Gallerie e artisti italiani a Frieze London 2026: da Focus ad Artist-to-Artist

di | 30 ott 2026
Frieze London, 2026. Courtesy di Frieze. Foto di Matt Sills

Dal 14 al 18 ottobre, la ventiquattresima edizione di Frieze London ha riunito sotto i tendoni di The Regent’s Park 176 gallerie provenienti da 43 paesi e regioni. Insieme a Frieze Masters, la fiera ha accolto 95.000 visitatori da 108 paesi e un numero record di rappresentanti istituzionali: 426 enti da 51 paesi. In questo panorama, la presenza italiana è contenuta ma riconoscibile, e si distribuisce in modo diverso tra le sezioni della fiera.
Frieze London si articola in cinque sezioni: la principale, Galleries, affiancata da Focus, Artist-to-Artist, Editions e dalla sezione curata The Code Universe. È soprattutto nelle due sezioni pensate per le gallerie giovani e gli artisti emergenti, Focus e Artist-to-Artist, che le realtà italiane mostrano il loro ruolo di piattaforme per artisti internazionali.
Tra le gallerie italiane figurano, nella sezione principale, P420 (Bologna), Francesca Minini (Milano), Galleria Massimo Minini (Brescia), Galleria Franco Noero (Torino), Galleria Lorcan O’Neill (Roma) e APALAZZOGALLERY (Brescia); in Focus, le milanesi Clima ed eastcontemporary. C’è poi chi ha costruito la propria galleria all’estero, come Alice Amati, gallerista italiana con sede a Londra, presente in Artist-to-Artist. E ci sono le gallerie straniere che di recente hanno aperto uno spazio in Italia, da Thaddaeus Ropac a Milano a Herald St a Bologna. Il quadro è in buona parte stabile: già nel 2024 a Frieze London si ritrovavano quasi tutte le stesse gallerie italiane, a cui quest’anno si aggiunge eastcontemporary.
Nella sezione principale, le gallerie italiane mettono in dialogo figure storiche della scena nazionale e artisti internazionali. Lorcan O’Neill accosta le tele di Tracey Emin alla pittura di Giorgio Griffa, alle terrecotte di Giuseppe Ducrot e ai lavori di Martin Creed. Franco Noero intreccia generazioni e linguaggi con Pier Paolo Calzolari, Robert Mapplethorpe, Francesco Vezzoli, Henrik Olesen e Martino Gamper, mentre Francesca Minini e Massimo Minini condividono un unico stand con Carla Accardi, Sheila Hicks, Peter Halley, Sol Calero e Ivana Bašić. P420 porta il suo programma più contemporaneo, da Xian Kim a Shafei Xia e Francis Offman, accanto agli italiani Alessandra Spranzi, Riccardo Baruzzi e Alessandro Pessoli. APALAZZOGALLERY sceglie invece uno stand monografico, l’unico tra le gallerie italiane della sezione, dedicato ad Ann Iren Buan, che vive e lavora a Oslo. Le opere proseguono la ricerca di “Slivers”, la personale in corso nella sede bresciana. Nella pittura di Buan il colore è l’elemento che costruisce l’immagine, per sovrapposizioni, variazioni di intensità e rapporti tra superfici, e chiede uno sguardo lento e ravvicinato.

Veduta dello stand di Galleria Lorcan O’Neill, Frieze London 2026. Courtesy Frieze. Foto di Linda Nylind

Il primo passo nella fiera, per le realtà più giovani, è Focus, che riunisce 35 gallerie da 17 paesi, tutte fondate da non più di dodici anni, con presentazioni personali o a due voci. A orientarne la selezione sono tre consulenti: Cédric Fauq, capo curatore del CAPC Musée d’Art Contemporain de Bordeaux, Joumana Asseily, fondatrice di Marfa’ a Beirut, e Freddie Powell, fondatore e curatore di Ginny on Frederick a Londra. Focus occupa una posizione di rilievo: Frieze le affida il compito di dare il tono alla fiera, mettendo in primo piano la generazione successiva di gallerie. A sostenerla è un marchio nato in Italia nel 1982, Stone Island, che per il quarto anno è partner ufficiale della sezione e garantisce a ogni galleria partecipante un contributo economico.
Focus è innanzitutto un trampolino verso la sezione principale: Union Pacific, presente in Focus fino al 2022, quest’anno ha venduto tutte le opere del proprio stand tra le gallerie maggiori, ed Edel Assanti, che proprio qui aveva presentato Marcin Dudek nel 2022, è tornata con la ricostruzione della camera d’infanzia dell’artista a Cracovia. È poi il luogo in cui i musei scelgono i giovani artisti: il Centraal Museum di Utrecht ha acquisito Sweet Nothing di Jessica Wilson dalla galleria diez, prima opera dell’artista a entrare in una collezione museale, mentre il nuovo Dasha Shenkman Focus Fund ha destinato tre lavori di Okiki Akinfe all’Abbot Hall di Kendal. È un mercato vivace, con prezzi che nei casi dichiarati vanno da poche migliaia di sterline a 40.000 dollari, e con diverse presentazioni vendute per intero già il giorno dell’inaugurazione. Infine, è una rampa verso il riconoscimento istituzionale: Ella Fleck, presentata da Ehrlich Steinberg, ha ricevuto il Camden Art Centre Emerging Artist Award, che le garantirà una mostra al Camden Art Centre nel 2028.

Veduta dello stand di Francesca Minini e Galleria Massimo Minini, Frieze London 2026. Courtesy Frieze. Foto di Linda Nylind

Tra le 35 gallerie, due sono italiane, entrambe milanesi, e nessuna delle due presenta un artista italiano. Clima, fondata nel 2016 da Francesco Lecci, a cui nel 2021 si è affiancata come socia Clarissa Grechi, è nata in un appartamento di un palazzo storico di Porta Venezia, prima di trasferirsi nel 2023 in un cortile dello stesso quartiere. Già presente a Frieze London nel 2024, quest’anno dedica lo stand alla pittrice newyorkese Justine Neuberger (1993), con cui lavora da tempo, come ricordano le personali “Firmament of Time” (2021) e “Riddles for Storytellers” (2023). La sua pittura guarda ai maestri del Rinascimento e alle tradizioni popolari e vernacolari americane meno note, e mette in scena incontri sospesi tra frammenti di architettura e paesaggi surreali. Le opere esposte, tutte nuove, sono realizzate ad acquerello e gesso, in toni chiari, quasi pastello, che creano immagini eteree e oniriche. Anche le tende che completano l’allestimento sono state dipinte dall’artista per l’occasione. Titoli come Peace Moon Rising, Free Associating, Bad Boy Blue o Thunder (tutti 2026) portano anche nelle parole l’atmosfera del sogno, tra immagini lunari, libere associazioni e fenomeni naturali.
Al suo debutto a Frieze London, eastcontemporary porta invece Anastasia Sosunova, nata in Lituania nel 1993. Fondata a Milano nel 2020 come project space non profit e diventata galleria l’anno successivo, eastcontemporary si dedica alla scena dell’Europa centrale e orientale e, più di recente, alle regioni segnate dall’eredità sovietica, dall’Europa sudorientale all’Asia centrale. Sosunova, presente nel 2024 alle biennali di Gwangju e di Lione e nel 2020 a Manifesta 13, ha da poco esposto a Milano con la personale “Crossover” all’ICA. Per Frieze presenta Preppers, un’installazione tra film e scultura nata da una lunga ricerca su Kesko Senukai, la principale catena di bricolage dei paesi baltici. Il lavoro guarda ai preppers, chi si prepara all’apocalisse accumulando scorte e strumenti, e ne raccoglie gli oggetti: batterie per trapani, cavi d’auto, luci, cuscini. Ne risulta un intreccio di estetica devozionale e simbologia apocalittica: nel video l’artista benedice i cavi prima di usarli, mentre un’opera raffigura la Madonna protettrice dei lavoratori. Il fai-da-te diventa così, insieme, una strategia di sopravvivenza e un mito del capitalismo contemporaneo.
Due gallerie italiane, dunque, che a Londra funzionano da piattaforme per artisti internazionali.

Veduta dello stand di eastcontemporary, Frieze London 2026. Courtesy Frieze. Foto di Matt Sills

Se Focus mette al centro le gallerie, Artist-to-Artist affida la scelta agli artisti. Nata nel 2023 all’interno del programma di Frieze London costruito attorno agli artisti, e sostenuta per il secondo anno da Tiffany & Co., la sezione presenta sette personali di artisti internazionali, ognuno candidato da un collega affermato. Quest’anno hanno firmato le candidature Gala Porras-Kim, Ayoung Kim, Firelei Báez, Otobong Nkanga, Yinka Shonibare, Jeffrey Gibson e Louise Giovanelli. Il meccanismo sposta la legittimazione dal mercato alla stima tra pari: è un artista a mettere in gioco la propria autorevolezza per presentare a collezionisti e istituzioni il lavoro di una figura emergente. I risultati sembrano dare ragione al formato. Le opere di Unathi Mkonto presentate da Goodman Gallery sono state tutte vendute ancora prima che l’artista fosse premiato con il Nicoletta Fiorucci Foundation Prize, che prevede 10.000 sterline e una commissione alla Fondazione nel 2027, mentre Bolanle Contemporary ha venduto tutte le opere di Eilen Itzel do Espírito Santo, due delle quali acquisite da un’istituzione americana e da una britannica.
È qui che si trova l’unica gallerista italiana della sezione. Alice Amati ha scoperto l’arte contemporanea durante il master a Manchester e ha poi trascorso quasi otto anni a Londra, lavorando in realtà molto diverse, da Taymour Grahne Projects a David Zwirner, prima di aprire nel 2023 la propria galleria a Fitzrovia. Frieze London 2026 segna il debutto della galleria nella fiera londinese, con una candidatura da parte dell’artista Louise Giovanelli: Paul Robas, pittore con base a Vienna, che presenta dipinti intimi e stratificati sulla memoria e sull’esperienza umana. Tutte le opere esposte sono state vendute.
Nel 2023 Amati e Giovanelli hanno fondato, insieme al pittore Ian Hartshorne, Apollo Painting School, un’associazione non profit per la formazione dei pittori, avviata deliberatamente a Manchester e a Latina, con l’obiettivo di decentrare la formazione artistica da città come Londra o Roma. La prima edizione si è conclusa con due mostre, al Museo Cambellotti di Latina e nella galleria londinese di Amati. E c’è un altro filo che riporta in Italia: Amati ha visto per la prima volta il lavoro di Robas in un piccolo spazio a Napoli, mentre andava a trovare dei parenti. Una gallerista italiana formatasi nel Regno Unito, un pittore di Vienna scoperto a Napoli, una candidatura nata da una collaborazione tra Manchester e Latina: l’Italia, in questo caso, non è nello stand, ma nella rete che lo ha reso possibile.

Un ultimo canale passa dalle gallerie straniere che hanno scelto l’Italia come sede. Thaddaeus Ropac, che nel settembre 2025 ha aperto la sua prima sede a Milano, ha venduto una terracotta dello scultore italiano Leoncillo del 1963 per 300.000 euro. La Galerie Gisela Capitain, con sedi a Colonia, Berlino e Napoli, ha celebrato i suoi quarant’anni con una collettiva che attraversa il proprio programma e che include Isabella Ducrot, esposta anche da Sadie Coles HQ.
Il quadro che ne risulta è coerente. Nelle sezioni dedicate alla scoperta, le gallerie italiane lavorano come piattaforme per artisti internazionali: Clima con Neuberger, eastcontemporary con Sosunova e, nella sezione principale, APALAZZO con Buan. Da Londra, Alice Amati porta la stessa logica in Artist-to-Artist. Gli artisti italiani arrivano a The Regent’s Park soprattutto attraverso gli stand collettivi delle gallerie italiane più consolidate e attraverso le gallerie straniere che sono presenti sul territorio nazionale. E se lo spazio riservato alle gallerie giovani è, come mostrano i casi di Union Pacific ed Edel Assanti, il primo passo verso quello principale, Clima ed eastcontemporary sono già su quel percorso, con programmi che guardano da subito oltre i confini nazionali.