Annunciata “In Minor Keys”, la 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, curata da Koyo Kouoh

Team curatoriale. Courtesy della Biennale di Venezia. Foto di Jacopo Salvi

Ieri, come consuetudine in vista dell’inaugurazione, nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian è stata presentata la 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia “In Minor Keys”, curata da Koyo Kouoh.
Maria Cristiana Costanzo, responsabile dell’Ufficio stampa della Biennale, ha introdotto sul palco il team curatoriale che ha portato avanti il progetto ideato da Kouoh prima della sua prematura scomparsa a maggio 2025: Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, Gabe Beckhurst Feijoo, Siddhartha Mitter e Rory Tsapayi. La squadra – composta da membri che abitano diverse città del mondo: Londra, Dakar, Berlino, Beirut, Marsiglia, Città del Capo, New York – ha ricordato che tutto ciò che vedremo nella Biennale Arte 2026 è nato da una sessione di poesia e pensiero durata sette giorni. Era aprile e si erano riuniti in un cortile, all’ombra di un albero di mango, a Dakar.
Le minor keys, in musica “scale minori”, sono state il fondamento filosofico che ha guidato lo sviluppo della mostra fin da quel primo incontro. Nel suo testo curatoriale, Koyo Kouoh le definisce «un susseguirsi di viaggi entusiasmanti che parlano al sensibile e all’affettivo, invitando i visitatori a meravigliarsi, meditare, sognare, gioire, riflettere ed entrare in comunione con dimensioni in cui il tempo non è proprietà delle corporazioni né sottomesso alla tirannia di una produttività incessantemente accelerata».
Minor keys, ovvero, insomma, oasi, isole minori, varchi di improvvisazione, free jazz, blues, saperi locali e indigeni, pratiche artistiche co-produttive che il capitale e l’impero hanno storicamente denigrato. Una fitta costellazione di immagini, quella evocata dal titolo, che l’opera dei centoundici artisti presenti quest’anno sarà chiamata ad attivare.

Courtesy della Biennale di Venezia. Foto di Jacopo Salvi

Così il presidente Pietrangelo Buttafuoco ha commentato il testo curatoriale di Kouoh, dopo aver condiviso, in chiusura alla presentazione, un affettuoso ricordo del primo incontro con la curatrice: «Le pagine di In Minor Keys, che Koyo trasmise alla Biennale quasi un anno fa, rappresentano un saggio fulminante della sua pratica curatoriale, e distillano, parola per parola, l’idea precisa e cristallina della sua idea di mostra. Che nel concetto proprio della semina Koyo ci ha consegnato, e che per il tramite dei suoi insegnamenti il suo team e La Biennale di Venezia offrono da oggi al mondo. È una Mostra permeata di spirito, di una sacralità che rimette al centro la persona, che ritrova il senso dello stare al mondo riprendendo le misure, rispetto agli elementi della terra, e guardando di nuovo il cielo. Un percorso, quello di Koyo Kouoh, che recupera i rapporti umani, nati nei cortili e nel vicinato urbano. Le piccole cose, che sono grandi. La dimensione umana, misura di tutto, che una parte di mondo, quello più opulento e sazio, identificato nella parola “Occidente”, da tempo ha perso di vista, smarrito. Giunge quindi dalla dinamo dell’Africa, e da una delle sue voci più importanti il sussurro che ci riconduce all’essenziale, che ravvisa nell’uso delle nostre stesse mani la condizione più felice. Una rivelazione che ci riporta a terra, al nostro corpo, ai nostri sensi. All’umiltà verso ciò che è più grande e non va spiegato, solo intuìto».
Al centro dell’esposizione, Koyo Kouoh ha voluto creare spazio per l’opera di Issa Samb (1945-2017) e Beverly Buchanan (1940-2015): gli “Altari”, come indica il titolo della sezione che li ospita nel padiglione centrale, in omaggio alla posizione speciale che entrambi hanno ricoperto nella sua vita. Samb, poeta drammaturgo e cofondatore del collettivo rivoluzionario Laboratoire Agit’Art a Dakar, mentore e presenza costante nella vita della curatrice, e Buchanan, scultrice e land artist anti-monumentale che con Sand condivideva la capacità di saper disattendere le aspettative, mettendo in dialogo la sua opera con luoghi segnati da memorie storiche irrisolte.
Attorno a loro si dispiega la sezione Schools, dedicata alle scuole nate dal basso e sfuggenti alle logiche di mercato, come, tra le altre, la stessa RAW Material Company che ha fondato la curatrice nella capitale senegalese. [1]
Un’altra direttrice lungo cui si muoveranno le minor keys sarà quella delle processioni. Quelle carnevalesche, luoghi privilegiati per osservare le asimmetrie del potere, rappresentate tra gli altri da artisti come Big Chief Demond Melancon, Nick Cave, Alvaro Barrington o Daniel Lind-Ramos, e quelle poetico-narrative, incarnate dalla figura del griot. A quest’ultima, infatti, Koyo Kouoh si era ispirata nel 1999 per la performance The Poetry Caravan, un progetto che coinvolgeva nove poeti africani in viaggio da Dakar a Timbuktu. Figlia di quell’esperienza sarà la performance che è prevista ai Giardini per i giorni di apertura della manifestazione.
Ci saranno poi “stazioni” adibite al rallentamento e al riposo all’interno della mostra, che renderanno onore alle parole con cui Koyo Kouoh ci ha lasciati: «Fai un respiro profondo, espira», recita l’incipit del testo curatoriale. A questo invito risponderanno le opere dedicate ai giardini creoli, ai cortili, alle canzoni e ai mormorii, con lavori di Ayrson Heráclito, Edouard Duval-Carrié e Annalee Davis. Temi che si estenderanno anche a Forte Marghera, con opere di Ogunbiyi, Uriel Orlow e Fabrice Aragno.
Dopo l’intervento del Presidente della Biennale Buttafuoco, i ringraziamenti di Matteo Morbidi, Heritage & Philanthropy Director di Bulgari, main partner della Biennale presente in mostra con il progetto di Lotus L. Kang al Padiglione Bulgari nello Spazio Esedra dei Giardini.

Koyo Kouoh. Foto Mirjam Kluka

Dal 9 maggio al 22 novembre 2026 (Pre-apertura 6, 7 e 8 maggio); La Biennale di Venezia (Giardini e Arsenale) ; info:  https://www.labiennale.org/it


[1] Negli ultimi anni La Biennale ha rafforzato molto le attività “Educational”, coinvolgendo migliaia di giovani, studenti, famiglie e professionisti con percorsi guidati, laboratori e iniziative interattive condotte da operatori formati. Anche nel 2026 è prevista un’ampia offerta di attività partecipative, pensate per favorire il coinvolgimento attivo del pubblico.

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