La Commedia dell’arte di Amedeo Polazzo da Herald St a Bologna

La sazietà semantica è quel fenomeno per cui, nel ripetere più e più volte una parola, questa si allontana da noi, perdendo senso e familiarità. Uscendo dal terreno semantico, è come quando ci si guarda intensamente allo specchio fino a non riconoscersi più. Come descrive Marta Papini nel testo critico alla mostra “Commedia dell’arte” presso Herald St a Bologna, il meccanismo è lo stesso che si ripete nei dipinti di Amedeo Polazzo, artista classe 1988, nato a Starnberg, in Germania, e cresciuto a Vicenza.

Tra i suoi soggetti più frequenti, frutti di varia forma e colore si affollano sulla tela: mele, banane e ciliegie che però, nelle mani di Polazzo, si trasformano in entità estranee, colte in dettagli surreali, mentre roteano nell’aria o galleggiano nell’acqua. Non c’è forza di gravità, non ci sono leggi fisiche a cui appellarsi. Il risultato è un’inquietudine di sottofondo che porta lo spettatore a interrogarsi su ciò che sta osservando: è soltanto frutta?

Il titolo della mostra risponde proprio a questo quesito: è una commedia, una messa in scena che niente ha a che vedere con la vita che abitiamo tutti i giorni. La frutta che compriamo e conserviamo in frigorifero, parte integrante della nostra routine e quotidianità, perde qui ogni legame con noi. Le nature morte possiedono una vita propria, rappresentano stati psicologici, sono personaggi di storie che non sono le nostre. L’artista si trasforma in regista, mentre costruisce strutture narrative stranianti, a tratti disturbanti. Come delle maschere alla James Ensor, le operazioni artistiche di Polazzo hanno in sé una vena amaramente ironica che sfocia per sua natura nell’inquietudine.

L’inesorabilità del tempo e l’aspetto effimero dell’esistenza sono temi centrali nei lavori di Polazzo: in opere come Succession, in cui una mela-matrioska contiene idealmente le sue sorelle più piccole, e Passaparola, dove le mele replicano le varie fasi del ciclo lunare, il frutto emblema del peccato sembra invece depurarsi da ogni scoria per diventare puro simbolo del tempo che passa – così rispondendo pienamente al ruolo delle nature morte nella storia dell’arte.

Nelle opere di Polazzo dunque la frutta riesce a coniugare tradizione e nuovi linguaggi, tra fenomeni psicologici e immaginari surreali, costruendo un alfabeto visivo fatto di imprevisti, deviazioni e anomalie rispetto al risultato atteso. Come se ci fosse un segreto ben nascosto e impossibile da svelare, la pittura di Polazzo si fa iperrealistica, illusoria, precisa fino a ingannare l’occhio. È il caso di opere come Nesting Model e Sleeper I, che lasciano lo spettatore ad annaspare alla ricerca di una verità nascosta dietro la superficie pittorica, o Cave Canem, dove l’artista gioca con il fenomeno della pareidolia, che induce l’occhio umano a riconoscere forme familiari in immagini randomiche, in questo caso le venature del legno.

Di fronte al turbamento che deriva dalla totale assenza di controllo e previsione nelle opere di Polazzo, lo spettatore può scegliere: abbracciare l’imprevedibilità, e viverla come una possibilità, oppure privarsene, scegliendo di rimanere lì dov’è.
Dal 23 maggio al 1 agosto 2026, Herald St, Via Valdonica, 14, 4026 Bologna; info.