L’area del Golfo Persico al centro del mercato dell’arte

di | 02 mar 2026

Golfo Persico, MENASA (Middle East North Africa South Asia) e più in generale il Global South, riscrivono i confini del mercato dell’arte. 

Jenny Holzer, SONG, 2026. Proiezione luminosa di droni del testo How Far Is Far di Mahmoud Darwish. Museum of Islamic Art, Doha.
© 2026 Mahmoud Darwish Foundation. © 2026 Jenny Holzer, member Artists Rights Society (ARS), NY. Courtesy e foto di Art Basel 

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (EAU) e Qatar costituiscono territori di un triangolo geografico sempre più avvolto da una frizzante energia in cui la cultura prende forma in fiere, biennali, quadriennali, musei e spazi rivolti all’arte. Gli ingenti investimenti portati a termine in questi Paesi sono frutto di programmi definiti negli anni precedenti e che nel 2026 trovano sbocco in appuntamenti di portata globale come Art Basel Qatar, Frieze Abu Dhabi, AlUla Arts Festival oltre alle aste di Sotheby’s in Arabia Saudita. Tutto questo contribuisce a disegnare nuove coordinate per il mercato dell’arte e a trovare sbocco nell’area del Golfo Persico inteso quale polo attrattivo per gli scambi in area Art & Luxury Collectibles.
A Doha, lo scorso 7 febbraio 2026, si è conclusa la prima edizione di Art Basel Qatar, un fatto che ha segnato l’approdo del colosso elvetico in Medio Oriente e che si aggiunge alle rodate edizioni di Miami, Hong Kong, Parigi e, naturalmente, Basilea. La fiera si è svolta presso il Doha Design District e lo spazio M7 e si è distinta per la fisionomia fortemente curatoriale affidata all’artista egiziano Wael Shawky.

Asta di Sotheby’s in Arabia Saudita. © Sotheby’s

Ottantasette le gallerie internazionali ammesse a partecipare tra cui le italiane Cardi Gallery, Galleria Continua, Massimodecarlo, Galleria Lorcan O’Neill, Lia Rumma e Tornabuoni Art. Commercialmente parlando, pur non esaudendo le alte aspettative, il ritmo di vendita è stato cauto e prudente, in linea con il clima internazionale, con scambi oculati e diverse trattative condotte oltre i giorni di apertura. Ma non è stato questo ad aver reso l’evento di importanza strategica: la percentuale di vendita raggiunta costituisce solo un tassello del mosaico, mentre il vero punto è l’attenzione rivolta dal mondo dell’arte ai meridiani asiatici. Il massiccio afflusso di collezionisti provenienti dall’area MENASA (Middle East North Africa South Asia) e di operatori del settore giunti da tutto il mondo ha reso il Qatar centro del sistema, oltre a dare al Paese occasione di essere vetrina culturale e serbatoio creativo fuori dall’occidente. Un risultato inserito in uno schema volto a trasformare la nazione in una calamita culturale con aperture di musei, di biblioteche, di residenze artistiche e generosi incentivi a sostegno del turismo. L’azione si svolge sotto la direzione attenta della Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, già presidentessa del Qatar Museums, ovvero l’ente nazionale che include dodici poli museali e per cui si prevede una netta espansione nei prossimi anni. Sorella dell’attuale Emiro del Qatar, la Sheikha Al Mayassa, forte di una preparazione solida e dalla verve cosmopolita, ha disegnato una infrastruttura culturale imponente grazie all’attuazione di politiche trasformative tali da rendere il Qatar un attore centrale oltre i confini occidentali.
A fine anno, novembre 2026, avrà inizio Rubaiya Qatar, la quadriennale di arte contemporanea che abbraccerà la capitale Doha e diversi altri luoghi del Paese, un evento anche questo che si inserisce nell’ampio sistema di espansione culturale e multidisciplinare guidato da Qatar Museums. Il titolo della mostra principale “Unruly Waters” trae spunto dal libro di Sunil Amrith, noto storico ambientale, e si prefigge di configurare l’acqua quale elemento distintivo del Qatar e del suo essere crocevia nelle reti globali che passano per Asia e Africa. Oltre alla mostra principale presso l’ALRIWAQ Art + Architecture, la quadriennale ha in programma la costruzione di progetti di arte pubblica, residenze artistiche e diverse ricerche diluite tra novembre 2026 e la primavera dell’anno a seguire.
Nella limitrofa Arabia Saudita, invece, si è appena conclusa la quinta edizione dell’AlUla Arts Festival nella suggestiva e unica cornice del deserto trasformato, per l’occasione, in spazio avveniristico aperto alla scrittura di nuovi linguaggi dettati da Land Art, musica e performance. Al centro si è posto il paesaggio quale tela creativa in connessione con la comunità per quello che è diventato un importante appuntamento nel calendario culturale della regione. Una piattaforma a servizio del dialogo tra la tradizione millenaria dei luoghi e le prospettive future fornite dall’arte, in uno scambio sinergico tra voci locali e traiettorie globali.

Safeya Binzagr, Coffee Shop in Madina Road, 1968. © Sotheby’s

A Riyad, invece, fino a maggio 2026 sarà possibile visitare la terza edizione della Diriyah Contemporary Art Biennale “In Interludes and Transition”, un titolo che prende come punto di partenza i movimenti, le migrazioni e le trasformazioni che continuano a connettere la regione araba con il mondo. Un percorso che si costruisce sull’elemento base della processione quale forma di esperienza collettiva dal forte impatto evocativo e metaforico. Sogni, danze, suoni e canti si stratificano sulla scenografia a firma italiana dello studio Formafantasma. Tanti gli artisti a presentare lavori dalle diverse forme d’arte: pittura, musica, regia, architettura, scrittura e oltre venti nuove opere commissionate appositamente per l’evento.
Per quel che riguarda il mercato secondario, invece, lo scorso 31 gennaio si è tenuta a Diriyah, luogo di nascita del Regno dell’Arabia Saudita e sede del sito patrimonio dell’umanità dell’UNESCO di At-Turaif, la seconda edizione di Origins, l’asta di Sotheby’s rivolta alle arti e al comparto luxury collectibles. Forte del risultato ottenuto nel febbraio 2025 dove la sessione ha raggiunto un totale di 17,28 milioni di dollari con tasso di vendita del 67% per lotto e del 74% per valore, Origins II ha presentato un catalogo costruito su opere moderne e contemporanee a firma di artisti arabi in connessione con le declinazioni occidentali, tra gli altri, di Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Anche quest’anno i risultati non si sono fatti attendere e hanno confermato una attenzione particolare per l’acquisto di opere d’arte nel paese con una sale total di 19,6 milioni di dollari, conclusa, per una buona fetta, da clienti del Regno arabo.
La strategia di Sotheby’s di investire in Arabia Saudita si è consolidata con l’apertura nel 2025 del suo avamposto presso la Al Faisaliah Tower a Riyad, mentre Christie’s ha in programma di rafforzare la sua presenza nella regione, facendo seguito al percorso iniziato dopo il lancio di Christie’s Dubai nel 2005.
A proposito di Dubai e di Emirati Arabi Uniti, qui il turismo è un dato assodato, del resto a Dubai si trova il grattacielo ultramoderno Burj Khalifa, attrazione turistica e simbolo della regione, immensi centri commerciali e una vitalità che ha reso la città meta molto ambita e visitata da oltre vent’anni a questa parte. Molti gli eventi connessi al mercato dell’arte in città, la quale ospita un numero considerevole di gallerie d’arte, oltre ad essere sede dell’importante fiera Art Dubai. La diciannovesima edizione si terrà il prossimo mese di aprile (dal 17 al 19) con alla guida due nuove direttrici: Dunja Gottweis, già responsabile globale delle relazioni con le gallerie di Art Basel, e Alexie Glass-Kantor, già direttrice esecutiva di Artspace a Sydney. Rimanendo sul mercato primario e sulle fiere, non si può non menzionare l’attesa prima edizione di Frieze Abu Dhabi in programma il prossimo novembre 2026. Sì, la capitale degli EAU avrà una sua fiera d’arte e con un tono decisamente muscolare che porta il nome Frieze. Negli ultimi due decenni Abu Dhabi ha intensificato l’offerta culturale grazie anche alla collaborazione con Parigi e l’apertura nel 2017 del Louvre Abu Dhabi, una operazione potente che ha portato alla cessione del marchio Louvre e alla relativa inaugurazione dell’istituzione francese nel Golfo Persico. Il distretto culturale di Saadiyat, che sorge sull’omonima isola, è il fiore all’occhiello di questo programma e, del resto, basti vedere l’alta concentrazione di esperienze culturali offerte sull’isola per rendersene conto, un modello che richiama quelli viennesi e berlinesi di MuseumsQuartier, ma in terra d’Oriente e con una attitudine architettonica molto contemporanea. Foster + Partners, Jean Nouvel, Frank Ghery sono alcuni dei grandi nomi dell’architettura ad aver disegnato la mappa dell’isola e di istituzioni di grande valore come il Louvre Abu Dhabi, il Berklee Abu Dhabi, lo Zayed National Museum, inaugurato lo scorso dicembre e ancora l’innovativo teamLab Phenomena Abu Dhabi oltre al Manarat Al Saadiyat. Proprio in quest’ultimo saranno allestiti i padiglioni di Frieze Abu Dhabi 2026.

Andy Warhol, The Disquieting Muses (after de Chirico), 1982. © Sotheby’s

Il mercato dell’arte, dunque, pare essere attratto dai meridiani MENASA, in cui lo spirito di rinnovamento culturale, una Next Gen in ascesa e l’offerta commerciale di fiere e aste si accompagna a nuovi orizzonti di crescita supportati da una potenza economica considerevole, una prospettiva che mira a espandere in modo significativo al Global South il terreno degli scambi nel settore culturale.