Danse Macabre di Hans Op de Beeck. Tenuta Dello Scompiglio, Capannori (LU)

Hans Op de Beeck, “Danse Macabre”. Tenuta Dello Scompiglio, Capannori (LU). Foto di Dominique Provost

Dall’11 aprile al 25 ottobre 2026, l’Associazione Culturale Dello Scompiglio presenta “Danse Macabre”, mostra personale di Hans Op de Beeck, a cura di Angel Moya Garcia. L’artista multidisciplinare belga, da tempo presente nel panorama espositivo italiano, giunge sulle colline di Vorno con un progetto articolato attorno a due opere: l’installazione scultorea che dà il nome all’intera mostra e il film d’animazione Vanishing Point.

Hans Op de Beeck, “Danse Macabre”. Tenuta Dello Scompiglio, Capannori (LU). Foto di Dominique Provost

Il punto di contatto tra le due si sviluppa in modo progressivo all’interno di un paesaggio che l’artista definisce «the nothingness-space», lo spazio del nulla, lo spazio della notte. Alberi spogli e specchi d’acqua fungono da corridoio di apertura per lo sviluppo di un tema iconografico tra i più longevi della cultura figurativa occidentale: la danza macabra. Quella di Op de Beeck si consuma all’interno di una giostra di cavalli realizzata in scala uno a uno, popolata da scheletri, animali e vassoi colmi di frutta e bottiglie. Per chi conosce la poetica dell’artista, il motivo del carosello non risulta inedito. Aveva infatti trovato una prima formulazione nel video Blender (1999), per poi emergere nuovamente in due diverse installazioni scultoree, Merry-go-round (2005) e in The Amusement Park (2015).  In questa occasione, tuttavia, la giostra viene privata dei drappi che avevano occultato la struttura interna dei suoi due ultimi predecessori, per rivelare l’identità eterogenea dei soggetti che ne occupano l’architettura: pesci di diverse specie, una foca al guinzaglio, vari recipienti, addirittura un aeroplanino della Seconda guerra mondiale condividono con la famigliola di scheletri il medesimo spazio. I dettagli degli indumenti di questi personaggi d’oltretomba e gli attributi con cui sono stati raffigurati, rivelano di Op de Beeck quella meticolosa attenzione teatrale che negli ultimi dieci anno lo ha portato a confrontarsi anche con l’arte scenica: uno fuma indossando al collo una gorgiera, un altro passa a cavallo in doppio petto con un cilindro appoggiato sul cranio, mentre una donna con una gonna plissettata tiene aperto un parasole sopra il capo. 

Hans Op de Beeck, “Danse Macabre”. Tenuta Dello Scompiglio, Capannori (LU). Foto di Dominique Provost

La sovrapposizione di epoche e la mescolanza di diversi mondi, causata forse dalla rotazione idealmente perenne del gioco, trova un punto di coesione nella monocromia bianco-fumo, distintiva della sua produzione scultorea. «Ho privato la giostra dell’ultima sfumatura di vivacità», ha dichiarato l’artista altrove. Attraverso la potenza di questa tonalità di bianco, la danza macabra diventa una reverie malinconica e calcinata; e cosi emergere dal fondo delle risa, la grande verità di ogni festa: essa è già sempre perduta, risplende non appena si ritrae. 
Un tappeto sonoro composto da Sam Vloemans ed eseguito dall’Hermes Ensemble richiama da lontano lo spettatore e lo conduce verso il film d’animazione con cui la mostra si chiude. Fin dal primo degli innumerevoli acquerelli in bianco e nero che compongono Vanishing Point è rievocata l’infanzia a cui il carosello della danza macabra alludeva e la notte in cui era immerso. Del bambino a riposo, porta d’accesso all’opera, sono state animate le piccole palpebre e la pancia che si muove sotto la spinta del respiro. A questa figura fa seguito una serie di immagini in cui l’artista ha ritratto soggetti tra i più diversi: persone, paesaggi fittizi e nature morte, e tra queste anche la giostra di cavalli, stavolta abbandonata, che gira lentamente sotto la neve.

Hans Op de Beeck, “Danse Macabre”. Tenuta Dello Scompiglio, Capannori (LU). Foto di Dominique Provost

Il carosello della danza macabra, la notte, l’ammasso di acquerelli in bianco e nero e il bambino dormiente che li apre convergono insieme nell’idea riassunta dal titolo di quest’opera. Vanishing Point, o punto di fuga, allude a un “diventare zero” nella notte: è l’invito rivolto allo spettatore a raggiungere il luogo in cui ogni immagine si dirada e i sogni si affastellano, quel luogo limite in cui si recupera un’unica dimensione dell’esistenza – quella degli artisti e degli infanti: l’essere dimentichi del mondo.

Dall’11 aprile al 25 ottobre 2026; Tenuta Dello Scompiglio, Via di Vorno, 67, 55012 Vorno, Capannori (LU); info: delloscompiglio.org

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