Le mostre di aprile. Una guida a 10 mostre da visitare in Italia
Sguardi comprensivi sui corpi femminili, interazioni contemporanee tra macchine ed esseri umani, decostruzione del linguaggio, riflessioni sul senso dell’architettura. Le dieci mostre selezionate per il mese di aprile rispondono a varie esigenze e seguono diverse traiettorie.
Ci sembra necessario segnalare grandi progetti attesissimi insieme a sperimentazioni emergenti, piccole gallerie e importanti fondazioni, giovani sensibilità artistiche accanto a nomi di fama internazionale, per riflettere sulla preziosa e vitale complessità che caratterizza il tessuto culturale italiano.
Tra cinema, architettura, pittura e videoarte, questa guida mensile tenta di delineare uno sguardo globale, critico e incuriosito su un sistema artistico di certo imperfetto, ma non per questo assopito, anzi spesso testardo ed esuberante. Speriamo non solo di poter costruire tale sguardo, ma di saperlo adoperare, indirizzare e modulare, di non confinarlo mai entro regole e direttive ma di mantenerlo libero di esplorare e scegliere con contezza.
“The Dancefloor”, mostra personale di Adelisa Selimbašić – z20 Sara Zanin, Roma (fino al 6 maggio)
Le pieghe dei collant, il retro di un ginocchio, le sporgenze di un’esile ossatura. È in questi micro luoghi che vive la poetica dell’artista italo-bosniaca. Con uno sguardo che riconosce la specificità dei corpi femminili, anziché confinarli entro archetipi di genere, Selimbašić ne restituisce l’instabilità, la tensione continua, le impercettibili tenerezze nascoste tra gli strati di pelle e le ombre delle gambe nodose.

“Danh Vo” – Fondazione Nicola del Roscio, Roma (fino al 17 luglio)
Cresciuto osservando i fiori della sua fattoria a nord di Berlino, Danh Vo contamina installazioni, sculture e interventi site specific con piante e foglie, vive presenze fatte di memorie ancestrali. La valenza biografica, sociale e culturale della botanica è l’elemento che nella mostra permette allo spettatore di instaurare relazioni intime con le opere, in un percorso che mette in dialogo sacro e profano, luce e buio, vita e morte.

“Bernardo Bertolucci. Il Novecento. Arte, letteratura, fotografia, musica. A cinquant’anni dal film Novecento” – Palazzo del Governatore, Parma (fino al 26 luglio)
Presentato al Festival di Cannes nel 1976, Novecento compie cinquant’anni e Parma – città natale di Bernardo Bertolucci – è pronta a festeggiare. Dalla genesi del film fino alla sua eredità artistica, la mostra racconta l’incredibile clamore che ha accolto l’uscita della pellicola e i suoi 317 minuti – tra le più lunghe di sempre. Un’opera totale che, tra applausi e polemiche, ha fatto la storia del cinema moderno, fotografando società, politica e cultura del Novecento italiano.

“Rothko a Firenze” – Palazzo Strozzi, Firenze (fino al 23 agosto)
Nella più grande mostra mai dedicata a Mark Rothko in Italia, il pittore americano, maestro dell’arte moderna, viene raccontato nella sua totalità: il perfetto equilibrio tra proporzione e libertà espressiva, la dimensione spirituale delle sue tele vive, l’utilizzo viscerale del colore. Il percorso cronologico parte dalle prime opere figurative, passa per l’astrazione dichiarata alla fine degli anni Quaranta, e approda alle grandi tele del MoMA e del Guggenheim di Bilbao, dove Rothko è più riconoscibile che mai.

“Martin Kippenberger. Per Pasta ad Astra” – Galerie Gisela Capitain, Napoli (fino al 29 maggio)
Trasferitosi a Firenze nel 1976 per fare l’attore, Martin Kippenberger vi è rimasto per fare l’artista. L’Italia plasma il suo sguardo ironico e disincantato sul quotidiano: tovaglie a quadri, una gondola veneziana sospesa al soffitto e carica di “pasta”, tranci di pizza margherita “pollocked” popolano gli spazi della galleria napoletana per ricordare la relazione dell’artista tedesco con l’Italia, emblema di quella fascinazione tutta tedesca per la dolce vita.

“Io sono un architetto. Ettore Sottsass” – Palazzo Buontalenti, Pistoia (fino al 26 luglio)
A quali reali bisogni rispondono il design e l’architettura? Ettore Sottsass se lo è chiesto più volte, cercando un’alternativa ai meccanismi di produzione e consumo. Attraverso circa millequattrocento opere, trent’anni di lavoro di Sottsass vengono ricostruiti in una retrospettiva che dal secondo dopoguerra arriva alla svolta radicale degli anni Sessanta e Settanta: i viaggi in India, le riflessioni sul senso dell’abitare, la lotta alla guerra e al consumismo.

“Agata on the road 2026. Ritorno a casa”. Mostra collettiva – Fon Art Gallery, Fondazione OELLE, Aci Castello, Catania (fino al 21 giugno)
Sant’Agata è tornata a casa novecento anni fa, quando le sue reliquie da Costantinopoli sono rientrate a Catania. Martirizzata sotto l’imperatore Decio a seguito di atroci torture, tra cui lo strappo del seno, la santa catanese è oggi al centro di una mostra collettiva che chiama 35 artisti a riflettere sul concetto di ritorno a casa, in un presente marcato da migrazioni, distanze e separazioni. La celebrazione gioiosa si sostituisce così al ricordo nostalgico, e la festa si fa momento condiviso.

“It Takes Two. LAURA GRISI” – Fondazione Antonio Dalle Nogare, Bolzano (fino al 25 luglio)
Nell’opera video Wind Speed 40 Knots (1968), Laura Grisi si interroga sui movimenti naturali e artificiali dell’aria, riempiendo le stanze di vento e percorrendo deserti e spiagge solitarie. Oggi, al centro del terzo appuntamento del programma “It Takes Two”, quell’opera viene riletta e approfondita con la curatela di Marco Scotini, ripercorrendo le istanze eco-femministe dell’artista italo-greca e la sua natura “nomade”, in perenne fuga dai confini dei movimenti artistici tradizionali.

“Cancellare per vedere. Betty Danon e Mirella Bentivoglio” – Osart Gallery, Milano (fino al 27 giugno)
Il linguaggio può cominciare proprio lì dove la parola scompare. Lo sapevano bene Betty Danon e Mirella Bentivoglio, protagoniste della doppia personale che le celebra nelle differenze e nella natura complementare delle loro ricerche. Due facce della stessa medaglia, due declinazioni del medesimo tentativo di oltrepassare l’uso pratico e funzionale della parola e del segno, decostruendo codici antichissimi e smantellando un intero sistema con l’essenzialità del punto e della linea (Danon) e con la forza della pietra (Bentivoglio).

“DASH – Cao Fei” – Fondazione Prada, Milano (fino al 28 settembre)
La mostra personale dell’artista cinese è una riflessione sul fenomeno della smart agriculture, sullo sviluppo della tecnologia nell’ambito della produzione alimentare, sui rischi e le contraddizioni intrinseche di una pratica che delega alle macchine un compito ancestrale per l’essere umano. Cao Fei disegna un progetto multimediale che si muove tra videogioco e documentario per attraversare le campagne coltivate della Cina e del SudEst asiatico, dove la terra non si coltiva più: si programma.
