Arte Fiera Bologna 2026 tra prospettive future e conferme attuali

L’evocativo Cosa sarà che ha accompagnato la 49esima edizione di Arte Fiera Bologna si pone come seme nel terreno del prossimo mezzo secolo dell’evento fieristico più longevo del Paese, lasciando spalancati ampi margini di riflessione sul futuro germogliare dell’arte in Italia. Cosa sarà, chiaro riferimento al brano scritto da un bolognese illustre come Lucio Dalla a voler intrecciare la tradizione della città Petroniana alla più ampia declinazione fieristica nazionale.
Primo anno sotto la direzione artistica del critico e curatore indipendente Davide Ferri, subentrato a Simone Menegoi, e quarto anno per il direttore operativo Enea Righi, figura che conosce bene le dinamiche del collezionismo nostrano, Arte Fiera Bologna 2026 si è svolta dal 5 (preview) all’8 febbraio presso i padiglioni 25 e 26 di BolognaFiere disegnati da Kenzo Tange come lunghi binari paralleli proiettati sugli stand dei 201 espositori presenti.
Alla Main Section, suddivisa in arte storicizzata e contemporaneo, si sono aggiunte cinque sezioni: Ventesimo+ (dedicata all’arte italiana e internazionale dal XX secolo a oggi), Prospettiva (rivolta alle ricerche delle nuove generazioni con monografiche proposte da gallerie emergenti) Pittura XXI (focalizzata su generazioni emergenti e mid-career a partire dal 2000), Multipli e, infine, Fotografia e Dintorni.
Ad accogliere i visitatori, circa 50.000 in quattro giorni, una avvolgente area dedicata all’editoria, ben organizzata e compatta a dare spazio a un comparto fondamentale dell’intero ecosistema arte. Sempre nello stesso segmento la sezione dedicata ai Book Talk che ha arricchito le date della fiera con presentazioni di volumi e premiazioni.
La qualità della solida offerta proposta dalle gallerie disseminate nei lunghi corridoi fieristici ha dato l’impressione netta di come Arte Fiera rimanga e rafforzi il suo ruolo di approdo sicuro per un collezionismo navigato e ben oleato.
Del resto, senza pretesa di esaustività e solo per citarne alcune, nella Main Section spiccavano opere museali. Il monumentale Mario Ceroli da Tornabuoni, la natura di Piero Gilardi presso la Galleria Giraldi, il materico Mattia Moreni alla Galleria d’arte Maggiore così come l’imponente Francesco Lauretta da Giovanni Bonelli e tante tante altre.
Oltre al ruggito dei grandi nomi, non sono affatto mancati spazi più sperimentali. Paradisoterrestre, nell’area Ventesimo+, ha ricostruito splendidamente la Wunderkammer del designer e imprenditore Dino Gavina con pezzi iconici come il paravento rinoceronte di François-Xavier Lalanne, lo stesso dicasi per Spazio Giallo, per la prima volta a Bologna, che ha presentato un raffinato elogio della fragilità in esposizione nella sezione Multipli. E ancora, in Prospettiva, da Matta i lavori di Andrew Norman Wilson focalizzati sulla straordinaria varietà di colori che caratterizzano il piumaggio dei tacchini nella fase di accoppiamento, ingannando lo spettatore che pensa di trovarsi dinanzi a superfici extraterrestri.
Dal lato delle vendite «è stata un’edizione molto positiva con una buona energia; la nuova direzione ha sicuramente lavorato ottimamente e abbiamo visto un mercato tendente all’acquisto di opere sotto i 20,000 euro». Questa l’impressione di Andrea Sirio Ortolani, presidente ANGAMC e titolare di Osart Gallery, che aggiunge: «in un momento difficile come questo, l’IVA al 5% ha dato una grossa mano, facilitando la commercializzazione in un periodo di grande incertezza. Personalmente posso dire che abbiamo avuto ottimi riscontri, soprattutto con i lavori di Franklyn Dzingai, uno dei protagonisti della prossima Biennale di Venezia, che ad Arte fiera sono andati sold out».
Dopo dieci anni di assenza, Alfonso Artiaco è ritornato a Bologna, chiudendo l’edizione con toni più che soddisfacenti. Vendite concluse per una scultura di Ugo Rondinone, una ceramica di Johan Creten, una fotografia di Gioberto Noro e un dipinto di Juan Uslé con interesse anche per le composizioni di Achille Perilli. «Abbiamo riscontrato una manifestazione solida, fedele alla propria identità di fiera italiana rivolta principalmente a un pubblico nazionale… il lavoro svolto da Davide Ferri ed Enea Righi si è mosso nella direzione giusta; con un approccio misurato, continuo e attento hanno sostenuto i galleristi».
Toni positivi anche da Mazzoleni dove Rebecca Moccia, rappresentata dalla galleria, è stata selezionata per la sezione Prospettiva mentre dal lato vendite i lavori di David Reimondo e Andrea Francolino hanno avuto un grande successo, stesso copione per due opere di Marinella Senatore e una di Iran do Espírito Santo.
La bolognese P420, sia in Main Section che in Fotografia e Dintorni con un focus sul lavoro di Goran Trbulijak, ha avuto modo di incontrare numerosi collezionisti, avviare nuovi contatti e rafforzare relazioni già esistenti, lodando il successo della prima direzione artistica di Davide Ferri. Commercialmente parlando sono state concluse vendite per opere di Riccardo Baruzzi, Filippo de Pisis, Rodrigo Hernández, Xian Kim (presentato per la prima volta in fiera) Francis Offman, Alessandro Pessoli e Shafei Xia.
Dal suo stand la galleria Biasutti & Biasutti ha espresso parere positivo, constatando qualità, affluenza numerosa e pubblico attento. Anche da un punto di vista commerciale molto l’interesse per le opere di Mattia Moreni a confermare un dialogo concreto tra interno fiera e centro città, nello specifico ART CITY, dove la Project Room del MAMbo presentava proprio “Mattia Moreni. L’antologica di Bologna, 1965”.
Sempre nell’ambito di questo dialogo tra Arte Fiera e ART CITY si pone il commento della bergamasca Thomas Brambilla Gallery dove si sono registrate alcune vendite, in particolare per le opere di Maggi Hambling, Erik Saglia e John Giorno, quest’ultimo protagonista, per l’appunto, della mostra “John Giorno: The Performative Word”, la prima grande retrospettiva istituzionale al MAMbo dedicata al poeta e performer americano.
Novità di questa edizione di Arte Fiera è stata l’istituzione di un fondo di 100.000 euro, finanziato da BolognaFiere e Cosmoprof destinato all’acquisizione di opere d’arte presenti in fiera che consentirà di arricchire la collezione permanente di BolognaFiere. Quattordici le opere acquistate tra le quali due stampe di Dove il cielo è più vicino a firma Moira Ricci, artista promossa da Laveronica, galleria che ha espresso soddisfazione per questo traguardo, oltre al parere più che positivo sull’evento e sull’interesse registrato nei giorni di apertura presso il suo stand.
Altro premio importante quello conferito da BPER Banca, main partner di Arte Fiera, a Silvia Giambrone, concretizzato con l’acquisizione dell’opera Mirror n. 18 che andrà ad arricchire la Corporate Collection dell’istituto di credito modenese. La galleria Richard Saltoun, che rappresenta l’artista, ha dichiarato come la fiera sia stata di qualità con una massiccia presenza di collezionisti principalmente italiani e anche dal lato commerciale si sono concluse vendite a prezzi affordable con trattative da portare avanti con nuova clientela.
Alternanza e identità. Queste le due parole che aiutano a definire la 49esima edizione di Arte Fiera Bologna. Alternanza tra uno sguardo fermo al collezionismo più solido con offerta soddisfacente per portafogli più gonfi e una mano tesa alla next-gen che si appresta a collezionare valutando opere dalle cifre affrontabili. Identità intesa come il valore di un appuntamento plasmato principalmente sul collezionismo nazionale che lo rende forte e imprescindibile nel calendario degli eventi annuali rivolti al mercato dell’arte nostrano. Un pregio che porta avanti la fiera più longeva d’Italia verso quel cosa sarà in cui l’arte era, è e sarà, comunque, la protagonista assoluta.