Minor Keys e gli spazi indipendenti come pratica di libertà

Il 7 maggio «ARTnews Italia» ha proseguito il Public Program La Prima Volta con Minor Keys — comunità e linguaggi del contemporaneo, secondo appuntamento della serie di incontri pensati per i giorni di pre-opening della Biennale Arte 2026 negli spazi di Panorama a Venezia. Moderato da Ilaria Gianni, il talk ha riunito Caterina Avataneo, studioconcreto, Caterina Molteni e Virginia Sommadossi in una conversazione dedicata agli spazi indipendenti in Italia.
A partire dal titolo della 61. Esposizione Internazionale d’Arte, “In Minor Keys”, la conversazione ha interrogato la dimensione “minor” non come marginalità ma come una scala più tenue, capace di mettere in discussione linguaggi, formati e modalità relazionali. «Gli spazi indipendenti lavorano spesso in una dimensione minor», ha introdotto Gianni, «non intesa come marginale, ma come posizione critica». È emerso anche come la parola “indipendente” sia oggi una definizione instabile e porosa. Più che come condizione assoluta, l’indipendenza è stata raccontata come una pratica di libertà: la possibilità di preservare ascolto, autonomia di linguaggio e capacità critica all’interno di sistemi complessi. Allo stesso tempo, è emersa la consapevolezza che poter lavorare in una dimensione laterale e sperimentale rappresenti oggi anche un privilegio, legato alla possibilità concreta di sottrarsi alle logiche di accelerazione, produttività e riconoscibilità imposte dal sistema culturale contemporaneo.
Caterina Avataneo ha raccontato l’esperienza di Cripta747, centro culturale indipendente nato a Torino nel 2008 e oggi attivo come spazio di ricerca, scambio e produzione. Nel suo intervento ha sottolineato come l’indipendenza non possa essere separata dal contesto in cui si opera: «molto dell’indipendenza ha a che fare con il contesto, con il rispondere a ciò che sta attorno». Da qui la necessità di mantenere uno sguardo attento alle scene emergenti e alle pratiche che nascono dal basso, senza rinunciare a una dimensione nazionale e internazionale.
studioconcreto, fondato a Lecce da Laura Perrone e Luca Coclite, ha spostato la riflessione sulla relazione tra domestico, territorio e comunità. Nato in un contesto semipubblico e semiprivato, il progetto lavora nelle Case Operali di Lecce come spazio di ricerca e azione artistica, politica e relazionale. «Per me essere indipendente significa capovolgere lo sguardo», è emerso durante l’intervento, individuando nell’indipendenza non l’assenza di legami, ma la possibilità di costruire relazioni laterali, fuori dai luoghi tradizionali di legittimazione. L’oggetto artistico diventa così un dispositivo di dialogo, capace di mettere in contatto pubblici, quartieri e linguaggi differenti.

Il tema dell’ecosistema è stato centrale anche nell’intervento di Caterina Molteni, che ha raccontato Gelateria Sogni di Ghiaccio, spazio nato a Bologna nel 2016 e oggi portato avanti da un collettivo di venti persone. «Se volevamo che questo spazio continuasse a vivere, c’era bisogno dell’impegno di tutti», ha raccontato, descrivendo una pratica di cura condivisa che ha trasformato lo spazio in un punto di incontro ricorrente, con eventi, mostre, streaming, letture e momenti di aggregazione. Virginia Sommadossi ha portato nel dialogo l’esperienza di Centrale Fies, centro di ricerca e produzione in Trentino dedicato alle arti performative, attivo dalla fine degli anni Novanta. Nel racconto introdotto da Gianni, Centrale Fies è emersa come una realtà ormai “istituzionale”, pur mantenendo una natura indipendente: un luogo in cui performance, arti visive, suono e pratiche ibride si intrecciano, mettendo al centro ricerca, processo e sperimentazione.
Più che definire una sola idea di indipendenza, il talk ha mostrato una pluralità di modelli possibili: spazi radicati nei territori, piattaforme aperte, collettivi, centri di produzione e luoghi di ricerca capaci di attraversare scale diverse. L’indipendenza è emersa come capacità di preservare libertà di linguaggio, ascolto e relazione.
A chiudere la serata, il DJ set di Lorenzo Senni & Soft Cou ha prolungato il confronto in una dimensione musicale e condivisa, trasformando Panorama in uno spazio di ascolto, incontro e comunità temporanea.
