale, mentre qui ha un abbigliamento in stile messicano, «come se tutte queste culture fossero uguali».
Da «ARTnews US».