Le donne e la Gen Z stanno riscrivendo le regole del collezionismo: lo dimostra il Survey of Global Collecting Report 2025 di Art Basel e UBS

di | 21 gen 2026
Frieze London, 2022. Getty Images per illy caffè

Il Global Collecting Report 2025 di Art Basel e UBS restituisce il ritratto di un sistema dell’arte in fase di transizione, sospeso tra generazioni, valori e confini sempre più sottili tra mondo fisico e dimensione digitale, che insieme definiscono la cultura odierna. Condotto su dieci mercati e basato su un campione di 3100 collezionisti ad alta capacità di spesa, il rapporto offre una conferma quantitativa di ciò che l’ambiente artistico intuisce da tempo: il futuro del collezionismo non appartiene più a una ristretta cerchia di Boomer, ma è sempre più guidato dalle donne e dalla prima generazione cresciuta nell’era digitale.

Una nuova leva di collezionisti
Quasi tre quarti degli intervistati appartengono alla Generazione Z o ai Millennial, un mutamento demografico che ridefinisce in tempo reale i criteri di gusto, accesso e valore. Questi nuovi collezionisti sono più globali, più digitali e più inclini ad abbattere i confini tra arte, design, moda e tecnologia. Per loro collezionare non significa semplicemente possedere, ma partecipare.
I numeri confermano che i collezionisti della Gen Z investono in media il 26% del proprio patrimonio in beni d’arte, la quota più alta di qualsiasi fascia d’età. Le loro raccolte si estendono oltre la pittura e comprendono opere digitali, oggetti di design in edizione limitata, persino sneakers e prodotti legati allo sport. Come si legge nella prefazione, l’arte «si affianca sempre più al design, ai beni di lusso e agli oggetti da collezione connessi allo stile di vita» superando le vecchie gerarchie tra giudizio estetico e costruzione di quello che viene definito personal branding.

La conquista femminile del mercato
Parallelamente è in corso il cosiddetto Great Wealth Transfer: il più significativo trasferimento di ricchezza del decennio. UBS stima che nel corso dei prossimi decenni oltre 83.000 miliardi di dollari passeranno da una generazione all’altra, e una parte sempre più consistente di questo patrimonio sarà nelle mani delle donne, che già dalla fine del 2024 detengono più di un terzo della ricchezza globale. Una quota destinata a crescere sensibilmente negli anni a venire.
Questo ruolo sempre più rilevante si riflette nei numeri: tra il 2024 e la prima metà del 2025, le collezioniste hanno speso il 46% in più rispetto agli uomini, colmando così il divario storico sia in termini di attività sia di influenza.
I contenuti delle loro collezioni evidenziano questa crescente parità: le opere delle artiste rappresentano oggi il 49% delle collezioni femminili, contro quelle maschili dove sono presenti per il 40%.
Le implicazioni simboliche e materiali sono profonde; per decenni la parità di genere nelle istituzioni artistiche è stata perseguita come un obiettivo filantropico, oggi è il mercato a farsi promotore di questo cambiamento. Le donne non si limitano a collezionare in modo diverso: stanno ridefinendo il gusto e contribuendo alla costruzione di un nuovo canone artistico.

L’arte digitale torna di moda
Una delle scoperte più significative del rapporto riguarda la rapidità con cui l’arte digitale è tornata in auge. Tra il 2024 e il 2025, il 51% dei collezionisti facoltosi ha acquistato un’opera digitale, spingendo la categoria al terzo posto per spesa complessiva, quasi a pari merito con la scultura. (Il 67% dei partecipanti dichiara di aver acquistato un dipinto, il 56% una scultura).
Gli acquisti digitali non sono più la novità effimera nata dalla bolla del 2021 nel settore delle criptovalute, indicano invece una familiarità crescente con le modalità in cui oggi l’arte viene prodotta, acquistata, scambiata ed esposta. Il rapporto parla infatti di «una crescente naturalezza nell’adottare modalità di scambio fluide e ibride», una dinamica che si estende dalle viewing room online agli scambi diretti tra artisti e collezionisti.

La crescita degli scambi diretti
Questa fluidità si riflette nelle crescenti relazioni dirette tra gli attori del mercato dell’arte: nel 2024‑2025 il 63% dei collezionisti ha acquistato direttamente dagli artisti, rispetto al 27% di due anni prima e al 43% del 2022.
Quasi la metà di tutti gli acquirenti facoltosi ha utilizzato i social media: il 43% ha comprato dagli studi d’artista, il 37% ha acquistato opere su commissione e il 35% si è servito di link su Instagram.
La vecchia gerarchia, in cui prima dell’artista c’era il gallerista, sta perdendo terreno. Le gallerie continuano a essere il canale più affidabile ma il sondaggio rivela che la seconda preferenza dei collezionisti è l’acquisto diretto, una categoria che in un solo anno ha visto un raddoppio.

Riconsiderare il rischio
Secondo le convenzioni sociali le donne sarebbero meno inclini al rischio di investimento. Nell’arte, questo si sta rivelando completamente falso. Il sondaggio mostra che il 55% delle acquirenti acquista frequentemente opere di artisti sconosciuti, rispetto al 44% degli uomini, nonostante entrambi i gruppi considerino tali acquisti come ad alto rischio. In altre parole riconoscono il rischio e decidono consapevolmente di affrontarlo.
I dati suggeriscono una fiducia culturale che interpreta la scoperta come un valore sia sociale che artistico. Anche se l’interesse del mercato per gli artisti emergenti sembra essersi attenuato, per le collezioniste il rischio rappresenta una forma di autorialità.

Dalla frenesia alla stabilità
Dopo anni di euforia il 2025 appare sorprendentemente calmo, le intenzioni di vendita sono diminuite più della metà rispetto al 2024 scendendo dal 55 al 25% dei collezionisti, mentre l’84% rimane ottimista riguardo alla direzione del mercato e solo il 4% si dichiara pessimista.
Questo ottimismo si radica nel passaggio dalla speculazione alla tutela: un numero crescente di collezionisti intende donare opere ai musei o trasmetterle alla propria famiglia piuttosto che venderle.
Secondo il Chief Economist di UBS Paul Donovan, il cambiamento generazionale riguarda meno la volatilità e più i valori. «Il grande trasferimento di ricchezza sta ridisegnando la mappa di chi gestisce le collezioni più che i comportamenti del mercato», ha affermato. «I Boomer restano il gruppo più esiguo di collezionisti che continuano a spendere mediamente di più, seguiti a ruota dai Millennial. Ciò che sta cambiando è il profilo e le priorità degli acquirenti: le donne controllano una quota maggiore della ricchezza e spendono più degli uomini, sia di quelli nella Gen Z che dei Millennial. I collezionisti più giovani sono più coinvolti e motivati, ma non meno stabili. I segnali che vediamo – maggiore lentezza nelle vendite, più donazioni e una crescente partecipazione femminile – indicano una dinamica di continuità anziché di rottura».

Il collezionismo come espressione di sé
Il rapporto fa emergere un cambiamento sottile, eppure cruciale, che riguarda la motivazione. Il collezionismo ha meno a che fare col possesso e più con la proiezione di valori, appartenenze e narrazioni personali. Come si legge nella prefazione di Art Basel, oggi i collezionisti perseguono «una definizione sempre più ampia di competenza specialistica, dove l’arte si affianca sempre più al design, ai beni di lusso e agli oggetti da collezione legati allo stile di vita» riflettendo «un’espressione identitaria plasmata tanto dal piacere personale e dalla connessione sociale quanto dalla motivazione finanziaria».
Probabilmente questo è la fotografia più veritiera del mondo dell’arte nel 2025: un mondo in cui la ricchezza si trasferisce, i gusti si diversificano e il collezionismo, un tempo appannaggio di una tradizione ereditaria, diventa un atto di autodefinizione o, volendo essere più cinici, di branding.

Da «ARTnews US».

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