Biennale di Venezia: la rinascita del Padiglione Centrale tra memoria e innovazione

Interno della caffetteria. Courtesy della Biennale di Venezia, MiC; studio associato ia2. Foto di Giuseppe Miotto, Marco Cappelletti Studio

Dopo un intervento durato sedici mesi (da dicembre 2024 a marzo 2026), il Padiglione Centrale della Biennale di Venezia ha visto una completa riqualificazione. L’operazione, sostenuta dai fondi del PNRR e dal Piano Nazionale Complementare nell’ambito del programma “Grandi Attrattori Beni Culturali” del Ministero della Cultura, si colloca in un disegno più ampio di ventidue interventi volti a riordinare e valorizzare l’intero sistema della Biennale. La realizzazione è stata condotta dalla Biennale in collaborazione con il Comune di Venezia e con la Soprintendenza, sotto la progettazione e la direzione del raggruppamento temporaneo di professionisti composto da BUROMILAN – Milan Ingegneria S.p.A (mandataria), Labics e dall’architetto Fabio Fumagalli.
L’intervento supera la logica del restauro meramente conservativo per configurarsi come una vera e propria reinvenzione critica del Padiglione. Attraverso un approccio stratigrafico, che ricostruisce e ordina le molteplici trasformazioni subite dall’edificio lungo tutto il Novecento, il progetto valorizza la chiarezza compositiva e l’essenzialità formale dell’architettura: preservando la memoria delle diverse fasi costruttive, la libera dalle superfetazioni e dagli elementi estranei che ne avevano compromesso la coerenza spaziale.
Tra i passaggi più significativi si segnala la ridefinizione della distribuzione interna: la Sala Chini diventa lo snodo distributivo principale attorno al quale si articolano i servizi al pubblico. Le sale sono state ricondotte a una dimensione neutra e flessibile: ambienti continui configurati come white box, idonei ad accogliere allestimenti temporanei. Tutti gli impianti tecnici risultano ora integrati e celati nell’involucro, garantendo pulizia formale e funzionalità.
Il progetto ha curato con particolare attenzione anche il rapporto con la luce e con l’esterno. I nuovi lucernari in vetro fotovoltaico introducono un sistema controllato di illuminazione naturale, che contribuisce altresì alla produzione energetica. Il ripristino delle aperture verso il canale restituisce respiro a diversi ambienti, mentre la realizzazione di due altane in legno, collocate sopra la caffetteria e la sala polifunzionale, stabilisce un dialogo diretto tra il Padiglione e il paesaggio dei Giardini.
Parallelamente, l’intervento valorizza elementi significativi della storia del Padiglione: gli infissi progettati da Carlo Scarpa e la Sala Brenno del Giudice, riportata alle geometrie originali del progetto per la caffetteria del 1928, testimoniano la continuità tra memoria e innovazione.
Con questo intervento, il Padiglione ha finalmente adempiuto, a livello architettonico, al ruolo acquisito già informalmente dal 1999 di Padiglione Centrale: sede della mostra del curatore, e luogo di sviluppo di un discorso autonomo rispetto alle rappresentanze statali. In questa prospettiva, l’operazione di riqualificazione, lo ha reso pienamente funzionale al ruolo che ricopre nella Biennale.