Ritratti: Viola Leddi

di | 07 apr 2026
Viola Leddi nel suo studio a Ginevra. Courtesy dell’artista. Foto di Théa Giglio

Come lune, due grandi occhi si affacciano da una griglia posta trasversalmente all’asse del quadro. Iride e pupilla, uniformate, riflettono (o contengono) piccole ma luminose stelle; lo spazio circostante, corrispondente alla sclera, è attraversato da linee ondulate simili a corsi d’acqua.
In Girl with Migraine (2023) Viola Leddi si avvale dell’iconografia elaborata per l’esperienza mistica di Hildegard von Bingen non tanto per celebrarne la forza visionaria, quanto per sottolineare la radice corporea di quest’ultima: ricondotte all’organo che ne permette l’emersione, le immagini celesti risultano di fatto incarnate, frutto di una percezione sensoriale, non ultraterrena.

Viola Leddi, Girl With Migraine, 2023. Acrilico su popeline di cotone, 94 x 140 cm. Courtesy dell’artista e di VIN VIN Vienna. Foto di Remy Ugarte Vallejos

Adottando l’interpretazione proposta da studiosi quali Singer e Sacks, che individuano nelle manifestazioni allucinatorie descritte dal celebre trattato Scivias una matrice sintomatica, l’artista utilizza la correlazione tra affezione organica (l’emicrania aurea) e spirituale per indagare i significati, le implicazioni culturali e il potenziale perturbante associati al femminile e alla sua dimensione corporea.
Nella sua produzione, il costante ricorso a specifici simboli, la costruzione di ambientazioni notturne rischiarate da luci perlopiù fredde, e l’introduzione di presenze umane ridotte ai limiti della rappresentazione, materializzano la minaccia che quest’ultima costituisce per l’androcentrismo. Allo stesso tempo rielaborano un linguaggio, quello dell’horror, storicamente connotato in termini di genere, articolato da figure quali Mary Shelley o Shirley Jackson al fine di sublimare condizioni traumatiche o di isolamento forzato.

Viola Leddi, “Dear Hateful Spirits”, 2025. TAG Art Museum, Qingdao. Courtesy del TAG Art Museum e di VIN VIN Vienna. Foto di Shaoli Huang

Nel buio, ragni dalle labbra carnose sono eletti a corrispettivo oggettivo della paura per il proprio potere riproduttivo e per i mutamenti fisici connessi alla gravidanza. Abbinati a uova, lettere d’amore, recipienti rovesciati o coppie di anelli (allusioni alla fertilità, l’amore romantico e il matrimonio), gli aracnidi si aggirano nella semioscurità, un contesto luminoso la cui indefinitezza sembra replicare quella dell’adolescenza, fase di passaggio e dunque soglia abitata dalla contraddizione.

Viola Leddi, Tocophobia IV, 2023. Acrilico su popeline di cotone, 49 x 69 cm. Courtesy dell’artista e di VIN VIN Vienna. Foto di Remy Ugarte Vallejos

Presenze fantasmatiche si materializzano in spazi perlopiù domestici, in forma di ombre o di corpi che, pur corrispondendo ad autoritratti, rifuggono l’identificazione prediligendo lo statuto di frammento o di elemento indiziario. Simili a spiriti, sono spesso mediate dalla superficie riflettente di uno specchio, altre volte sono ottenute tramite velature tanto sottili da renderle quasi trasparenti, altre ancora si celano dietro cortine che rivestono il ruolo di superfici metapittoriche. 
Il motivo iconografico della Veronica o del Mandylion diventa, ad esempio, espediente compositivo per accogliere, stavolta sulla partitura geometrica di tovaglie, immagini potenzialmente virali, ascrivibili alla categoria estetica della cuteness, o simulacri dell’artista, segnacoli dell’inquietudine latentemente contenuta in ogni racconto fiabesco.

Viola Leddi, They Pass By, Sometimes They Stay #1, 2024. Acrilico su popeline di cotone, 33 x 50 cm. Courtesy di FRAC Champagne-Ardenne e di VIN VIN Vienna. Foto di Martin Argyroglo

Nei lavori presentati alla mostra Dear Hateful Spirits, tenutasi al TAG Art Museum di Qingdao nel 2025, braccia e corpi interagiscono con album di sketch o fotografie, volumi geometrici e tessuti posizionati all’interno di scenari anarchicamente assemblati che, tenendo fede al titolo della serie (Post show) si presentano come residui di un evento, quello espositivo, oramai concluso.
La reticenza espressa dai soggetti d’altra parte viene mitigata dell’adozione di una prospettiva dall’alto, un’inquadratura rivolta verso tracce di vario genere: dalle macchie di inchiostro mediante cui sono realizzati o trascritti appunti grafici, ai segni lasciati dallo spostamento di mobili o plinti, da una moltitudine di fogli di carta, spesso strappati, alle penne, alle forbici o ai libri.
La caotica disposizione di questi elementi replica la configurazione spaziale della “cameretta” d’infanzia, ora pervasa da pensieri ossessivi e aggressivi che trasformano lo spazio privato in un ambiente carico di tensioni, lontano dalla visione pacificata che lo vorrebbe scevro da ingerenze esterne o pulsioni negative.
Allo stesso modo, la figura femminile che vi dimora si libera da ogni idealizzazione, diventa sinistra, potenzialmente ostile, senza dubbio più complessa, come Bianca, Dolores, Gioconda e Violante, le signorine stereotipate nell’omonimo dipinto di Felice Casorati e da Leddi ricondotte alla realtà del corpo e della malattia, vere e proprie allegorie di disturbi del comportamento.  

Viola Leddi, Post Show #1, dettaglio, 2025. Acrilico su cotone, 150 x 200 cm. Courtesy dell’artista e di VIN VIN Vienna. Foto di Viola Leddi Studio

L’analisi endogena lascia nondimeno spazio ad altri riferimenti artistici, teorici e soprattutto biografici: è evidente nella serie scultorea presentata in occasione di I Saw Stars Turn Into Dark Coals (2023), composta da paesaggi legati a esperienze emotivamente o sessualmente significative per figure prossime all’artista; oppure in Patterns of recognition (2024), dove un disegno di Mirella Bentivoglio trova posto vicino a uno sketch tracciato da un’amica su un foglio. 
Nella costruzione di questi scenari la tecnica pittorica, coadiuvata dall’uso dell’aerografo, introduce livelli di opacità differenti. Nella sovrapposizione che ne risulta, memorie personali si mescolano ad altri aneddoti e storie, la nitidezza dei ricordi oscura la spettralità del presente. 

Viola Leddi, “View of Pupille”, 2024. FRAC Champagne-Ardenne, Reims. Courtesy di FRAC Champagne-Ardenne e di VIN VIN Vienna. Foto di Martin Argyroglo

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Giulia GaibissoViola Leddi