Emergenza climatica e rapporto con l’ambiente. Ingrid Hora e Silvia Mariotti al MACTE di Termoli

Ingrid Hora, Cloud Catchers, 2025. Video still. Courtesy dell’artista

Provenienti da due anni di residenze ed esposizioni internazionali, Ingrid Hora (Bolzano, 1976) e Silvia Mariotti (Fano, 1980) sono al centro di due nuove mostre presso il MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli. Entrambe vincitrici della tredicesima edizione dell’Italian Council, le artiste entrano ora a far parte della collezione permanente del museo, con opere che indagano i temi della trasformazione climatica e il rapporto tra essere umano e ambiente. 

In “Cloud Catchers” – progetto curato da Emanuele Guidi e promosso da BAR project in collaborazione con Hangar di Barcellona, Eurac Research di Bolzano e Fondazione Dar Bellarj di Marrakech – Hora racconta il rapporto fragile e precario tra l’umanità e l’elemento dell’acqua, muovendosi tra antichi miti e riflessioni contemporanee. In un’installazione video a tre canali si alternano come in una coreografia visiva le immagini filmate dall’artista nel Mediterraneo, seguite dal ritmo incessante di materiali video provenienti da social media e piattaforme scientifiche. Delle figure femminili si fanno personificazione di inondazioni e siccità, e la loro apparizione sullo schermo si alterna a conversazioni frammentate con scienziati, ricercatori e psicologi del clima. 
Nello stesso spazio, interventi scultorei evocano recipienti per condensare e contenere l’acqua, creando un ambiente in grado di restituire il senso di complessità, ansia e fragilità derivante da una crisi che ancora oggi, nonostante lo stato di emergenza, fatica a trovare soluzioni e narrazioni condivise. 

Silvia Mariotti, Flow, leaves and beyond, 2025. Stampa inkjet su carta cotone, dibond e cornic patinata a mano, 97 x 71 cm.

Cosa succede se elementi naturali e artificiali, umani e non umani, si incontrano e interagiscono nell’ambiente naturale? Se lo è chiesto Silvia Mariotti in “Anime di Cristallo”, progetto promosso da Karussell APS che esplora le possibilità di rigenerazione e trasformazione della natura. 
L’artista si ispira alla biodiversità delle Isole Azzorre, dove durante la residenza presso il Re_Act Contemporary Art Laboratory sull’isola di Terceira ha collezionato e raccolto frammenti di territorio, trasferiti poi nel suo studio di Milano. Ne è nato così un laboratorio di sperimentazione, in cui Mariotti ha dato vita a una coltura di microrganismi all’interno di teche e materiali organici, con il supporto di un ingegnere ambientale e una restauratrice. La proliferazione degli organismi ha invaso le carte fotografiche, creando paesaggi ibridi e composizioni ispirate alle caldeiras, pozze vulcaniche dell’isola di São Miguel. Tramite l’utilizzo di patine inorganiche, un ecosistema per sua natura mutevole e destinato a decomporsi è stato così cristallizzato e conservato. 

Silvia Mariotti, “Anime di Cristallo”, 2025. Veduta dell’installazione. IAC – Instituto Açoriano de Cultura

Riunendo fotografie e sculture, Mariotti ha costruito ecosistemi eterogenei in cui creature immaginarie si configurano come fossili contemporanei o biomi in continua trasformazione.
Le due mostre presso il MACTE, tra approcci sperimentali e scenari pseudo-apocalittici, rappresentano forse due facce di un’unica medaglia: da un lato, la pericolosità di ciò che stiamo vivendo, le criticità di un sistema che continua a ignorare le emergenze e il senso di paralizzante precarietà; dall’altro, la curiosità verso soluzioni e scenari alternativi, esperimenti e possibilità rigenerative. 

Dal 5 giugno al 26 settembre; MACTE, via Giappone, 86039, Termoli; info.

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