L’urgenza del linguaggio di Miriam Cahn è al centro della nuova stagione espositiva del MACRO

Il MACRO sceglie Miriam Cahn (Basilea, 1949) come fulcro della seconda stagione espositiva del 2026, dedicandole “Ciò che mi guarda”, prima grande retrospettiva museale dell’artista svizzera in Italia. Dopo le tappe alla Biennale di Venezia (2022), al Palais de Tokyo di Parigi (2023) e al Museo Reina Sofía di Madrid (2019), che attestano la crescente attenzione internazionale riservata a Cahn negli ultimi anni, la direzione artistica di Cristiana Perrella decide di contribuire ad approfondire una figura tra le più prorompenti nello scenario dell’arte contemporanea.
Muovendosi tra pittura, disegno, installazione e performance, la sua opera indaga con insistenza da ormai più di cinquant’anni tematiche che non smettono di interrogare la società e la politica: il corpo umano e la rappresentazione femminile, la follia della violenza bellica, il desiderio e l’erotismo come forme di resistenza. La restituzione del dolore sfugge da ogni forma di estetizzazione: volti inquieti e fluttuanti nel colore, corpi sgraziati e goffi, pose contorte e composizioni disturbanti si affollano sulle tele di Cahn, che delle brutture contemporanee restituisce una visione tanto allucinata quanto lucida e analitica.


Le oltre centotrenta opere in mostra non seguono un ordine cronologico, quanto una disposizione tematica che pone in dialogo lavori di periodi diversi per evidenziarne la continuità teorica e la ricorrenza dei temi centrali.
Dai lavori a carboncino e gesso degli esordi agli acquerelli degli anni Ottanta e Novanta sulla bomba atomica, fino ai dipinti su tela degli anni più recenti, ciò che tiene insieme l’intera e vasta produzione di Cahn è il linguaggio radicale, il rifiuto di qualsiasi compromesso, insieme a una forza espressiva che non ha mai cercato perfezione formale, ma verità e integrità.
Il centro del progetto allestitivo della mostra – affidato all’artista concettuale e architetto franco portoghese Didier Fiúza Faustino // Bureau des Mésarchitectures – è dedicato alle room installation, modalità espressiva che ha caratterizzato la pratica di Cahn sin dagli anni Ottanta. A differenza di una semplice aggregazione di opere, queste installazioni sono concepite dall’artista come nuclei autonomi di lavori pensati per entrare in relazione nello spazio espositivo, per alimentarsi e definirsi a vicenda, e riuscire a dire ciò che un singolo dipinto non potrebbe.

In mostra, Herumliegen (2022) riunisce lavori realizzati in risposta all’invasione russa dell’Ucraina, evocando corpi abbandonati e straziati, restituendo un’immagine spietata dell’uccisione di massa contemporanea. Familienraum (1996-2009) è invece un nucleo di dodici dipinti a olio e quattro disegni, realizzati tra il 1996 e il 2009, che ritraggono in chiave astratta membri della famiglia dell’artista insieme a paesaggi e visioni interiori.
Sfera pubblica e privata – guerra e famiglia – vengono messe in relazione da Cahn senza separarle davvero: entrambe si traducono in discorsi politici e urli esistenziali che si contaminano e trasformano l’un l’altro.

Insieme a “Le imperfezioni”, mostra collettiva appena inaugurata e dedicata alle vincitrici della terza edizione del Premio Paul Thorel, “Ciò che mi guarda” sancisce una presa di posizione netta del MACRO nell’adottare uno sguardo convintamente rivolto al femminile. «La mostra di Miriam Cahn è un progetto necessario, capace di interrogarci con radicalità sul corpo, sulla violenza, sulla fragilità e sulla responsabilità dello sguardo», ha affermato la direttrice artistica, che ribadisce così l’interesse del museo per una comprensione e analisi del contemporaneo che non ne ignori le complessità e le profonde contraddizioni.
Dall’11 giugno al 15 novembre; MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma, via Nizza 138, 00198, Roma; info