Reclaiming Collective. La seconda edizione di FORT Biennale in Alto Adige

Dan Perjovschi, Il titolo dell’opera cambierà durante e dopo la Biennale?, 2026. © Tiberio Sorvillo

Nella Festung Franzensfeste, uno dei più significativi esempi di architettura militare della regione alpina, la seconda edizione della FORT Biennale esplora il concetto di comunanza: come restare uniti di fronte alle urgenze spaventose del nostro presente? L’intensificarsi dei conflitti e la diffusione dell’autoritarismo, l’emergenza climatica e la crisi dei diritti umani, le opportunità dell’era digitale e il crollo delle relazioni interpersonali sono questioni cruciali che richiedono una riflessione immediata sulle alternative possibili, necessarie per la nostra sopravvivenza. Il progetto, concepito come piattaforma creativa e interattiva, propone l’ipotesi per cui un altro mondo – e un altro modo di abitarlo – non solo è possibile, ma esiste già. 
Dopo la prima edizione intitolata “Il corpo del Linguaggio”, la mostra “Reclaiming Collective” è un invito a superare gli ostacoli che generano separazione e distanza, sostenendo che soltanto la costruzione di alleanze e sostegno reciproco possa contrastare gli effetti alienanti del turbo-capitalismo: solitudine, individualismo, indebolimento dei rapporti sociali e affettivi. 

Micaela Piñero, Speaking in All Languages, 2026. © Tiberio Sorvillo

Ponendo al centro il tema della solidarietà, filo conduttore dell’edizione di quest’anno, la mostra curata e diretta da Hannes Egger, Andrea Lerda e Veronika Vascotto porta in Fortezza le opere di circa venti artisti italiani e internazionali – come Ingrid Hora, Maria Walcher, Micaela Piñero, Rosmarie Lukasser, Dan Perjovschi. I loro lavori invitano il pubblico a ripensarsi come individui appartenenti a un’unica comunità globale, basata su rapporti pacifici e su una coesistenza simbiotica con l’ambiente, dunque con tutto ciò che è non umano: porre in discussione le logiche antropocentriche fondate su potere e supremazia sarebbe infatti l’unica via alla sopravvivenza.
Opere interattive che invitano il pubblico al rallentamento e all’ascolto dei ritmi naturali, fitte reti di connessioni invisibili che ci circondano, installazioni che alternano giochi di parole ed epigrammi guidano il pubblico attraverso concetti chiave come empatia, ecologia sociale e senso di appartenenza. 

Maël Veisse, Transumanza, 2026. © Tiberio Sorvillo

Suddivisa in quattro sezioni – Think, Play, Dance e Act – la mostra punta a rendere i contenuti accessibili, a proporsi come ambiente accogliente e aperto e a favorire un approccio interdisciplinare attraverso analisi di ampio respiro che mettono in luce le possibili connessioni tra ricerca artistica e scienze sociali. FORT Biennale 2026 si è infatti avvalsa della collaborazione con il Centro di Studi Avanzati di Eurac Research – un istituto di ricerca applicata con sede a Bolzano – e del contributo delle ricercatrici Elisa Piras, Chiara Paris, Jenny Ufer e Katharina Gruber, esperte di comunicazione scientifica. La narrazione che ne deriva si configura come un invito a immaginare, spaziare e allontanarsi dai paradigmi dominanti del presente, spesso rassicuranti ma ancor più spesso limitanti. Una volta oltrepassate le barriere, è possibile proiettarsi verso scenari futuri ricchi e carichi di nuove e salvifiche alternative.

Artisti partecipanti: Bea Bonafini, Barbara Gamper, Hannes Egger, Michael Fliri, Ingrid Hora, Rosmarie Lukasser, Rebecca Moccia, Museo Wunderkammer, Josèfa Ntjam, Dan Perjovschi, Micaela Piñero, Micol Roubini, Marinella Senatore, Karin Schmuck, Tobias Tavella, Flaminia Veronesi, Maël Veisse, Maria Walcher, Mali Weil. 
Con la partecipazione di: Alpine Changemaker Network. 
Con la collaborazione di: Benjamin, Musi-Stammtisch, Othercult Fest, 20yrs Revoltekk bass music.

Dal 14 giugno all’8 novembre 2026; Via Brennero, 39045, Fortezza, Bolzano, Alto Adige; info.

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