Le vendite della London Art Week mostrano un mercato sicuro e selettivo

Le mezze stagioni non esistono più, ma è proprio vero? Se si parla di arte e di mercato, si direbbe proprio di no, essendo proprio autunno e primavera i momenti cruciali per acquisti e vendite del segmento. L’autunno degli scambi 2026 ha esordito a Hong Kong verso la fine del mese di settembre con le aste di Christie’s, Phillips e Sotheby’s che hanno lasciato risultati più che incoraggianti, ma è entrato nel vivo a Londra tra il 14 e il 18 ottobre con Frieze London e Frieze Masters e tutte le aste satellite fuori dalla fiera. Nemmeno il tempo di spegnere le luci che i riflettori sono pronti a proiettarsi su Parigi per la Paris Art Week (dal 21 al 25 ottobre), appuntamento sempre più di peso sul calendario degli incanti e delle fiere con Art Basel Paris e le aste di Christie’s, Sotheby’s e, novità del 2026, di Phillips che esordirà sulle sponde della Senna per la prima volta, un segnale di come il mercato della Ville Lumière sia in buona salute e proietti l’ambizione di determinare una concreta espansione su scala globale.
Ma tornando in UK, per l’appunto, quella sul Tamigi è stata una settimana ricca di eventi, non solo per le fiere e le aste, ma anche per la strutturata offerta culturale proposta dai principali musei della città. Giusto per fare qualche esempio: Tate Modern con tre mostre all’attivo di Frida Kahlo, Ana Mendieta e Julio Le Parc; il Barbican Centre con Robert Ryman e la Whitechapel Gallery con Cecilia Vicuña. L’atmosfera era vivace e variegata, tesa a intercettare su angolazioni differenti le diverse anime del collezionismo, chi in asta, chi in fiera, chi in gallerie fuori dai contesti principali. Un insieme di fattori che ha spinto qualcuno a richiamare la Cool Britannia e gli anni in cui l’energia del mercato, ma più ampiamente della creatività made in UK, rappresentava un marchio di fabbrica: dall’arte dei YBA (Young British Artists) al cinema e, non a caso, in questi giorni cade il trentennale di Trainspotting di Danny Boyle.

Frieze London – Frieze Masters
A Regent’s Park, dove sono stati montati i consueti tendoni delle fiere Frieze London e Frieze Masters, sin dall’affollata preview del 14 ottobre si percepiva un’energia dinamica da cui traspariva, oltre a un’intenzione all’acquisto, anche una voglia di partecipare. Le vendite sono state consistenti, sebbene l’offerta sia stata per lo più conservativa. I nomi di comfort e maggiormente rassicuranti risultano più idonei in un contesto geopolitico di incertezza, per cui investire diventa un affare più morbido se si punta su artisti consolidati e ciò è valso specialmente per le maggiori gallerie internazionali presenti a Frieze e che hanno creato un bacino di offerta tale da far quadrare i conti in modo solido. Partendo da Hauser & Wirth da Frieze Masters che ha messo a segno una vendita da cinque milioni di sterline per un dipinto di Jan Brueghel il Vecchio a cui si affiancavano, a Frieze London, opere di George Condo e Avery Singer, si sono seguiti robusti riscontri anche da Thaddaeus Ropac per un tutto esaurito in cui all’apprezzata scultura di Leoncillo si univano le composizioni di Martha Jungwirth che ultimamente sta ricevendo una sostenuta attenzione da parte del mercato secondario con aggiudicazioni interessanti raggiunte a Vienna da Dorotheum. Gagosian ha piazzato un museale lavoro di Helen Frankenthaler per 2 milioni di sterline circa, mentre Gladstone Gallery ha puntato su Keith Haring e Anish Kapoor per le sue vendite migliori. Pace Gallery, con un focus sul lavoro di Marina Perez Simão, ha ottenuto vendite di rilievo con valori fino a 200.000 sterline circa, così come White Cube con le tele di Ilana Savdie e la scultura di Gabriel Orozco. Molto apprezzata l’offerta delle gallerie indiane, di base a Mumbai, presenti in fiera con stand dal grande impatto come Experimenter, Jhaveri Contemporary, Project 88 e Chemould CoLab, un dato significativo che riflette un dialogo di sostanza tra mercato primario e mercato secondario e che vede l’area South Asia e India protagonista dei più recenti trend.

London sales
Ad aprire le vendite in asta della London Art Week è stata Christie’s che nella sede di King St ha presentato il 14 ottobre due cataloghi di peso: Monsoon: The Peter Simon Collection e la 20th/21st Century: London Evening Sale. Il totale aggregato per le due sessioni ha fruttato una cifra di circa 219 milioni di sterline. Vero è che diverse erano le garanzie a coprire i lotti più sostenuti in termini di stima, ma a parte ciò Christie’s ha portato a casa un risultato di tutto rispetto. La collezione Monsoon, costruita in oltre trent’anni di collezionismo da Peter Simon, imprenditore britannico e fondatore del marchio di moda Monsoon, è diventata la single-owner collection più cara mai offerta da Christie’s a Londra con una percentuale di venduto pari al 98% per lotto e 99% per valore. Del resto Figure in Movement (1978) di Francis Bacon è passato di mano per 17,2 milioni di sterline e a seguire opere di Piet Mondrian Composition A, with Double Line and Yellow (1935) e Joan Miró Peinture (Les amants – Adam et Eve) (1925) hanno sfiorato un aggregato di venti milioni di sterline. Tra i più contemporanei Hurvin Anderson con il suo Last House (2013) ha trovato una nuova casa per 5.702.000 sterline, quasi il doppio della stima alta, a conferma di come l’artista sia molto apprezzato sul mercato inglese, basti ricordare che il suo Audition nel 2021, sempre da Christie’s, ha ottenuto il record d’asta passando di mano per oltre sette milioni di sterline. Risultato sbalorditivo anche per Painterly Architectonic (1918) di Liubov Popova che ha polverizzato la stima bassa di 1,8 milioni di sterline per toccare quota 7.640.000 sterline, commissioni incluse, dopo una battaglia agguerrita di bid.
Passando alla 20th/21st Century: London Evening Sale, due sole opere hanno fruttato quasi più del 45% dell’intera vendita, ovvero: il magnifico dipinto di Wassily Kandinsky Das bunte Leben (1907) salito sopra i 30 milioni di sterline per quella che si definisce un’opera dal valore significativo, essendo stata offerta a seguito di una storica restituzione agli eredi di Hedwig Lewenstein-Weyermann avvenuta nel giugno 2023 e poi Composition III (1920) di Piet Mondrian salito sopra i 25 milioni di sterline. Nel corso delle sessioni sono stati raggiunti diversi record d’asta per opere di Portia Zvavahera, Bridget Riley, Liubov Popova, David Bomberg e Igshaan Adams, tra gli altri.
Il giorno seguente, il 15 ottobre, è toccato a Sotheby’s e a Phillips svelare i propri cataloghi. La Contemporary Evening Auction di Sotheby’s ha lasciato alcuni invenduti nel corso della sessione e l’offerta si è mostrata piuttosto cauta, fattore che ha portato il totale della vendita a 46 milioni di sterline, poco meno rispetto all’asta gemella del 2025. Alcuni artisti che solitamente riscuotono riscontri sono rimasti senza un nuovo proprietario e ci si riferisce a Jadé Fadojutimi, Lucian Freud e Lynette Yiadom-Boakye. Il lavoro di Gerhard Richter è rimasto senza offerte riguardo a Grauer Spiegel (Gray Mirror), mentre a passare di mano per 6.678.000 sterline, commissioni incluse, è stato Abstraktes Bild (1992) per quello che è stato il secondo risultato più alto della serata. Il top lot della sessione di New Bond St è stato Untitled (1977) di Willem de Kooning che ha raggiunto i 9,8 milioni di sterline, stabilendo il prezzo più alto mai ottenuto all’asta in Europa per un’opera dell’artista. Sopra i due milioni di sterline sono andate opere a firma Mark Rothko, Andy Warhol e Georg Baselitz, sebbene il momento più acceso della serata, quello che ha determinato un vero ping pong di rilanci, si sia consumato su 10th – 22nd June 2021, Water Lilies in the Pond with Pots of Flowers di David Hockney, venduto per quasi due milioni di sterline a fronte di una stima di 450.000-650.000 sterline, e dunque quasi tre volte la stima alta.
Da Phillips a Berkeley Square, il catalogo misurato di venti lotti ha conquistato gli offerenti con una white glove sale, ovvero 100% di venduto per lotto, un totale di 14,8 milioni di sterline e +44% rispetto all’asta medesima dello scorso anno. A guidare la Modern & Contemporary Art Evening Sale è stata la composizione sul tono verde e giallo Mathis (1983) di Gerhard Richter e proveniente dalla collezione di Marcel Brient. Il lavoro ha raggiunto 5,8 milioni di sterline, comunque sotto i sei milioni di stima bassa. Buoni risultati per Banksy e David Hockney, mentre tra i più datati Marc Chagall e Salvador Dalí le opere sono salite sopra il mezzo milione di sterline. E poi i record d’asta raggiunti dai giovani artisti Joseph Yaeger ed Eva Helene Pade a chiudere la serata.

Tutto sommato sul mercato secondario, ancora una volta, si percepisce il forte interesse per le opere dalla provenienza prestigiosa come quelle della collezione Peter Simon proposta da Christie’s, per cui la dispersione delle collezioni private dal respiro museale continua a soffiare sulle vele dei portafogli più solidi e a condurli verso approdi sicuri e dai nomi rassicuranti. Il mercato cerca di adattarsi e al momento sembra resiliente in un periodo storico in cui ombre di incertezza aleggiano sui mercati internazionali a causa di conflitti, commerci bloccati e l’aumento dei prezzi delle materie prime. Ora il testimone passa a Parigi dove tra Grand Palais, musei e case d’asta tutto è pronto per la Paris Art Week.