Le mostre di giugno. Una guida a 10 mostre da visitare in Italia

di | 04 giu 2026
OPLÀ-azione-lettura-teatro, Galleria Fiori, Firenze, primo novembre 1969. “Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971”, 2026. Museo MAGA, Gallarate. Fondo Archivio Paolo Scheggi Milano. Foto di Paolo Scheggi

In attesa dell’estate e della generale fuga dalla città, nel mese di giugno centri come Milano, Torino, Napoli e Palermo offrono importanti retrospettive, mostre personali di artisti internazionali e progetti diffusi per scoprire e salvaguardare il territorio e le comunità. Allo stesso tempo, centri più piccoli, dal Trentino alla Sardegna, presentano gli esiti di ricerche pittoriche emergenti, progetti che ci avvicinano a popoli lontani, esperienze di fruizione del suono e della luce come modellatori dello spazio. 
La natura varia ed eterogenea delle dieci mostre selezionate questo mese ne rafforza i punti di prossimità: l’accento posto sulle possibilità trasformative delle pratiche artistiche, l’importanza delle identità collettive e della partecipazione del pubblico, la pluralità dei linguaggi – tra fotografia, pittura, incisione, dimensione suono, video e pratiche relazionali. 

1. “Francesco Clemente. In Between” – Triennale, Milano (fino al 6 settembre) 
L’arte di Francesco Clemente fiorisce sulla soglia, in quello spazio stretto in cui le forme possono essere tutto, in una continua trasformazione che fluisce da uno stato all’altro, tra entità primordiali, personaggi mistici e corporeità ibride. Dall’incontro con la cultura indiana nel 1973 al trasferimento a New York nel 1981, le settanta opere esposte costruiscono una panoramica della pratica pittorica dell’artista napoletano, dagli anni Settanta a oggi, tra disegni, acquerelli, pastelli e affreschi. 

“Francesco Clemente. In Between”, 2026. Veduta dell’allestimento. Triennale, Milano. © Triennale di Milano. Foto di Delfino Sisto Legnani, DLS studio

2. “Cecilia Vicuña: El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso)” – Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Torino (fino al 20 settembre)
Un intreccio di lane crude e grezze si estende negli spazi longitudinali della Manica Lunga del Castello di Rivoli. Cecilia Vicuña rievoca la tradizione inca tramite l’installazione di un quipu acostado, sistema di registrazione e contabilità utilizzato dall’antica popolazione. Il carattere partecipativo dell’opera, il dialogo con la comunità e la natura effimera dell’intervento sono elementi fondativi della pratica di Vicuña, che si muove tra arte decoloniale e salvaguardia dell’integrità e dignità delle popolazioni indigene. 

Cecilia Vicuña, “Cecilia Vicuña: El glaciar ido (The vanished glacier / Il ghiacciaio scomparso)”, 2026. Veduta dell’allestimento. Castello di Rivoli, Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. © CECILIA VICUÑA, by SIAE. Foto di Alberto Nidola

3. Giorgio Griffa, “ritmi e pause” – Stamperia Albicocco, Udine (fino al 12 luglio) 
Nasce da una serie di incontri, tentativi e ripetizioni gestuali la mostra presso la stamperia udinese, che presenta un ciclo di acquetinte di Giorgio Griffa. In particolare, il progetto si incentra sull’utilizzo della calcografia come rilettura ed estensione del linguaggio pittorico dell’artista torinese, fatto di tinte e sfumature impalpabili: nulla di tutto questo si perde nel passaggio dal cartaceo alla lastra, ma anzi si rinnova e si riattiva sul supporto rigido.

Giorgio Griffa, “ritmi e pause”, 2026. Veduta dell’allestimento. Stamperia Albicocco, Udine. Foto di Gianluca Albicocco

4. “Giuseppe Chiari (1926-2026). Partitura per un Museo” – MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna (fino al 27 settembre) 
Figura tra le più poliedriche del secondo Novecento italiano, Giuseppe Chiari ha giocato con musica, arti visive e pratiche performative, ridefinendo il linguaggio musicale in “chiave espansa”. In mostra – prima retrospettiva completa dell’artista fiorentino in un’istituzione pubblica – partiture, statement e pianoforti attestano la risemantizzazione dei dispositivi musicali operata da Chiari, e delle sue sperimentazioni sulle modalità non canoniche di suonare gli strumenti.

Giuseppe Chiari, Senza titolo, 1992. Tecnica mista su spartito musicale su tela, 54 x 119 cm. “Giuseppe Chiari (1926-2026). Partitura per un Museo”, 2026. MAMbo, Bologna. Collezione privata, Firenze. Courtesy Tornabuoni Arte. Foto di Ornella De Carlo 

5. Claire Fontaine, “Song for dark times” – Galleria Solito, Napoli (dal 12 giugno al 12 settembre)
È tratto dal poema Poesie di Svendborg (1939) di Bertolt Brecht il titolo della mostra con cui il duo Claire Fontaine riflette sull’impatto che i conflitti geopolitici hanno sulle nostre vite, partendo da un’opera del 2006: Ibis redibis non morieris in bello è un’installazione circolare al neon che traduce in inglese la celebre frase latina pronunciata dalla Sibilla Cumana. L’opera gioca sui concetti di ambiguità, ciclicità del tempo e assurdità della guerra, ed è accompagnata in mostra da alcune opere iconiche che invadono l’esterno della galleria. 

Claire Fontaine, Ibis redibis non morieris in bello, 2026. Neon montato a parete, trasformatore, struttura, sequencer elettronico e cablaggio, 120 x 120 x 7 cm. “Song for dark times”, 2026. Galleria Solito, Napoli. Copyright Claire Fontaine. Courtesy di Claire Fontaine, Palermo; Reena Spaulings Fine Art. Foto di Reena Spaulings Fine Art

6. Pietro Moretti, “Corpi santi” – Galleria Doris Ghetta, Ortisei (fino al 18 luglio)
L’artista classe 1996 ripensa Roma, la sua città, attraverso gli aspetti perturbanti e meravigliosi che la caratterizzano. Il corpus di opere a olio e acquerello riflette così la complessità della vita urbana contemporanea, scegliendo come paesaggio ricorrente gli argini del Tevere, in particolare la foce all’idroscalo di Ostia: qui personaggi del presente incontrano figure mitologiche e fiabesche, mentre i frutti immersi nelle acque si trasformano in corpi. Tra realismo e introspezione, le opere si traducono in evanescenti paesaggi interiori.

Pietro Moretti, Cecità, 2025. Acquerello su carta, 24 x 32 cm. “Corpi santi”, 2026. Galleria Doris Ghetta, Ortisei. Foto dell’artista

7. Stefania Galegati, “Isola delle Femmine” – Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva, Palermo (fino al 28 novembre)
L’isola delle Femmine è un piccolo pezzo di terra visibile al largo di Palermo, attualmente proprietà privata e riserva naturale. Nel 2017 Stefania Galegati lancia un crowdfunding per comprare l’isola e «lasciarla in pace». Ne è nato un network internazionale di artisti, curatori e cittadini e un programma di workshop, residenze e incontri per dialogare con la città di Palermo. L’insieme di esperienze viene restituito nella mostra presso l’Ecomuseo, dove Galegati espone Manifesto infinito, un’opera multimediale complessa e il suo diario di viaggio. 

Stefania Galegati, Manifesto infinito, 2026. Video a canale singolo. “Isola delle Femmine”, 2026. Ecomuseo Urbano Mare Memoria Viva, Palermo

8. “Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971” – Museo MAGA, Gallarate (fino all’11 ottobre) 
Sebbene sia impossibile accostare Paolo Scheggi a una specifica ricerca o campo del sapere, la mostra varesina si sofferma sui suoi ambienti vivibili e percorribili, frutto di una ricercata integrazione plastica all’architettura, nata in risposta al clima sperimentale milanese degli anni Sessanta. Punto di arrivo di questo processo – raccontato in mostra da fotografie, documenti e maquette – è stato Intercamera plastica (1976), primo ambiente presentato alla Galleria del Naviglio di Milano e documentato dagli scatti di Ugo Mulas, visibili in mostra. 

Franca e Paolo Scheggi, Galleria del Naviglio, Milano, 1967. “Qui e altrove. Gli ambienti di Paolo Scheggi 1964-1971”, 2026. Museo MAGA, Gallarate. © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati

9. Monica Biancardi, “Il capitale che cresce” – MAN, Nuoro (fino al 14 giugno)
La mostra nasce dall’acquisizione di undici ritratti in bianco e nero che Monica Biancardi ha realizzato tra il 2009 e il 2023 delle gemelle Sara e Saleha, incontrate durante un viaggio in Palestina. Gli scatti non attestano la sola trasformazione fisica ma riflettono sui temi di identità e appartenenza, perdita di libertà e ruoli sociali. Ad amplificare la potenza della narrazione fotografica, la mostra è accompagnata da mappe, video e disegni, per documentare la frammentazione del territorio palestinese e la presenza della comunità che resiste. 

Monica Biancardi, Il capitale che cresce, Sarah e Saleha, 2015. Stampa fotografica ai pigmenti. “Il capitale che cresce”, 2026. MAN, Nuoro. Courtesy di MAN

10. Brian Eno, “SEED”, “My Light Years” – Complesso monumentale di San Paolo e Ospedale Vecchio, Parma (fino al 2 agosto)
Dopo il Leone d’Oro alla carriera ricevuto da La Biennale di Venezia nel 2023, Brian Eno è ora protagonista della sua prima grande mostra in Europa. L’intervento nella città di Parma si articola in due progetti, tra l’esperienza d’ascolto “SEED”, realizzata per i giardini di San Paolo, e “My Light Years” presso l’Ospedale Vecchio, mostra che accoglie la più completa collezione mai realizzata delle installazioni e delle opere audiovisive del padre della ambient music. 

Brian Eno, “My Light”, 2026. Veduta dell’allestimento. Ospedale Vecchio, Parma. Foto di JC, Milano