Milano Art Week 2026 e miart: torna la settimana dell’arte tra eventi diffusi in città e fiera

Mancano poche settimane prima che l’urbe meneghina torni a offrire due degli appuntamenti più rilevanti del calendario dell’arte contemporanea: la Milano Art Week (dal 13 al 19 aprile) e miart, la fiera internazionale dedicata all’arte moderna e contemporanea (dal 17 al 19 aprile).
Uno solo sguardo ai rispettivi palinsesti basta a intuire come la città sia pronta a confermarsi, ancora una volta, «crocevia internazionale per l’arte contemporanea», secondo la definizione dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, che descrive il programma come «ricco e diffuso», capace di attraversare l’intero tessuto urbano, anche alla luce dell’arrivo di Paris Internationale, per la prima volta fuori dalla Francia.
Si parte dalla Milano Art Week, che celebra la sua decima edizione, ed è promossa dal Comune di Milano e coordinata da Arte Totale ETS. Tra le novità spicca “Ghost Track”, progetto nato dalla collaborazione tra i Musei Civici e MAC – Milano Art Community: un dispositivo espositivo che innesta pratiche contemporanee all’interno del patrimonio storico, attivando un dialogo inedito attraverso interventi site-specific in istituzioni solitamente estranee al contemporaneo.

A questo sistema diffuso fanno da contrappunto alcuni appuntamenti cardine. Al PAC, la prima monografica europea di Marco Fusinato, “The Only True Anarchy Is That of Power”, a cura di Diego Sileo, si apre alla Milano Art Week con una performance inaugurale dell’artista; alla GAM, Letizia Cariello presenta l’opera site-specific Παρνασσός_Parnassus.

Il circuito civico si articola ulteriormente tra Museo del Novecento, con salut! hallo! hello! di Diego Marcon e “Vedere l’aria” di Bruno Munari, e Palazzo Reale, che ospita “Le Alchimiste” di Anselm Kiefer e “Le forme del desiderio” di Robert Mapplethorpe. Al MUDEC, “Il Senso della Neve” dialoga con l’installazione immersiva di Chiharu Shiota. Completano il quadro, Sabrina D’Alessandro al Castello Sforzesco, Cristina Finucci al Museo di Storia Naturale e Paola Marzotto all’Acquario Civico.

Tra le istituzioni, Fondazione Prada presenta progetti di Cao Fei e Mona Hatoum; Pirelli HangarBicocca accosta la retrospettiva di Rirkrit Tiravanija a “Rebecca” di Benni Bosetto; Triennale Milano dedica ad Andrea Branzi la monografica “Continuous Present”.
Tra gli spazi indipendenti, la Casa degli Artisti presenta il duplice progetto di Ugo La Pietra, “Erbario” e “Gli invasati”; negli spazi di BiM è esposto Paper/Northern Lights di Gianni Pettena; in quello di Open Casello a Porta Genova è presente invece Una Porta per il Casello di Mohammed El Hajoui, mentre BASE Milano ospita “IDIORYTHMIA – RE-U” dello studio smarin.
Non mancano momenti di confronto ad accompagnare e interrogare criticamente la produzione artistica, tra cui: Il tempo: velocità del mercato vs tempo della cultura, organizzato da Banca Generali, e Art for Tomorrow Talks – The Blurry Border Between Design & Art promosso da Democracy and Culture Foundation e The New York Times.
Dei nodi urbani ormai consolidati nella manifestazione, come il Terminal 1 di Malpensa, la Porta di Milano e i Bagni Misteriosi del Teatro Parenti, si segnala l’inaugurazione del parco di ArtLine, che arriva al suo completamento con l’ultima acquisizione, Octospider di Jeremy Deller.

Accanto alla Art Week, miart, sotto la direzione di Nicola Ricciardi, celebra la sua trentesima edizione nella nuova sede della South Wing di Allianz MiCo con centosessanta gallerie provenienti da ventiquattro paesi. Il titolo è già un programma: “New Directions: miart, but different”, richiamo al disco di John Coltrane inciso nel 1963, e alla sua straordinaria capacità di muoversi tra tradizione e innovazione, a cui la fiera si ispira curatoralmente.
Tra le novità che incarnano le new directions: una nuova sezione, Movements, dedicata all’immagine in movimento; il rinnovamento di Established, con Established Anthology; e l’espansione di Emergent. La fiera parte da quest’ultima, al piano d’ingresso.
Curata da Attilia Fattori Franchini, Emergent cresce quest’anno con ventinove gallerie da tutto il mondo –molte per la prima volta a Milano – con giovani talenti e linguaggi sperimentali. I progetti affrontano temi caldi – identità, memoria, corpo, strutture sociali, cambiamento climatico – attraverso pittura, scultura, ceramica, opere tessili, video e fotografia. Forte la presenza di artiste donne tra cui Valentina Cameranesi Sgroi, Gunes Terko, Manuela Garcia, Linda Lach e Katja Farin.
La sezione storica Established prende posizione al piano terra della South Wing. Centoundici gallerie attraversano l’arte del Novecento fino al presente. Il dialogo tra passato e presente, già serrato – bastano i nomi di Vedova, Nicole Wittenberg, Chiara Camoni, Adami, Rosa Barba e Mario Schifano per percepire il confronto tra maestri e contemporanei – si approfondisce ulteriormente al piano superiore. Qui, venti gallerie internazionali costituiscono Established Anthology, una metasezione di Established che costruisce una storia dell’arte non lineare fatta di deviazioni, ritorni, riscritture e anticipazioni, con nomi come, per citarne solo alcuni, Alicja Kwade, Giosetta Fioroni, Lucio Fontana e Alighiero Boetti.

Infine, Movements, una sezione del tutto inedita dedicata al video e al film d’artista, nata dalla collaborazione con il St. Moritz Art Film Festival e curata da Stefano Rabolli Pansera. La rassegna, con un programma che articola venti film di artisti afferenti a quindici gallerie, mette in luce il ruolo che gioca la musica nella generazione delle immagini. Lo fa a partire dal campo di domande che apre il tema “If Music”, articolandosi in cinque movimenti: materia e paesaggio, a cui partecipano anche Renato Leotta e Anna Franceschini; voce e traduzione, da Tony Cokes a Stephanie Comilang; spazio ritmico, con Andrew Norman Wilson e Tommy Malekoff; coreografia, a cui partecipano tra gli altri Massimo Bartolini e Anri Sala; e ritmo del lavoro, con Yuri Ancarani.
Anche i partner storici contribuiscono con progetti inediti. Con Intesa Sanpaolo, main partner di lunga data, Nicola Ricciardi curerà Standard/Variations, un progetto che mette in dialogo la pittura degli anni Sessanta – Ryman e Schifano – con il jazz modale di Kind of Blue di Miles Davis. MSGM rinnova invece la partnership con Buena vista, un cortometraggio animato di Alessandro Di Pietro per lo schermo LED di Allianz MiCo che affronta il tema del diritto all’abitare a Milano.

Torna anche la SZ Sugar miart commission, insieme a CAM Sugar, per mettere in luce due opere fondamentali del 1960 – Audace colpo dei soliti ignoti di Piero Umiliani, con Chet Baker, e Invenzione su una voce per nastro magnetico di Bruno Maderna –, lasciando agli artisti in fiera la possibilità di intervenire e trasformare i nastri originali in nuove opere.
Resta per lo più invariato il sistema di premi e fondi, con due novità: l’Archivorum Publication Award, da 20.000 euro, per sostenere lo sviluppo di un progetto editoriale originale, e la Menzione Speciale, da 1.000 euro, introdotta dalla Fonderia Artistica Battaglia per una produzione o sperimentazione nei loro spazi.
I riconoscimenti dei vari premi saranno assegnati da una giuria di direttori e curatori internazionali, tra cui Clément Delépine (Lafayette Anticipations, Parigi), Helena Kritis (WIELS, Bruxelles), Arturo Galansino (Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze), Vittoria Matarrese (curatrice indipendente, Parigi), Edward Gillman (Chisenhale Gallery, Londra) e Alessio Antoniolli (Triangle Network, Londra & Fondazione Memmo, Roma).
Milano Art Week, dal 13 al 19 aprile 2026; Milano; info:https://www.milanoartweek.it/
miart 2026: “New Directions: miart, but different”, dal 17 al 19 aprile 2026; Allianz MiCo South Wing, gate 1-2, Viale Eginardo, Milano; info: https://www.miart.it/