TEFAF Maastricht, dove il mercato contribuisce a scrivere la storia dell’arte

C’è una definizione su cui tutti gli addetti ai lavori, nell’arte, concordano senza esitazione. È quella di TEFAF come “fiera delle meraviglie”, dove un capolavoro riscoperto e un’ammonite iridescente s’incontrano in un dialogo lungo oltre 7000 anni, suggellato dal più rigoroso dei vetting, e dalle più spettacolari cascate di fiori. Così dal 14 al 19 marzo (preview 12 e 13 marzo), Maastricht ospita la trentanovesima edizione di The European Fine Art Foundation: una settimana di corridoi saturi di collezionisti, dealers, studiosi, drappelli di musei – tutti a rapporto i direttori e i curatori delle mega istituzioni, tutti al MECC per fare incetta “del meglio del meglio” dell’arte antica, e di ogni categoria. E mentre si chiudono gli affari, si contribuisce a scrivere – talvolta a correggere, sempre ad approfondire – la storia dell’arte globale. Ne abbiamo parlato con l’antiquaria Alessandra Di Castro, membro dell’Executive Committee di TEFAF.
TEFAF, la fiera delle meraviglie di Maastricht, nasceva nel 1988: che cosa non è mai cambiato, dalla prima edizione al presente?
La prima edizione di TEFAF, nel marzo 1988, riuniva circa novanta espositori, in larga maggioranza fiamminghi e olandesi. Fin dall’inizio, la fiera si è distinta per l’invenzione e la conseguente introduzione di un sistema di vetting tra i più rigorosi del settore, e ha privilegiato il confronto tra Old masters paintings and drawings, scultura, antichità e arti decorative. Ogni mercante ha cercato ogni anno di esporre le opere migliori – spesso importanti inediti – e così TEFAF Maastricht è diventata una meta imprescindibile per collezionisti, musei, studiosi, per ogni operatore del settore. Pur mantenendo questo suo specifico DNA, nel tempo ha avuto anche un notevole percorso di crescita, di aggiornamento, arrivando a includere Modern e Contemporary, fotografia, gioielli (anche contemporanei), design del Novecento e works on paper, con il preciso intento di intercettare un gusto sempre attuale e nuove generazioni di collezionisti. Oggi i visitatori in fiera sono circa 50.000, e si è passati dai 90-100 espositori ai 277 dealers provenienti da ventiquattro Paesi, sparsi nei cinque continenti.

Come si traduce tutto questo, nella 39a edizione?
Anche quest’anno, TEFAF rappresenta uno straordinario momento di scambio culturale, con il confronto tra i più grandi mercanti del mondo, i collezionisti e le istituzioni. Insieme ai mercanti, infatti, espongono anche importanti musei: il Kunsthaus Zürich presenta una mostra di Giacometti in dialogo con Oppenheim, Cy Twombly e Rebecca Warren; il Centraal Museum di Utrecht ci fa vedere un capolavoro di Gerard van Honthorst di recente acquisizione, nonché punto centrale di una mostra di prossima apertura; la King Baudouin Foundation, famosa per la tutela e la promozione del patrimonio artistico belga, porta un dipinto, un ritratto su tavola di Hans Memling. Come ogni anno, si espongono capolavori riscoperti grazie alla sinergia tra mercanti e storici dell’arte. TEFAF è il luogo in cui si scoprono nuovi nomi e, di fatto, è lo snodo culturale in cui il mercato contribuisce a scrivere la storia dell’arte.
Può anticipare alcuni dei capolavori in vendita?
Tra le opere presentate negli stand (alcune esposte dalle mie colleghe donne tra le eccellenze mondiali), posso citare il rarissimo mobile vetrina di Carlo Zen presentato da Rossella Colombari; il pannello di cassone del primo Quattrocento, vicino stilisticamente a Beato Angelico, proposto da Marie-Amélie Carlier della galleria Brimo de Laroussilhe; l’anfora policroma in terracotta realizzata da Roberto Matta nel 1993 alla Bandita di Tarquinia esposta da Lebreton; e il Collier Bloom di Margot McKinney: un omaggio alle tradizioni floreali olandesi, con tormaline, zaffiri e perle barocche dei Mari del Sud.

A proposito della qualità museale di TEFAF: due parole sul vetting (come si svolge, chi lo conduce, qualche aneddoto particolare).
Il TEFAF, sia per la mostra di Maastricht sia per quella all’Armoury di New York a maggio, lavora tutto l’anno per organizzare l’arrivo di circa duecento esperti internazionali che formano un vetting committee indipendente. Si tratta di una macchina gigantesca, davvero molto complessa, che contempla addirittura l’allestimento di un laboratorio di indagini diagnostiche che si avvale di tecnologie di ultima generazione. Gli studiosi sono divisi in trenta gruppi, per coprire tutte le forme e tutte le epoche della storia dell’arte mondiale. A porte chiuse, dopo che gli espositori hanno allestito i loro stand, si confrontano ed esprimono valutazioni individuali. Vengono coinvolti inoltre autorità e organismi specializzati, tra cui la Polizia del Limburgo, la Dutch National Art & Antiques Crime Team, i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, l’Ispettorato Informazione e Patrimonio del Ministero olandese dell’Istruzione, Cultura e Scienze, il dipartimento CITES del Ministero olandese dell’Agricoltura, Natura e Qualità Alimentare, oltre all’Art Loss Register. Tutte le opere possono essere oggetto di revisione da parte della commissione oppure non approvate.
La garanzia è di una qualità museale per un pubblico “istituzionale”, che include notoriamente direttori e curatori museali, ma non mancano Millennials e Gen Z. Le chiedo: come attirate la prossima generazione di collezionisti?
Dal 2008 TEFAF dedica uno spazio specifico ai giovani mercanti emergenti con TEFAF Showcase, una sezione della fiera che offre un’opportunità a gallerie di recente apertura, i cui ambiti di interesse spaziano tra i secoli e i diversi generi. Nel 2023, inoltre, sono state lanciate iniziative che intendono avvicinare i nuovi, giovani collezionisti, Millennials e Gen Z, al mercato dell’arte di primo livello. Parallelamente, TEFAF ha ampliato la sua presenza digitale con contenuti di alta qualità e di carattere divulgativo, che raccontano storie di opere, materiali, tecniche e collezioni in modo inclusivo, e aprendosi su ambiti più vicini al pubblico giovane come il design del XX secolo e la fotografia. Un altro elemento fondamentale di questa evoluzione è il passaggio generazionale nelle gallerie storiche, con nuove professionalità digital-native.

Sempre in tema di target, qual è la provenienza dei visitatori?
Tradizionalmente, una parte significativa del pubblico arriva dall’Europa, in particolare da Paesi Bassi, Belgio, Germania, Francia, Polonia, Italia, Spagna, ma anche da Svizzera e Regno Unito grazie anche alla posizione strategica di Maastricht, tra Bruxelles e Colonia, al crocevia tra più confini europei. Molto rilevante è anche la presenza di collezionisti e compratori dagli Stati Uniti, storicamente uno dei mercati più importanti per la fiera, così come, tra gli altri, visitatori provenienti da Turchia, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, ma anche Cina, Giappone, Corea, Hong Kong, Singapore, Argentina, Brasile, Messico… Insomma, tutto il mondo, come ci confermano i nostri report annuali.
Anche l’Italia ha un legame speciale con TEFAF.
Nel 2026 gli espositori italiani sono venti, alcuni dei quali siedono negli organi direttivi del TEFAF. Il mercato italiano sta giocando oggi un ruolo più competitivo in Europa grazie alla riforma fiscale entrata in vigore lo scorso luglio, ma questo lungimirante processo è ancora in corso. Il nostro mondo attende con ansia iniziative come Italia in Scena, il progetto di legge promosso dalla Commissione Cultura del Parlamento italiano, ora in discussione al Senato per cospicue semplificazioni che vogliono avvicinare le nostre normative e regolamenti a quelle europee. Dietro ogni antiquario e ogni antiquaria non c’è solo il mercante, c’è una filiera fatta di restauratori, trasportatori, artigiani, allestitori, uffici stampa e professionisti della comunicazione (e molto altro), una filiera che genera lavoro, competenze e valore per l’Italia. E di fatto l’arte italiana, a TEFAF, ha un ruolo da protagonista.

Uno dei tratti caratteristici di TEFAF è il fondo annuale a beneficio della conservazione di importanti opere museali…
Esattamente. La Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda è la vincitrice del TEFAF Museum Restoration Fund 2026, il finanziamento annuale istituito nel 2012 per sostenere musei internazionali nella conservazione e nello studio di opere significative. L’opera interessata quest’anno è La caccia al cinghiale (1616-1618), un monumentale dipinto su tavola di Peter Paul Rubens, probabilmente acquistato direttamente dall’artista nel 1627 da George Villiers, primo duca di Buckingham; entrò poi nella collezione imperiale di Praga e, dal 1749, in quella di Federico Augusto II di Sassonia, rimanendo da allora sempre a Dresda. Questo restauro si inserisce in un programma quadriennale di ricerca ed esposizione dedicato alle circa quaranta opere di Rubens conservate a Dresda, il cosiddetto “Gruppo Rubens”. E riconferma la posizione unica di TEFAF come ponte tra il mercato dell’arte, il mondo accademico e quello della conservazione.
Quindi, alla fine della fiera: qual è, oggi, la responsabilità culturale del collezionismo secondo TEFAF?
TEFAF è un crogiuolo di idee, visioni, novità. È un laboratorio di sperimentazioni in cui ciascuno di noi, grazie al confronto, è portato ad aprirsi a una dimensione europea. Negli anni TEFAF, grazie al potere unificante dell’arte, ci ha fatto comprendere meglio la nostra appartenenza all’Europa. Nel metterci davanti a questa che oggi ci sembra un’evidenza, quaranta anni fa i fondatori olandesi della fiera hanno avuto una coraggiosa visione di avanguardia, e questo vale non solo per noi mercanti, ma anche per i collezionisti. Maastricht non ha abdicato a quella visione: mantiene fede a questa volontà di apertura verso il mondo che cambia.

