Art Basel Qatar apre con vendite contenute e prospettive incoraggianti

di | 29 gen 2026
Art Basel Qatar 2026. Courtesy Art Basel

La prima edizione di Art Basel a Doha, inaugurata questa settimana, si è aperta con un ritmo sensibilmente diverso rispetto alle sedi consolidate della fiera a Basilea, Parigi, Hong Kong o Miami Beach. Il formato scelto per l’appuntamento qatariota ha puntato su un numero più contenuto di gallerie, presentazioni di singoli artisti e un allestimento pensato per incoraggiare una fruizione lenta. Il cambiamento è apparso significativo ed è stato ampiamente apprezzato in fiera sia dai galleristi che dai visitatori. Stand molto diversi tra loro sono entrati improvvisamente in dialogo, lasciando alle opere e al pubblico lo spazio per respirare con agio.
L’andamento delle vendite è stato invece cauto. Per molti galleristi, i giorni di apertura hanno segnato più una fase di orientamento e scoperta che una corsa alla transazione.
L’atmosfera che si respirava era più quella di un lancio che di un test commerciale su larga scala. Una scelta voluta dai vertici di Basilea, che alla vigilia dell’evento hanno sottolineato la dimensione riflessiva, accanto a quella commerciale, di questa edizione della fiera. Come ha riportato «ARTnews», molti visitatori – compresi collezionisti della regione – partecipavano a una fiera d’arte per la prima volta e il formato ridotto ha contribuito a rendere l’esperienza complessiva più fruibile, tanto per i veterani quanto per i neofiti.
«Tutto è stato pensato con cura», ha osservato Amar A. Zahr, partner della società di consulenza AAZ Art Advisory, con sedi a Dubai e Berlino, che lavora principalmente con collezionisti mediorientali. «Le fiere d’arte sono un caos. Qui, invece, si ha davvero il tempo di guardare». Per Zahr, il giorno di apertura ha offerto un’occasione per capire come potrebbe prendere forma un mercato a Doha, dove i collezionisti della regione potrebbero scoprire artisti del Medio Oriente e del Nord Africa finora mai entrati nei loro radar.

Dentro l’edificio M7 durante Art Basel Qatar. Foto Ismail Noor. Courtesy Art Basel

Poche gallerie hanno segnalato vendite nel corso della giornata di apertura, il che ha messo la fiera in una sorta di fase di attesa. Diversi galleristi hanno riferito che un numero significativo di opere lungo il percorso espositivo è stato opzionato in seguito alla visita privata, lunedì, dei membri della famiglia reale qatariota, ai quali è stato riconosciuto il diritto di prelazione. Le gallerie, è stato riferito, si aspettano di sapere già domani se queste opzioni si tradurranno in acquisti effettivi: una dinamica che contribuisce a spiegare perché alcuni operatori – tra cui Sadie Coles, ATHR, Almine Rech, Gladstone, Pace, Lisson, Lehmann Maupin e Gray – abbiano segnalato un forte interesse senza però confermare cifre di vendita.
I vertici di Art Basel sono stati cauti nel valutare il debutto di Doha solo alla luce dei primi dati di vendita. Vincenzo de Bellis, chief artistic officer della fiera, ha dichiarato ad «ARTnews» che la dimensione commerciale resta centrale, ma che il successo dell’evento verrà misurato anche attraverso altri parametri, tra cui le nuove relazioni instaurate, il coinvolgimento regionale e lo sviluppo dei collezionisti nel lungo periodo.
De Bellis ha spiegato che la scelta di privilegiare presentazioni di singoli artisti, all’apparenza più rischiosa per le gallerie, rispondeva all’esigenza di rallentare i tempi di visione e favorire un coinvolgimento più profondo. Ha inoltre precisato che il modello della fiera potrà evolvere nel tempo e che l’appuntamento di Doha è stato pensato fin dall’inizio non come esperimento isolato ma come un impegno a lungo termine.

Veduta dell’allestimento dello stand di ATHR con opere di Ahmed Mater. Ismail Noor

Il formato basato su presentazioni di singoli artisti ha lasciato poco margine all’imprevisto, circostanza messa in evidenza da un cambiamento inatteso che ha coinvolto la Stephen Friedman Gallery. Era infatti previsto che la galleria presentasse uno stand dedicato all’opera della scomparsa Huguette Caland. Il nome di Friedman compare tuttora sulle mappe ufficiali della fiera e fino alla scorsa settimana la galleria aveva promosso la partecipazione alla fiera anche su Instagram, ma ora a presentare i lavori di Caland – effettivamente visibili a Doha – è la Hughette Caland Estate. Fonti hanno riferito ad «ARTnews» che la Lisson Gallery è subentrata alla Stephen Friedman Gallery dopo il suo ritiro all’ultimo momento dalla fiera. Art Basel ha rifiutato di commentare le ragioni specifiche del cambiamento, richiamando la propria politica in materia di partecipazione degli espositori.
Uno sguardo ai documenti presentati dalla Stephen Friedman Gallery nel Regno Unito contribuisce a chiarire il contesto. Dai registri pubblici emerge che nel 2023 la galleria ha registrato una perdita di circa 1,7 milioni di sterline e, secondo i revisori contabili, faceva affidamento su finanziamenti esterni per coprire i costi operativi quotidiani, sollevando dubbi sulla sua capacità di far fronte agli impegni a breve termine o persino di restare in attività. «ARTnews» ha tentato più volte di contattare la galleria senza successo.
«Siamo prima di tutto un’impresa commerciale», ha dichiarato Vincenzo de Bellis, sottolineando che le gallerie hanno bisogno di vendere. Al tempo stesso, ha invitato a vedere negli incontri tra gallerie internazionali e collezionisti della regione – alcuni dei quali alla prima esperienza di acquisto – un segnale non meno rilevante delle cifre di vendita.
Tra i galleristi e i consulenti, le aspettative di risultati immediati erano contenute. Alcuni operatori hanno riferito di aver concluso transazioni prima dell’apertura della fiera, ma la maggior parte ha preferito sospendere le prevendite per capire meglio il contesto, la scala e la solidità del progetto Doha. Per i collezionisti della regione, la fiera è stata soprattutto una piattaforma di scoperta, in particolare per gli artisti del Medio Oriente e del Nord Africa. La verità è che i clienti interessati ai grandi nomi internazionali sono gli stessi che possono già acquisire quelle opere a Basilea, Parigi o Londra. In questo senso, per alcuni collezionisti Doha si è imposta soprattutto come un’occasione per guardare agli artisti locali.
Alcune delle gallerie che hanno portato artisti emergenti della regione ad Art Basel Qatar hanno fatto emergere una dinamica interessante. Aleya Hamza, direttrice della galleria cairota Gypsum – che ha presentato i tessili dell’artista egiziano Mohamed Monaiseer in un interessante allestimento a parete piena – ha descritto la difficoltà di valutare economicamente le opere per una fiera internazionale senza destabilizzare i mercati locali. Prezzi che nel contesto di Art Basel appaiono contenuti, ha osservato, possono già rappresentare passaggi significativi per artisti le cui carriere sono ancora legate ai Paesi d’origine, soprattutto quando un gallerista tenta di aumentare le quotazioni dopo mostre sold out e fiere di successo.
«Il DNA della nostra galleria è lavorare con artisti giovani producendo opere con loro e, parallelamente, partecipare a mostre internazionali che sostengano la loro carriera. Per questo dobbiamo essere molto cauti», ha spiegato Hamza. Nonostante ciò, la galleria ha praticamente esaurito lo stand, vendendo soprattutto a collezionisti provenienti da Dubai, Arabia Saudita e Abu Dhabi, con prezzi compresi tra poche centinaia di euro e circa 14.500 euro. 
In un’ottica futura, la prima edizione di Art Basel Qatar apparirà più come un investimento che come un’occasione di ritorno commerciale garantito. Iwan Wirth di Hauser & Wirth ha affermato che la fiera gli è parsa «solida» e ben costruita, anche se le vendite non sono state immediate. Ha aggiunto di essere pienamente consapevole che alcuni visitatori si avvicinavano per la prima volta a una fiera d’arte – e all’acquisto di opere in questo contesto. «Ciononostante», ha concluso, «Doha ha il potenziale per diventare il centro di gravità della regione, il che è ovviamente una prospettiva entusiasmante».
Wirth e altri hanno letto l’interesse istituzionale e la presenza di gruppi museali come segnali incoraggianti, pur riconoscendo che è ancora presto per trarre conclusioni definitive. «È una combinazione quasi magica», ha detto Iwan Wirth, riferendosi all’imprevedibile sinergia di persone, luoghi e tempi che consente a una fiera di affermarsi e di avere successo anche sul piano commerciale.
La questione principale è se Art Basel Doha e i partner qatarioti possano dare impulso a un mercato dell’arte presentando una grande fiera internazionale prima che esista un tessuto sufficientemente denso di gallerie commerciali a livello locale in grado di supportarla. L’esito di questa strategia dipenderà meno dalle vendite della prima settimana e più dalla capacità di trattenere le gallerie e di veder tornare collezionisti più fiduciosi il prossimo anno. Per ora, però, Art Basel Doha sembra aver centrato l’obiettivo che si era prefissata.

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