E c’è solo silenzio. La mostra Hidden Noise: Sonitus Occulti a Villa Lontana

In Cartografie del silenzio Adrienne Rich scrive: «Silence can be a plan / rigorously executed». In questo spazio tra silenzio e rumore, esecuzione e latenza, prende forma “Hidden Noise: Sonitus Occulti”, la mostra di Cory Arcangel e Hampus Lindwall presentata da Villa Lontana a Roma a cura di Vittoria Bonifati. La mostra ripercorre ed espande Hidden Noise, una serie di concerti per organo d’ispirazione Fluxus, concepiti da Arcangel e Lindwall come piattaforma per commissionare nuovi repertori per l’organo a canne, sviluppatosi in quattro iterazioni: A Portrait of the Artist (Parigi, 2018), They Told Me There Would Be Tea (Londra, 2019), Remind Me Tomorrow (online, 2021) e Terms and Conditions (Düsseldorf, 2024).
L’esplorazione dei rapporti tra media digitali, obsolescenza e cultura pop di Cory Arcangel, artista visivo noto per l’uso creativo di linguaggi di programmazione, videogiochi e software, e la ricerca sulla musica contemporanea, sperimentale ed elettronica di Hampus Lindwall, organista e artista sonoro, insieme danno vita a un lavoro che sovverte l’idea stessa di composizione come sistema chiuso e prevedibile. In un presente tecnologico dominato dall’ottimizzazione e dalla tensione verso la perfezione, “Hidden Noise”introduce un’interferenza nel sistema, prendendo in considerazione la partitura come una tecnologia mutevole di codificazione, un insieme di gesti, diagrammi e possibilità aperte.

L’intero progetto si costruisce infatti attorno a una forma di suono potenziale. Non è un caso che il titolo derivi dal ready made di Marcel Duchamp À bruit secret (1916), opera realizzata insieme al collezionista e critico d’arte Walter Arensberg attorno a un oggetto nascosto all’interno di un gomitolo di spago sigillato tra due placche metalliche; agitandolo produce un suono che oggi è impossibile da identificare nella sua natura: potrebbe essere un diamante come una moneta di rame. Duchamp agisce come una presenza fantasmatica che attraversa l’intero impianto curatoriale: come accaduto con la sua partitura Erratum Musical, inclusa nell’edizione parigina ma mai eseguita, diventa paradigma della mostra, una composizione che può sopravvivere come pura possibilità o attivazione mancata.
A Villa Lontana, “Hidden Noise” si sdoppia nel suo doppio latino “Sonitus Occulti”, diventando così la quinta iterazione del progetto curato da Vittoria Bonifati che traduce la serie di concerti in forma espositiva. Partiture, annotazioni, opere, dispositivi sonori e materiali d’archivio vengono presentati come sistemi attivi di trasmissione, insieme ai lavori degli artisti coinvolti nelle precedenti edizioni del progetto: Ellen Arkbro, Nils Henrik Asheim, Pierre Bismuth, Kara-Lis Coverdale, Tom Crawford, Marcel Duchamp, Flavor Flav, Haley Fohr aka Circuit des Yeux, Joy-Leilani Garbutt, Stine Janvin, Roc Jiménez de Cisneros (EVOL), Hanne Lippard, Haroon Mirza, Phill Niblock, Charlemagne Palestine, Seth Price e Akira Sileas. Amina Hocine parteciperà inoltre con una performance concepita per la chiusura della mostra. La mostra sembra così proseguire la ricerca che Villa Lontana dal 2025 porta avanti anche attraverso Organum Multiplum, festival dedicato alla musica contemporanea per organo che coinvolge alcuni degli artisti presenti in mostra.

L’organo a canne, per Arcangel e Lindwall, si trasforma da strumento liturgico a infrastruttura tecnologica e macchina storica capace di produrre forme contemporanee di automazione, errore, astrazione e rumore. La struttura rizomatica dello strumento attraverso cui l’aria si muove producendo suono, instaura una suggestiva analogia con le stratificazioni invisibili e le architetture sotterranee che attraversano Roma, una «città – come scrive Vittoria Bonifati – plasmata da rituali, iscrizioni e camere nascoste». Curiosamente, lo spazio trasteverino di Villa Lontana ricorda la planimetria longitudinale di una chiesa cristiana, trasformando le opere in presenze disseminate lungo una navata laica. L’ingresso-nartece presenta le immagini di Cory Arcangel che, operando attraverso compressioni, manipolazioni e degradazioni digitali, mette in evidenza la vita instabile del materiale online, dove la circolazione delle immagini diventa essa stessa forma estetica. In Manson, Arcangel ha ritagliato e ingrandito con aliasing un’immagine a bassa risoluzione di Marilyn Manson, portando alla luce una texture normalmente nascosta. Ulteriormente in 21-11-2023-11-31-35-input_gb-po-1913, in cui sottopone un dipinto di Georges Braque a una tecnica elaborata chiamata deep frying, mettendo in relazione la frammentazione cubista del tempo e dello spazio con quella propria del mondo digitale attraverso la sovrapposizione di due differenti approcci all’astrazione. Attraverso la piattaforma Cameo, Flavor Flav – iconico rapper e membro dei Public Enemy – appare in un messaggio video di incoraggiamento, concepito per i social media e rivolto ai due artisti per la seconda iterazione di Hidden Noise.

Il corridoio-navata centrale è attraversato da una lunga teca in alluminio progettata da Supervoid, che racchiude gli spartiti degli artisti che hanno partecipato alle edizioni di Hidden Noise, oltre a materiali d’archivio, annotazioni ed ephemera, mentre sulle pareti laterali figurano i contributi visivi di alcuni degli artisti coinvolti. Pierre Bismuth, ad esempio, partendo dalla serie di partiture ispirate a William Morris originariamente concepite per l’iterazione londinese, con Willow Boughs Music sheet (After William Morris)(2026), trasforma la notazione musicale in ornamento, lavorando sulla destabilizzazione dei codici.

Noise Exposed (2025), di Hampus Lindwall è una resa visiva della partitura di À bruit secret, un’opera per organo commissionata nel 2022 e successivamente registrata nell’album Brace for Impact, di cui si ritrova lo spartito in teca. Generata attraverso processi algoritmici e strutturata in una forma classica ad arco, l’opera si sviluppa come un movimento continuo tra ciò che viene ascoltato e ciò che rimane nascosto. Fanno da contrappunto gli assemblaggi scultorei e sonori di Haroon Mirza, che tratta la composizione del suono come organizzazione dell’energia stessa. Il suo Robot Co-organist (2019), concepito come performer automatizzato d’organo, è qui scollegato dall’elettricità, risultando in una macchina dormiente con possibilità di attivazione irrisolta.

Di Phill Niblock, figura centrale della musica sperimentale statunitense scomparso nel 2024, è esposta la stampa originale della serie LIGHT PATTERNS (1985-1992), la stessa immagine riprodotta sulla copertina dell’LP Music for Organ, insieme alla partitura di Nagro (“organ” al contrario), composizione per organo eseguita da Lindwall. Nelle opere di Hanne Lippard, invece, il linguaggio entra in uno stato di progressiva instabilità semantica. Le serie Echo Curses e Negative Curses reinterpretano le tavolette maledittorie romane: iscrizioni prodotte storicamente tra il II e il IV secolo d.C. da soggetti esclusi dai sistemi dominanti di parola e rappresentazione. Se da un lato queste tavolette invocano vendetta, dall’altro funzionano come tecnologie di liberazione. Questo slittamento tra parola, mantra e vibrazione entra in dialogo con il lavoro interdisciplinare di Charlemagne in ARTT NIGHTTT ALTARR RREMAKE (2026), un altare realizzato appositamente per la mostra e abitato da peluche, figure totemiche e presenze memoriali. Definite dall’artista «divinità», queste entità diventano dispositivi di trasmissione emotiva e psichica, «pubblici ideali» sospesi tra scultura, archivio affettivo e rituale. Il percorso espositivo si chiude nello slargo-altare dove compaiono un soundsystem e un ipad, da cui osservare e ascoltare la terza iterazione di Hidden Noise, che si sviluppò online a causa della pandemia di Covid-19 come live stream. La locandina cinematografica di Biopic Marcel Duchamp with Hidden Noise (2010-2026), fotomontaggio di Bismuth che presenta Basil Rathbone nei panni di Marcel Duchamp mentre esamina il suo ready made À bruit secret (With Hidden Noise), completa il ciclo narrativo della mostra, costituendone allo stesso tempo un cortocircuito.

“Hidden Noise: Sonitus Occulti” si muove tra archivio e performance, memoria e attivazione, componendo una partitura collettiva sospesa tra latenza, ascolto e riattivazione. È significativa la citazione di Seth Price del 2007 che è stata scelta per il testo di sala: «There’s a question to which no artwork has an answer, to which every artwork is susceptible, which is, so what? There is no answer. You ask it of yourself, as an artist, and there’s only silence». Come Puritan Banner, l’opera di Price che, sfuggente e ipnotica nella tecnica compositiva, costituisce l’unica allusione visiva alle canne d’organo, la mostra vive in una zona indeterminata in cui il suono non coincide con la propria manifestazione, ma permane come traccia latente. Forse qui “Hidden Noise: Sonitus Occulti” recupera ciò che Gillo Dorfles definiva «l’intervallo perduto»: uno spazio vuoto solo in apparenza, capace di produrre attesa, sospensione e immaginazione. Un’idea di vuoto, o di silenzio, come possibilità creativa.