Il Sudafrica lascia vuoto il suo padiglione alla Biennale di Venezia, ma l’opera censurata di Gabrielle Goliath verrà esposta poco lontano

Il contributo del Sudafrica alla Biennale di quest’anno si configura come una presenza paradossale, anzi un’assenza impossibile da ignorare. Mesi fa il governo ha cancellato bruscamente il progetto per il padiglione dedicato all’artista Gabrielle Goliath, ma l’opera su Gaza al centro della controversia è destinata ad apparire comunque a Venezia, anche se non nella cornice della Biennale propriamente detta. Secondo «The Guardian», Elegy di Goliath sarà installata a poca distanza: nella chiesa di Sant’Antonin, dove resterà per tre mesi a partire da maggio, durante i quali il padiglione ufficiale rimarrà vuoto.
Questa insolita soluzione chiude una controversia che si trascina da gennaio, quando il ministro della Cultura sudafricano, Gayton McKenzie, ha bloccato la presentazione di Goliath a pochi giorni dalla scadenza prevista dalla Biennale. L’opera – che fa parte di un lungo ciclo ugualmente intitolato Elegy – è stata ritenuta «fortemente divisiva» dal ministero perché comprende riferimenti ai palestinesi uccisi a Gaza, tra cui un omaggio alla poetessa Hiba Abu Nada, morta in un attacco aereo israeliano nel 2023.
Goliath ha respinto con fermezza questa lettura, sostenendo che il nodo della questione non fosse il contenuto dell’opera in sé, ma il suo rifiuto di modificarlo. A suo avviso, la cancellazione ha creato «un precedente pericoloso», soprattutto perché Elegy nasce come un lavoro di lutto e commemorazione dedicato alle vittime della violenza razziale e di genere in contesti diversi, dal Sudafrica alla Namibia fino a Gaza.
Le conseguenze sono state immediate. Goliath e la curatrice Ingrid Masondo hanno contestato la decisione in tribunale, definendola una violazione della libertà artistica, ma il loro ricorso è stato respinto a metà febbraio. Il Sudafrica alla fine ha scelto di non nominare un sostituto, optando invece per il ritiro completo dalla mostra e lasciando vuoto il padiglione.
Il risultato è una rappresentanza nazionale sdoppiata: all’interno della Biennale, il vuoto; appena fuori, un’opera che è già diventata una delle più discusse della mostra, proprio in virtù della sua assenza.
La serie Elegy si distingue per la sua sobrietà: nella versione video, sette cantanti liriche emergono l’una dopo l’altra dall’oscurità, ciascuna mantenendo una singola nota prolungata prima di lasciare spazio alla compagna. La performance mira a evocare il lento stratificarsi del lutto.
Come scriveva Alex Greenberger di «ARTnews» lo scorso gennaio, la nuova opera di Goliath è incentrata «sulle uccisioni di donne e persone queer in Sudafrica, e sulla violenza contro le donne perpetrata dalle forze tedesche in Namibia durante il genocidio avvenuto all’inizio del Novecento. Ma la sezione che ha suscitato l’allarme del ministero della Cultura è, a quanto pare, quella in cui vengono riportate le parole della poetessa palestinese Hiba Abu Nada, rimasta uccisa insieme a suo figlio in un attacco aereo israeliano nell’ottobre 2023».
Da «ARTnews US».