A Basilea, questa settimana, i collezionisti si riuniscono tra fiere e spazio urbano

Venezia schiude mondi, New York li restituisce al mercato, Basilea emette il verdetto definitivo. Così il sistema dell’arte si riversa in Svizzera come da migliore tradizione: c’è la regina delle fiere ad accogliere, sincronizzare e mettere in risonanza i ritmi dell’intero ecosistema globale dell’arte. Art Basel, edizione 2026, dal 18 al 21 giugno (con varie sfumature di preview, più o meno esclusive, dal 15 al 17), e tutto attorno fiere, mostre, affari, cene. «Per una settimana», dichiara Maike Cruse, direttrice di Art Basel a Basilea, «Basilea diventa il principale punto d’incontro del mondo dell’arte, dove la profondità della storia dialoga con le produzioni più audaci del presente, tra i padiglioni della fiera e l’intera città». In numeri: duecentonovanta gallerie da quarantatré Paesi, inclusi ventidue espositori esordienti sparsi tra tutti i settori. E una non trascurabile iniezione di fiducia alle spalle, ora che le aste hanno fissato risultati leggendari a New York, e che le fiere, tutte, confermano la tenuta complessiva del mercato – che pure sta ridefinendo la sua struttura, o perlomeno si interroga sulla validità dei modelli iper-espansivi e sulla loro sostenibilità, vedi il caso recente della mega galleria Pace.

A Basilea si ritrovano tutti, mercanti blue-chip schierati in prima fila tra le Galleries di Art Basel. Hauser & Wirth spazia da Philip Guston e Louise Bourgeois a Nicolas Party, Lorna Simpson e Nicole Eisenman; MASSIMODECARLO costruisce un focus su Pietro Roccasalva, seguito dai nomi del suo pantheon, da Maurizio Cattelan a Elmgreen & Dragset a Carsten Höller; ancora nomi come David Zwirner, Gagosian e Thaddaeus Ropac a definire la consueta geografia del potere. Non mancano le new entries, come la newyorkese Berry Campbell Gallery, che accede direttamente al settore principale della fiera: «È particolarmente significativo poter portare il nostro roster di artisti a uno degli appuntamenti più influenti del calendario culturale internazionale e condividere il nostro programma con un pubblico così globale e dinamico», dichiarano ad «ARTnews Italia» le fondatrici Christine Berry e Martha Campbell. «Al centro del nostro lavoro c’è l’impegno a valorizzare artiste del XX secolo storicamente trascurate, e Art Basel rappresenta un’opportunità unica per far conoscere il loro lavoro a nuovi collezionisti, continuando al tempo stesso a rafforzare la nostra presenza sul mercato europeo».

E a proposito di novità: nel 2026 Art Basel lancia Basel Exclusive, un piccolo esercizio di suspense applicato al mercato, con le gallerie che si riservano di non rivelare proprio fino alla fine un’opera chiave del proprio booth, per mostrarla solo in fase di preview – o, meglio, di First Choice, quella riservata ai top tier collectors e ai direttori dei musei. Vedi alla voce: coreografia dell’attesa. Corteggiamento. Vecchie e nuove forme del desiderio. Mentre tra le sezioni della fiera, dopo le prove di lancio tra Miami e Hong Kong, debutta la versione più ambiziosa di Zero 10, tutta dedicata all’arte digitale e a un mercato che, nel frattempo, ha smesso da tempo di chiedere la legittimazione. Poi i punti fermi: tornano Feature, Edition, Statements, Premiere; torna Parcours, il programma di arte pubblica tra siti storici e spazi pubblici lungo Clarastrasse; e torna ovviamente Unlimited, il settore delle opere monumentali, fuori scala, stavolta guidato da Ruba Katrib, Chief Curator e Director of Curatorial Affairs del MoMA PS1. «L’edizione di Unlimited di quest’anno accosta i pesi massimi della storia dell’arte alle produzioni più recenti, alcune addirittura site specific», ha rivelato Katrib. «Spaziando dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, gli artisti rispondono ai turbamenti politici e sociali attraverso svariati registri estetici. Le loro opere rivelano i modi acuti in cui gli autori si sintonizzano su dettagli, sfumature e condizioni che spesso diventano leggibili solo più avanti. I dialoghi che ne scaturiscono sono rivelatori e, a tratti, inaspettati».

Basilea che attrae il mercato e insieme ne tiene il tempo. Mega gallerie e High-Net-Worth collectors (i collezionisti ad alto patrimonio), che procedono di pari passo. E poi la fascia media, quel vasto centro che raramente finisce in copertina, e che pure trova in questi giorni un momento di massima esposizione. «A differenza di altri poli dell’arte, la settimana di Basilea coinvolge davvero l’intera città, che è splendida e facilmente percorribile, permettendo ai visitatori di immergersi completamente nell’esperienza artistica, senza distrazioni», dichiara ad «ARTnews Italia» Lee Cavaliere, direttore della fiera Volta Basel, che si tiene al Congress Center dal 17 al 21 giugno, a due minuti a piedi da Messeplatz. «Proprio per questo le gallerie desiderano essere presenti: riconoscono il valore di una comunità internazionale e competente, caratterizzata da un forte spirito critico e da un autentico interesse per l’arte». Per la sua ventunesima edizione, Volta rafforza il legame con il territorio (conta quindici gallerie svizzere, il numero più alto di sempre) e un totale di settantanove espositori da ventisei Paesi, e lancia Frische!, la nuova sezione dove artisti e gallerie adottano approcci innovativi («Sì», dice Lee, «c’è ancora spazio per la sperimentazione», anche in un mercato che sembra premiare sempre più la sicurezza e i nomi affermati). Con un’indagine di mercato significativa alle spalle: secondo il report commissionato da Volta Basel, insieme a Ramsay Fairs e ArtTactic, è un momento cruciale per le opere sotto i cinquantamila dollari, con il 69% dei galleristi di questo segmento che si aspetta ancora una crescita nel corso dell’anno. «Questo dato riflette una realtà evidente», commenta Cavaliere. «Si preferisce sempre più entrare in relazione con opere che abbiano un significato personale, che creino un legame con l’artista e la sua visione. È un approccio al collezionismo più intimo e olistico, che va oltre la semplice logica dell’investimento».

A proposito di sperimentazione: c’è ancora Liste Art Fair (Messe Basel, dal 15 al 21 giugno) a presidiare il territorio della scoperta. Nel 2026, con il picco di centocinque gallerie da trentasei Paesi, tocca il traguardo di trentuno edizioni e continua a funzionare come banco di prova per artisti e gallerie che aspirano a entrare nel radar internazionale. Segue Maze Design Basel (nella chiesa neogotica Offene Kirche Elisabethen, dal 14 al 18 giugno), la fiera-boutique dedicata al collectible design, ora che Design Miami/Basel non c’è più: elegante, a dimensione di collezionista, quasi domestica nei ritmi, che bene interpreta il bisogno di calarsi da capo a piedi dentro gli spazi della fiera – meno stand, più conversazione. E ancora Africa Basel (al Klybeck 610, dal 16 al 21 giugno), che rifiuta la logica della nicchia e rivendica per le scene artistiche africane e della diaspora un posto pienamente acquisito nella scacchiera del contemporaneo. La sera si fa festa da Basel Social Club. È un altro giro di fiera, ma ogni volta sembra quella decisiva.