Respite for this Afternoon, la morbida solitudine di Xian Kim da P420

Xian Kim, “Respite for This Afternoon”, 2026. Veduta dell’installazione. P420, Bologna. Foto di C. Favero

Rimuovere i dettagli, per Xian Kim, significa andare in profondità. Nella sua prima mostra personale in Europa, l’artista sudcoreana classe 1992 reinterpreta oggetti e personaggi dell’ordinario privandoli dei volti, degli accessori, delle grinze della pelle. Così, soggetti vivi si trasformano in nature morte, dormienti, in uno stato idealizzato che le protegge dalle inquietudini e i turbamenti della contemporaneità.
È liberatorio guardare queste figure ricostruite su tela, a volte tramite plastiche e ceramiche, così come è liberatorio respirare l’aria dei pomeriggi estivi, quella breve e fugace frazione di tempo a cui il titolo della mostra fa riferimento. “Respite for This Afternoon” rimanda infatti a quei momenti in cui la luce vibra di energia quasi onirica, in cui il silenzio crea sospensione e il tempo cronologico si dilata. Si entra così, tramite le tele di Kim, in una dimensione intima e protetta, tanto visiva quanto psicologica, in cui niente spaventa e tutto rassicura. 

Xian Kim, “Respite for This Afternoon”, 2026. Veduta dell’installazione. P420, Bologna. Foto di C. Favero

Piccole sculture, vasetti e soprammobili si inseriscono come altari domestici o presepi laici in un ambiente “incipriato”, slegati da ogni funzione pratica e distanti dall’essere semplici esercizi naturalistici. Risuona forte l’eco della solitudine insita nella pittura metafisica, e il risultato è un codice visivo in grado di estrarre la dimensione assoluta dalla vita quotidiana: i soggetti sono colti in pose rigide e stereotipate, composizioni quasi infantili, geometriche, regolari, dalle superfici patinate e levigate. Nulla sembra essere fuori posto, tutto sembra essere dolce, gentile, morbido, come se non esistesse bruttezza o crudeltà al di fuori: «In un mondo che sembra restringersi, collassare su sé stesso e farsi sempre più frenetico e prestazionale, la pittura di Xian Kim agisce come una forma di resistenza silenziosa», scrive Gioele Melandri nel testo critico della mostra. La resistenza allora si attiva tramite una pittura confortante, che mette in risalto la bontà dei soggetti e degli ambienti, che si concede il lusso di sostare in una zona fatta di intimità, lentezza e pazienza, elementi proibiti nel mondo irascibile e veloce che abitiamo. Come la brevità di un pomeriggio estivo, le piccole tele di Kim ci ricordano che è possibile sottrarci a ritmi e dinamiche che non ci appartengono.

Xian Kim, “Respite for This Afternoon”, 2026. Veduta dell’installazione. P420, Bologna. Foto di C. Favero

«Per Kim dipingere le cose significa, in ultima istanza, accudirle, levandole dalla polvere della banalità per rivelarne l’intimità più sofisticata», scrive Melandri, e proprio in questa “intimità sofisticata” ci riconosciamo, in quella zona privata e nascosta che nelle tele di Kim esce allo scoperto e diventa manifesta. La solitudine che si respira nelle composizioni allora non è esistenziale, al contrario è un luogo in cui ritrovarsi, guardarsi e accettarsi, senza la pressione del confronto con l’altro. 
La pittura si fa così messaggio di speranza per non cedere alle brutture del mondo, alla sua cattiveria e al suo cinismo, ma di combatterli con «il lusso della sosta: un invito a cercare il proprio pertugio, la propria traiettoria, per andare oltre ciò che è ovvio e scoprire, nella parzialità di un dettaglio, quel poco di buono che resta». 

Xian Kim, “Respite for This Afternoon”, 2026. Veduta dell’installazione. P420, Bologna. Foto di C. Favero

Dall’11 giugno al 5 settembre 2026; Galleria P420, via Azzo Gardino 9, 40122, Bologna; info.

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