Il MACRO di Roma inaugura la programmazione del 2026 con quattro nuove mostre

Ha aperto il 29 aprile la nuova stagione espositiva del MACRO, sotto la direzione artistica di Cristiana Perrella, alla guida dell’istituzione da marzo 2025. Quattro mostre proseguono il moto di apertura del museo verso lo scenario internazionale, combinando ambiti disciplinari diversi e prospettive di sempre più ampio respiro. Dimensione suono e audio, ma anche poesia, letteratura e ricerca archivistica caratterizzano «una stagione di multidisciplinarietà», come ha specificato Perrella, che pone l’accento sull’intenzione di sperimentare e concepire il museo come luogo di incontro e dialogo.
Dopo una prima stagione interamente dedicata alla città di Roma, questa seconda apertura si rivolge verso orizzonti più vasti «ma senza dimenticare Roma», ribadisce la direttrice artistica. Due progetti sono infatti profondamente radicati nella storia della città: “Uno, cinque, dodici. Ottant’anni dal Premio Strega” ripercorre, sotto la curatela di Maria Luisa Frisa e Mario Lupano, la storia del più prestigioso premio letterario italiano. Dalla ricostruzione di Casa Bellonci, dove dal 1951 gli Amici della domenica si riunivano per votare la cinquina del Premio Strega, alla presentazione di una “biblioteca ideale” contenente gli oltre mille volumi – tra i titoli vincitori e finalisti – selezionati dal 1947 a oggi. Le settantanove edizioni del Premio Strega sono ripercorse cronologicamente attraverso un dispositivo mobile che permette al pubblico di approfondire e di “entrare” negli spazi di interesse.

A cura di Andrea Cortellessa è invece la mostra “Amelia Rosselli, un canto nel suo spazio”, che abita la sala audio del museo per celebrare una figura centrale per la poesia del Novecento italiano, nata a Parigi ma romana d’elezione. Soltanto la sua voce, nella sua straordinaria potenza espressiva, riempie lo spazio con un progetto diviso in due: Con l’Ascia Dietro le Spalle. Dieci Anni Senza Amelia Rosselli, rivisitazione di materiali audio a opera di Cortellessa (fino al 28 giugno), e una lettura integrale del volume Impromptu da parte dell’autrice scomparsa (dal 29 giugno).
Desiderio di Rosselli è sempre stato quello di creare uno spazio con il suono e la parola, modularlo e arredarlo con la propria voce. «Avere uno spazio in un museo dedicato esattamente a questo, in cui è possibile concentrarsi esclusivamente sull’ascolto, credo che in qualche modo realizzi uno dei suoi sogni», ha spiegato Cortellessa.
La nuova stagione del MACRO è anche una stagione di donne: «Ce ne siamo accorte mentre lavoravamo alle mostre», ha spiegato Perrella, «alla fine tutte hanno protagoniste femminili. Ed era ora».

“Mechanical Kurds” di Hito Steyerl, curata da Alice Labor, riflette sul problematico rapporto tra produzione di immagini digitali e conflitti geopolitici, consegnandoci una lucida lettura delle distorsioni del presente che abitiamo. La mostra indaga, attraverso l’installazione di un video monocanale, le violenze nascoste dietro la creazione delle intelligenze artificiali, dallo sfruttamento dei lavoratori al deterioramento delle risorse energetiche. Intrecciando una narrazione filmica con riprese documentarie nel campo profughi di Domiz, nel Kurdistan iracheno, Steyerl ripercorre la storia di tre «lavoratori fantasma» impiegati nella selezione e classificazione di immagini, attività fondamentali per l’automazione e il funzionamento dell’IA. «Dovremmo aprire gli occhi sul completo deragliamento della realtà […], evitando di scendere a compromessi quando si tratta di rappresentazione e solidarietà umana», ha dichiarato l’artista.

La presenza femminile è ancora centrale nel progetto “SHE DEVIL”, rassegna di videoarte femminista nata da un’idea di Stefania Miscetti, ora giunta alla quattordicesima edizione e ospitata nella sala video del MACRO. Attraverso il coinvolgimento di artiste e curatrici italiane e internazionali, giovani o affermate, il progetto raccoglie differenti prospettive critiche femminili, visioni e mondi che coesistono in un discorso corale. Con un titolo che fa riferimento, da un lato, a una nota eroina Marvel e, dall’altro, all’omonima commedia diretta da Susan Seidelman, la rassegna restituisce la forza ma anche l’ironia sottesa all’esperienza artistica femminile, capace di attraversare l’esperienza quotidiana sovvertendone costantemente le regole.

Infine, Parrella ha ricordato l’importanza delle collaborazioni: «Sempre più MACRO lavorerà in rete, e io credo che questo sia l’unico modo per lavorare con un senso, per divertirsi e per fare meglio».
Tra installazioni video, ricerca archivistica, tradizione letteraria italiana e pratiche femministe, la nuova stagione del museo si configura come un dispositivo per analizzare attualità, storia e prospettive future.