Il caso di Arte in Ambasciata a Vilnius e le nuove forme della diplomazia culturale

Nel contesto contemporaneo, il ruolo delle ambasciate sta attraversando una trasformazione significativa: da luoghi espressamente deputati alla rappresentanza politica e diplomatica a piattaforme culturali attive nel senso più ampio, capaci di produrre significato e relazione attraverso linguaggi condivisi. In questo scenario, l’arte contemporanea si afferma come uno degli strumenti più efficaci per articolare nuove forme di dialogo tra Stati, offrendo un terreno simbolico in cui identità diverse possono incontrarsi, favorite anche da dinamiche istituzionali. Non è un caso che, tra gli anni Novanta e i primi Duemila, Joseph Nye abbia elaborato il concetto di soft power, inteso come la capacità di uno Stato di orientare comportamenti e immaginari non attraverso la coercizione o l’incentivo economico, ma tramite la forza attrattiva della propria cultura, dei propri valori e modelli simbolici[1]. Se questa definizione ha contribuito a ridefinire il peso della cultura nelle relazioni internazionali, è oggi necessario interrogarsi sulle sue implicazioni: il soft power è una forma di influenza che agisce sul piano simbolico, rendendo la produzione culturale parte integrante delle strategie di posizionamento geopolitico.
Tuttavia, questo scenario assume oggi un’urgenza nuova e più complessa. In un presente segnato da conflitti aperti e tensioni geopolitiche – dall’Europa orientale al Medio Oriente – il rapporto tra diplomazia e cultura deve essere letto come uno spazio potenzialmente alternativo alle logiche di contrapposizione. Se la guerra rappresenta l’espressione estrema della frattura tra Stati, la diplomazia culturale si configura, al contrario, come un esercizio di prossimità, capace di mantenere aperti canali di comunicazione anche nei momenti di maggior crisi. In questa continua tensione tra distruzione e costruzione si misura oggi la reale responsabilità delle istituzioni culturali.

È in questa prospettiva che si inserisce la mostra “Arte in Ambasciata: Italia Contemporanea a Vilnius”, inaugurata il 3 ottobre 2024 nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Vilnius, nell’ambito della ventesima Giornata del Contemporaneo e in concomitanza con la quindicesima edizione di ArtVilnius. Promossa dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Vilnius, su progetto dell’Associazione Nuova Artemarea e fortemente voluta dall’ambasciatore Emanuele de Maigret, la mostra – a cura di Guicciardo Sassoli de’ Bianchi Strozzi con Daniele Crippa e Manuela Valentini – riunisce quarantacinque opere di quarantadue artisti italiani dagli anni Cinquanta a oggi, molti dei quali presenti anche nella Collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

La selezione accosta maestri storicizzati e figure centrali del secondo Novecento – da Carla Accardi a Mario Schifano, da Mimmo Rotella a Giacomo Manzù – insieme a personalità eclettiche come Bruno Munari, Achille Perilli e Concetto Pozzati, fino a presenze contemporanee quali Renata Boero, Federica Marangoni, Bruno Ceccobelli, Luigi Ontani, Pietro Ruffo, Francesca Pasquali, Veronica Montanino e Matteo Basilé, solo per citarne alcune. Il percorso costruisce una lettura dell’arte italiana come campo di oscillazione tra astrazione e figurazione, restituendo la continuità di una ricerca che attraversa generazioni e linguaggi. In questo senso, l’arte italiana contemporanea si configura come una sorta di “coro” di individualità, piuttosto che come un sistema unitario.
A circa un anno e mezzo dall’apertura, la portata dell’iniziativa appare più chiaramente definita. La mostra, di carattere permanente, ha attivato un insieme di dinamiche che eccedono la dimensione espositiva, incidendo concretamente sul tessuto delle relazioni istituzionali e culturali. Più che un semplice catalizzatore in senso metaforico, il progetto ha operato come uno strumento capace di generare interazioni multilivello: da un lato ha intensificato i rapporti tra rappresentanze diplomatiche, istituzioni locali e operatori culturali; dall’altro ha contribuito a strutturare nuove occasioni di accesso e partecipazione, ridefinendo il ruolo dell’Ambasciata come spazio “aperto”. In questa prospettiva, le opere intervengono attivamente nella costruzione di un contesto relazionale.
In particolare, l’Ambasciata si è trasformata in uno spazio espositivo stabile, un luogo in cui le opere partecipano alla costruzione del discorso istituzionale secondo una logica che richiama quanto espresso da Hans Ulrich Obrist, che definisce la curatela come «un tentativo d’impollinazione fra culture, o un modo di disegnare mappe, che schiude percorsi nuovi attraverso una città, un popolo o un mondo»[2]. Tuttavia, nel caso di Vilnius, questa “impollinazione” convive con un processo parallelo di definizione e consolidamento identitario: l’arte italiana, pur aprendosi al dialogo, si configura anche come vettore di rappresentazione nazionale. È proprio in questo scarto tra apertura e costruzione di un’immagine culturale che il progetto trova uno dei suoi aspetti più significativi.

In questo arco di tempo, le sale hanno ospitato – e continueranno ad ospitare – una programmazione articolata che fonde diplomazia e produzione culturale. Emblematica è stata la visita del ministro degli Esteri della Repubblica di Lituania, Kęstutis Budrys, durante la quale la collezione ha fornito il contesto simbolico per una riflessione sulle relazioni bilaterali. Accanto agli incontri istituzionali, la mostra ha funzionato come piattaforma di attraversamento tra linguaggi. La rievocazione storica dedicata a Bona Sforza, gli appuntamenti della Settimana della Lingua Italiana con Paolo D’Achille e Carlo Lucarelli, il concerto Chitarre di Toscana e la rassegna cinematografica a cura di Enrico Vanzina hanno attivato un dialogo tra varie discipline, trasformando l’Ambasciata in un ambiente di produzione culturale. Fra gli artisti aderenti al progetto “Arte in Ambasciata”, Luca Pozzi ha tenuto un insieme di conferenze su arte, scienza e ultime tecnologie per il Vilnius Space Days, mentre Davide Bramante, Roberto Bricalli, Enzo Cacciola, Sabrina D’Alessandro, Nicola Evangelisti, Flavio Favelli, Daniela Forcella, Omar Galliani, Vincenzo Mascia, Gioni David Parra, Lorenzo Puglisi e Daniele Sigalot sono intervenuti in incontri con studenti e professori dell’Accademia di Belle Arti della capitale lituana.

In un registro differente, ma altrettanto significativo, si colloca l’iniziativa promossa in occasione della Giornata della Memoria, il 27 gennaio 2026, quando l’ambasciatore Emanuele de Maigret ha inaugurato presso l’Ambasciata d’Italia a Vilnius, alla presenza della ministra della Cultura Vaida Aleknavičienė, del presidente della Commissione Cultura del Seimas Kęstutis Vilkauskas e della direttrice reggente del Vilna Gaon Museum of Jewish History Ieva Sadzevičienė, la mostra dedicata al dipinto Italianite di Samuel Bak, realizzato nel 1965 durante il soggiorno italiano dell’artista litvak sopravvissuto alla Shoah. Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti del corpo diplomatico e della comunità ebraica lituana, mentre è stato trasmesso il videomessaggio del vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, che ha ribadito l’impegno dell’Italia nel contrasto all’antisemitismo e nella tutela della memoria storica.
Ancora più esplicitamente connesso alla dimensione geopolitica attuale è stato l’evento organizzato il 25 febbraio 2026, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. In quella circostanza, l’ambasciatore Emanuele de Maigret e l’ambasciatrice ucraina Olha Nikitchenko hanno inaugurato presso l’Ambasciata d’Italia a Vilnius una mostra temporanea del dipinto Tanacetum Vulgare (2025) di Anton Pedos, giovane artista ucraino residente in Lituania. Alla presenza del viceministro della Cultura lituano Matas Drukteinis, di rappresentanti istituzionali e del corpo diplomatico, l’iniziativa ha assunto il valore di un gesto pubblico di solidarietà europea. Inserita nel dialogo con la collezione italiana permanente, l’opera ha trasformato lo spazio espositivo in luogo di presa di posizione civile, ricordando come l’arte possa farsi testimonianza della resilienza di un popolo e denuncia dell’aggressione subita.
A rafforzare ulteriormente la dimensione pubblica e relazionale del progetto contribuisce l’organizzazione mensile degli Open Day, i quali consentono al pubblico di accedere agli spazi dell’Ambasciata e visitare la mostra “Arte in Ambasciata: Italia Contemporanea a Vilnius”. A questi si affiancano visite guidate riservate, pensate come momenti di scambio tra istituzioni, come nel caso dell’incontro con il direttore del Museo del Palazzo dei Granduchi della Lituania, Vydas Dolinskas, che ha visitato la collezione insieme al personale del museo.
Completa questo quadro di attività anche l’esperienza didattica promossa da Salvatore Schinello per la Vilnius Tech (Vilnius Gediminas Technical University), che ha scelto di portare i propri studenti all’interno dell’Ambasciata per una lezione in situ dedicata all’arte italiana contemporanea. Un gesto che, nella sua semplicità, rivela una precisa volontà di superare i confini tradizionali della formazione accademica, attivando un contatto diretto con le opere e con il contesto istituzionale che le ospita.
Nel loro insieme, questi interventi contribuiscono a definire l’Ambasciata sia come luogo di rappresentanza sia come spazio dinamico di produzione culturale, in cui ogni evento partecipa alla costruzione di una narrazione complessa. In questo modo il progetto di mostra permanente conferma il ruolo dell’arte come strumento critico in grado di interpretare e attraversare le tensioni del presente.

Appare evidente che “Arte in Ambasciata: Italia Contemporanea a Vilnius” abbia apportato una riconfigurazione dello spazio diplomatico come un luogo capace di mettere in connessione rappresentanze politiche, operatori culturali, accademici, studenti, collezionisti e imprenditori. Le collaborazioni attivate con istituzioni pubbliche e soggetti privati testimoniano la capacità del progetto di generare un circuito virtuoso che rafforza la presenza italiana in Lituania, sia sul piano simbolico sia su quello operativo.
L’esperienza di Vilnius assume così un valore che eccede il contesto locale. La costruzione di una collezione permanente all’interno di una sede diplomatica dimostra come la cultura possa rappresentare un’infrastruttura stabile della politica estera, capace inoltre di produrre continuità e profondità nelle relazioni internazionali. In questo senso, il progetto si propone come modello replicabile per altre ambasciate italiane, suggerendo una metodologia che integra visione curatoriale e strategia diplomatica.
Si delinea così una possibile traiettoria per la diplomazia culturale italiana fondata su meccanismi permanenti finalizzati a generare relazioni durature. L’arte contemporanea, in questo quadro, si afferma come uno strumento di soft power particolarmente efficace, che apre a diverse potenzialità: costruisce prossimità e dialogo e partecipa a dinamiche di rappresentazione e influenza che meritano di essere continuamente interrogate.
Iniziative come quella di Vilnius non soltanto rappresentano esempi virtuosi di promozione culturale, ma aprono anche uno spazio di riflessione più ampio sul ruolo dell’arte nei contesti istituzionali. In tempi caratterizzati da guerre e conflitti, la diplomazia culturale non garantisce soluzioni, ma rende possibile la costruzione di condizioni di ascolto e confronto pacifico. È forse proprio in questa dimensione sospesa tra efficacia e limite che si misura la reale portata del “modello Vilnius”: non tanto nella capacità di costruire ponti in modo definitivo, quanto nel mantenerne aperta, ostinatamente, la possibilità.
[1] Cfr. J. Nye, Soft power: The Means to Success in World Politics, PublicAffairs, 2005.
[2] H. U. Obrist, Fare una mostra, Biblioteca Utet, 2025, p. 9.