In The Carnival Of The Void: la FESTA di Xing apre con l’addio alle carni di Simon Vincenzi

di | 20 mag 2026
Simon Vincenzi, In The Carnival Of The Void, 2026. FESTA, Bologna. Courtesy di Xing. Foto di Luca Ghedini

Domenica 10 maggio si è svolto il primo appuntamento di FESTA, nuovo progetto di Xing, che si articola nel 2026 e nel 2027 tra Bologna, Torino, Cesena, Riola, Firenze e Milano. In ogni città un evento viene commissionato ad una diversa soggettività artistica: Simon Vincenzi, Riccardo Benassi, Claudia Castellucci, Michele Rizzo, Mårten Spångberg, Ashes Withyman, Cristina Kristal Rizzo. Queste sono invitate a rispondere a un tema, quello della festa, tanto vasto e carico di significati contrastanti tra loro: dal momento di interruzione del lavoro – nel senso di labour e di fatica – al party; oppure dall’organizzazione spontanea di momenti di condivisione come i picnic e gli ormai illegali rave, fino ai rituali patriottici legati al culto della tradizione mitica e delle personalità dei leader politici. 
Dal 2000 Xing ha presentato, prodotto e sostenuto – a livello nazionale e internazionale – oltre mille artisti, dando vita a formati anomali e piattaforme performative spesso inedite. Tra i cicli di ricerca e produzione che hanno avuto una vita pluriennale possiamo elencare Netmage International Live Media Festival, attivo dal 2000 al 2011, F.I.S.Co. – Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo, sviluppato anch’esso tra il 2000 e il 2011, e Live Arts Week tra il 2012 e il 2021. 
Il solco nel quale si iscrive questo nuovo calendario – per utilizzare un termine così presente nella retorica delle feste comandate – è quello della ricerca che Xing porta avanti da almeno due decenni sulle live arts, incentrata su tool come durata, suono, spazio, e pratiche di pensiero, e sulla creazione di un tipo di esperienza non conforme. La scansione degli eventi di FESTA si ispira al fallimentare calendario francese introdotto nel 1793, momento in cui la neonata Repubblica propose una riorganizzazione temporale che si facesse portatrice dei valori giacobini di modernità e razionalità, e potesse decristianizzare il tempo scalzando quelli monarchici. 

Simon Vincenzi, In The Carnival Of The Void, 2026. FESTA, Bologna. Courtesy di Xing. Foto di Luca Ghedini

Il 10 maggio 2026, verso le ore diciannove, a Bologna, raggiungendo il parcheggio in zona Fiera, tra le torri di Kenzo Tange e la sede della RAI dalla quale svettano le antenne televisive, è possibile vedere un furgone bianco all’interno del quale sono seduti un individuo con la maschera da gorilla e uno con una maschera raffigurante il volto dell’attrice Marlene Dietrich che impugna un’antenna analogica fuori dal finestrino. Nelle vicinanze, da una scalinata che dà verso il sottosuolo, proviene una colonna di fumo. Diradatasi leggermente, una persona invita il pubblico ad accedere a quella che sembra una voragine sulfurea nel cemento. Una volta scese le rampe di scale, un’altra figura distribuisce alla fila un cartellino con un numero a tre cifre nero e appiccica degli adesivi con dei nomi, tra cui è possibile notare «Eraclitus», «Jessica Holland» e «The Modern Dance».
Dopo questa particolare punzonatura si accede a un parcheggio sotterraneo cosparso di coriandoli lucidi e alcuni tanga paillettati gettati in terra. All’interno dell’ambiente sono presenti diversi elementi installativi, tra cui una serie di asciugamani rossi disposti a formare un ammasso che ricorda un cuore distorto. Il cumulo assorbe la pioggia che vi batte sopra. L’acqua entra nello spazio attraverso la grata sovrastante insieme alla luce naturale del pomeriggio nuvoloso che ormai volge verso sera.

Simon Vincenzi, In The Carnival Of The Void, 2026. FESTA, Bologna. Courtesy di Xing. Foto di Luca Ghedini

A un tratto un sonoro «pop!» – di quelli che sembrano provenire da un confetti cannon, ovvero quei tubi che con uno scoppio controllato sparano coriandoli – attira le persone verso un angolo del parcheggio, dove una porta conduce al settore F. Sul limitare, un’altra persona controlla il flusso dei corpi leggendo sugli adesivi i nomi di chi vuole passare e ad alcuni assegna degli oggetti disposti su un tavolo adiacente: manganelli, mascherine nere, piccole boccette di superalcolici, pugnali.
Nel settore F è presente una strana macchina microfonata e diverse panche disposte a quadrato, dove le persone iniziano a sedersi. Al centro della scena inizia una performance più frontale rispetto a quanto esperito fino a ora.

Simon Vincenzi, In The Carnival Of The Void, 2026. FESTA, Bologna. Courtesy di Xing. Foto di Luca Ghedini

Un uomo con i capelli lunghi e i baffi entra all’interno dell’assemblea. Indossa una maglietta bianca con la scritta «THE CHOSEN ONE». Toltosi la maglietta e indossato un passamontagna, inizia una danza frenetica accompagnata da un rumore ambientale, intervallato da colpi di rullante irregolari e molto distanti tra loro. Una voce scandisce l’inizio dei diversi atti della danza.
I movimenti del performer iniziano lenti, sembrano un semplice tremolio, poi via via si aprono a una danza accennata, una frammentazione convulsa che progressivamente accelera. Come uno zombie sotto l’effetto di speed, sembra triturare, tramite sussulti ripetitivi, uno stock di gesti coreografici provenienti da contesti più disparati. È possibile ricondurre alcuni movimenti a Michael Jackson, altri alla danza classica, altri ancora riproducono il linguaggio corporeo degli animali. In altri momenti le braccia e le mani del protagonista sembrano quasi voler fermare il frullatore impazzito prodotto dal suo corpo, penetrando i propri orifizi: bocca, occhi, ano, genitali e orecchie. La durata e la tenuta fisica sono impressionanti.
Un paio di figure sedute in punti diversi del quadrato iniziano a parlare in maniera quasi incomprensibile. Anche il protagonista, tra un atto e l’altro, farfuglia qualcosa in inglese. Si riescono a cogliere solo alcune parole: «dressed up like cannibals, statistically, time death, all covered in blood, professor, huge penis».

Simon Vincenzi, In The Carnival Of The Void, 2026. FESTA, Bologna. Courtesy di Xing. Foto di Luca Ghedini

Dopo diversi atti, altre figure entrano all’interno dell’assemblea e viene messa in funzione la macchina microfonata, che si rivela essere un trituratore. Molti indumenti e oggetti vengono inseriti al suo interno e ridotti in poltiglia. Le persone si alzano dalle panche. Una performer in tenuta antisommossa si profila a fianco dell’ingresso del reparto F e, guardandosi intorno terrorizzata, impugna un coltello come a difendere le proprie borse. Il protagonista ora indossa un perizoma e una maschera piumata; i suoi movimenti sono calmi ed eleganti, come se la danza terrorizzata prodotta fino a quel momento lo avesse liberato da qualcosa. Nei vari spazi, alcuni performer in pettorina catarifrangente ripuliscono lo spazio.

Simon Vincenzi, In The Carnival Of The Void, 2026. FESTA, Bologna. Courtesy di Xing. Foto di Luca Ghedini

L’anticlimax si risolve fino all’uscita dal parcheggio, dove, quasi tre ore dopo, lo stesso furgone bianco è ora avvolto da un telo di plastica semitrasparente; su di esso si intravede una scritta: «FORGET». 
Al termine del caos controllato da Simon Vincenzi, troppo complesso affinché un solo spettatore possa coglierne tutte le parti, l’impressione è quella di una macchina produttiva sofisticata e di alto livello che riesce comunque a situarsi in un contesto off. Ripensando al calendario giacobino promotore dei propri principi morali, viene quindi da chiedersi di quali valori si farà portatore il calendario di FESTA, o forse – quasi in maniera proiettiva – quali valori possa produrre chi vi partecipa e interagisce nel ruolo di quello che tradizionalmente chiameremmo pubblico.