La dolcezza del paesaggio contro la violenza del mondo: Sweet Landscape di Evelyn Taocheng Wang

di | 14 mag 2026
Evelyn Taocheng Wang, “Sweet Landscape”, 2026. Veduta dell’allestimento. Museion, Bolzano. © Evelyn Taocheng Wang, 2026. Courtesy dell’artista; Antenna Space, Shanghai; Carlos / Ishikawa, London. Foto di Luca Guadagnini

«Per favore chiudete gli occhi. E, se vedete qualcosa o pensate a qualcosa, provate a lasciarlo andare. Cercate semplicemente di guardare, senza portare qui le vostre emozioni o i vostri pensieri. Vi sveglierò tra un minuto». È da qui che prende forma il percorso espositivo di “Sweet Landscape” di Evelyn Taocheng Wang, la prima personale in un’istituzione museale italiana, visitabile fino all’8 novembre 2026 al Museion di Bolzano. Evelyn Taocheng Wang (1981, Cina), che vive e lavora a Rotterdam, invita il visitatore a sospendere per un istante il proprio sguardo abituale e a interrogarsi sul significato stesso di paesaggio. Il punto di partenza di questo viaggio, e forse anche quello di arrivo, è Bolzano. Non tanto la città in sé, quanto il modo in cui viene ricordata. La prima volta che l’artista vi arriva, nel 2024, resta colpita dalle montagne; ma, tornando, ciò che riaffiora alla memoria sono i pomodori del mercato di Piazza delle Erbe. Il sapore dolce del pomodoro cuore di bue si trasforma in una chiave di lettura attraverso cui rileggere il paesaggio, e sé stessi. Nel titolo della mostra il paesaggio viene infatti trattato come qualcosa di ambiguo e instabile. Trasferendosi in Europa, l’artista si confronta con una tradizione visiva che lo considera come una delle categorie fondanti della storia dell’arte occidentale. Ma proprio questa apparente familiarità rende il termine difficile da afferrare. Per questo motivo decide di accostargli l’aggettivo dolce, sweet, che in inglese non indica soltanto un sapore, ma anche il carattere di una persona. Il paesaggio smette così di essere una realtà oggettiva e diventa una costruzione emotiva, culturale e affettiva.

Evelyn Taocheng Wang, “Sweet Landscape”, 2026. Veduta dell’allestimento. Museion, Bolzano. © Evelyn Taocheng Wang, 2026. Courtesy dell’artista; Antenna Space, Shanghai; Carlos / Ishikawa, London. Foto di Luca Guadagnini

«Per favore, mantenete uno stato meditativo mentre entrate nella prossima stanza». Qui l’artista si concentra sul rapporto tra paesaggio e corpo. Due vetrine custodiscono dipinti in seta che, a distanza, sembrano quasi disegni sospesi. La superficie trasparente dei pigmenti minerali, applicati senza bianco, richiama le tecniche della pittura asiatica tradizionale, fondate sulla sovrapposizione di velature e sulla fluidità dell’acqua. In Europa il disegno su carta è storicamente concepito come preparazione dell’opera finale; nella tradizione pittorica asiatica, invece, il supporto conserva una propria autonomia, quasi una dignità indipendente. Le opere costruiscono continuamente ambiguità percettive: ciò che sembra tessuto diventa pittura, ciò che appare decorativo si trasforma in corpo.
La trasparenza dei materiali richiama anche il trucco, la cosmesi, e apre implicitamente una riflessione sul genere e sulla rappresentazione del sé. Anche gli abiti diventano dei negativi, involucri vuoti che attendono un corpo senza mai coincidere davvero con esso. In particolare i riferimenti a brand di lusso introducono un’immagine di eleganza sofisticata che viene però destabilizzata da dettagli inattesi: pennellate ispirate alla calligrafia giapponese, elementi vegetali, frammenti anatomici, visioni aeree del paesaggio. Dietro all’apparente dolcezza delle immagini stratificate emerge continuamente una sorta di tensione. I trucchi, la verdura fresca e gli abiti convivono con allusioni alla violenza e alla costruzione del potere. L’artista suggerisce che la bellezza non appare mai innocente e porta sempre con sé le tracce della storia che l’ha prodotta.

Evelyn Taocheng Wang, Bolzano Red and Green Tomato and Eyeshadow, 2025-2026. Colore minerale, inchiostro calligrafico, seta, carta Xuan, montati su pannello in legno, 40 x 40 x 2,5 cm. © Evelyn Taocheng Wang 2026, Courtesy dell’artista; Antenna Space, Shanghai; Carlos/Ishikawa, Londra. Foto di Junli Chen

La parte centrale della mostra si apre ad Agnes Martin e all’arte dello zen, in un ambiente filtrato dalla mussola, tessuto utilizzato nella moda per realizzare i primi modelli degli abiti. La sua funzione provvisoria e preparatoria interessa all’artista proprio per la sua natura instabile: la mussola lascia passare la luce, costruisce soglie e membrane percettive. Proprio in questo spazio centrale entra in gioco il confronto con l’artista Agnes Martin. Prima della pandemia, la pittura di Evelyn era ancora profondamente legata alla tradizione asiatica e alla tecnica dell’acqua. L’incontro con l’arte occidentale, e soprattutto con la centralità del corpo, appare però come una frattura. Agnes Martin diventa allora una figura decisiva per attraversare la tensione tra Oriente e Occidente, tra astrazione e presenza corporea. Le sue griglie, costruite attraverso minime variazioni e impercettibili errori, vengono reinterpretate come spazi di deposito emotivo. Da lontano sembrano quasi generate digitalmente; da vicino rivelano invece l’imperfezione della mano, il tempo lento dell’esecuzione, la fragilità della superficie. All’interno di questo spazio compaiono anche riferimenti a Johann Wolfgang von Goethe e a Giuseppe Castiglione, il gesuita italiano noto in Cina come Lang Shining, che nel XVIII secolo introdusse alla corte imperiale cinese alcune tecniche prospettiche occidentali. La sua vicenda diventa emblematica di un continuo slittamento tra culture visive differenti: in Cina il chiaroscuro rinascimentale, soprattutto applicato al volto umano, veniva percepito quasi come una violazione dell’equilibrio ideale del corpo. La mostra attraversa così una serie di conflitti: tra astrazione e figurazione, tra identità culturali, tra disciplina zen e caos, tra paesaggi interiori ed esteriori. Una delle storie evocate dall’artista racconta di un maestro zen che domanda ai suoi allievi cosa si stia muovendo davanti ai loro occhi: la bandiera o il vento. La risposta è che non si muove né l’una né l’altro, ma la mente di chi guarda. L’immagine, allora, non coincide mai con ciò che rappresenta. Esiste soltanto nella relazione instabile tra percezione, memoria e desiderio.

Evelyn Taocheng Wang, Giuseppe Castiglione’s White Horse with Bolzano Ice-cream and Imitation of Agnes Martin, dettaglio, 2026. Colore acrilico, matita, medium fissativo per matita e ingesso su tela, 185 x 185 x 2,5 cm. Museion, Bolzano. © Evelyn Taocheng Wang, 2026. Courtesy dell’artista; Antenna Space, Shanghai; Carlos / Ishikawa, London. Foto di Luca Guadagnini

L’ultima sezione introduce immagini legate alla guerra e alla gloria. I riferimenti ai castelli europei e alle rappresentazioni monumentali della battaglia vengono però svuotati della loro retorica eroica. I soldati appaiono stanchi, vulnerabili, quasi incapaci di sostenere il ruolo che la storia assegna loro. Per questo l’artista immagina una conversazione silenziosa tra queste figure: cosa stanno davvero combattendo? E soprattutto, perché? Sul fondo compare la scritta “I Love the Whole World. Anche nel conflitto, sembra suggerire la mostra, permane una forma di amore per il mondo, una possibilità di tenerezza che sopravvive alla violenza. È una prospettiva vicina alla filosofia zen evocata lungo tutto il percorso, un invito ad attraversare il caos senza perdere il proprio centro.

Evelyn Taocheng Wang, Frog Princess Checks her Smartphone in front of Window of August Macke’s Hat Shop, 2026. Colore a olio e matita su tela, 100 x 80 x 2,5 cm. Museion, Bolzano. © Evelyn Taocheng Wang, 2026. Courtesy dell’artista; Antenna Space, Shanghai; Carlos / Ishikawa, London. Foto di Luca Guadagnini

La mostra si conclude come un piccolo romanzo visivo. Appaiono dipinti di finestre, narcisi, figure sospese tra malinconia e trasformazione. Tra queste emerge la Principessa Rospo. Racconta l’artista: «Ho iniziato questa serie perché spesso pensiamo alle principesse come a figure perfette, bellissime, quasi irreali. Ma credo che esistano anche altre principesse: figure dimenticate, marginali, forse meno visibili. E forse ci siamo semplicemente dimenticati di loro». La speranza è che, camminando, possiamo ritrovarle improvvisamente guardando fuori dalla finestra, osservando il profilo di una montagna, o magari nel sapore dolce di un pomodoro cuore di bue. 

Evelyn Taocheng Wang, Ancient Roman bust for Sale, dettaglio, 2026. Scatola di cartone, gesso e verdure fresche, 12 x 50 x 30 cm. Museion, Bolzano. © Evelyn Taocheng Wang, 2026. Courtesy dell’artista; Antenna Space, Shanghai; Carlos / Ishikawa, London. Foto di Luca Guadagnini

Dal 25 aprile all’8 novembre 2026; Museion, Piazza Piero Siena, 1, 39100, Bolzano; info