KUNSTHAUS PARADISO: l’autenticità della scena contemporanea veneziana 

di | 27 mag 2026
KUNSTHAUS PARADISO. Palazzo Molin Querini, Venezia. Foto di Giulio Favotto

“KUNSTHAUS PARADISO. abitare Venezia”, è il progetto ideato dalla curatrice Caroline Corbetta e presentato dalla Venice International Foundation, un’associazione fondata nel 1996 con l’obiettivo di sostenere l’apparato dei Musei Civici di Venezia tramite finanziamenti privati e attività di micromecenatismo relative al settore dei musei pubblici. Organizzata anche grazie alla collaborazione con Havas Arte e Cultura e con il sostegno di Bruno Cucinelli s.p.a e Banca Ifis, la mostra si estende all’interno di Palazzo Molin Querini, una dimora privata situata nel sestiere di Cannaregio e affacciata sul Canal Grande. 

Nonostante l’iniziativa si collochi temporalmente sullo stesso asse della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, inaugurata nel maggio 2026, più che una mostra collaterale assume quasi il ruolo di una contro-biennale in scala: esponendo infatti cinquantaquattro artisti intrinsecamente legati alla città, sia per il loro percorso di formazione che per la scelta attiva di abitare l’isola, KUNSTHAUS PARADISO valorizza la loro presenza riflettendo al contempo sui meccanismi oppressivi del sistema dell’arte internazionale. Gli appuntamenti di quest’ultimo si sviluppano di consueto all’interno di una scaletta fissa, ruotando attorno a biennali e grandi fiere imperdibili per i lavoratori dell’arte e per gli artisti stessi, che entro un raggio d’azione mondiale si trovano a dover migrare di città in città in base al periodo dell’anno per rincorrere le più importanti settimane dell’arte. Un modello sempre meno sostenibile, sia a livello di tempo che di risorse, che spesso penalizza gli artisti e gli spazi culturali locali e, nel caso di Venezia, evidenzia una mancanza di comunicazione tra cittadini e istituzioni. 

Gli scorsi progetti di Corbetta su Venezia si inseriscono in questa cornice, a partire dalla mostra del Padiglione Crepaccio avvenuta nel 2013 presso Ca’ Soranzo. Anche in questo caso l’esposizione era stata allestita all’interno di una casa privata, allora abitata da artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti, e inaugurava in concomitanza della 55. edizione della Biennale d’Arte proponendosi come un’alternativa alle dinamiche sopracitate. Questa mostra può essere considerato il germoglio di ciò che KUNSTHAUS PARADISO è oggi: da dieci artisti, Corbetta è arrivata ad esporne cinquanta, passando da una casa di studenti a un palazzo vissuto da persone impegnate nella tutela del patrimonio culturale. In entrambi i casi l’enfasi viene posta sull’autenticità, portando inevitabilmente gli spettatori a comparare la quotidianità della scena artistica veneziana all’occupazione degli spazi cittadini da parte di enti, istituzioni e privati la cui presenza in città non è automaticamente un segno di qualsivoglia rapporto con la laguna. 

“KUNSTHAUS PARADISO. abitare Venezia”, 2026. Veduta dell’allestimento. Palazzo Molin Querini, Venezia. Foto di Giulio Favotto

La mostra vuole inoltre rispondere a un dibattito freschissimo, originatosi a partire dall’assenza di artisti italiani alla biennale di quest’anno. Provvedendo a mostrare le opere di artisti di provenienza italiana e internazionale, considerati in entrambi i casi veneziani d’adozione, vengono evidenziate sia l’inaccessibilità del sistema artistico mondiale, sia la necessità di dover ripensare alla modalità di gestione e valorizzazione del patrimonio culturale nazionale, concentrato spesso sulla tutela di eredità archeologiche e storiche a discapito della promozione e salvaguardia della produzione artistica contemporanea. 

“KUNSTHAUS PARADISO. abitare Venezia”, 2026. Veduta dell’allestimento. Palazzo Molin Querini, Venezia. Foto di Giulio Favotto

Da un punto di vista prettamente visivo l’allestimento risulta poco coeso, nonostante sia doveroso tenere in considerazione che una maggiore integrazione delle opere con lo spazio, trattandosi appunto di un luogo abitato, possa essere risultata complessa a livello logistico. In questo senso l’esposizione sembra puntare alla valorizzazione della poetica del singolo e a mostrare la presenza dell’artista in sé, più che a portare avanti una narrazione lineare. Anche questo aspetto sottolinea l’urgenza e gli scopi della mostra, presentare cioè dei lavori autonomi e poetiche distinte senza troppi filtri, lasciando alle opere il compito di ingaggiare un dialogo il più possibile diretto con lo spettatore. Questa schiettezza delega al visitatore qualche responsabilità in più rispetto all’osservazione canonica; in mancanza di linee guida marcate, quest’ultimo dovrà infatti affidarsi al proprio senso estetico per orientarsi tra gli spazi del palazzo, finendo per stupirsi nell’entrare inevitabilmente a contatto con le ricerche più disparate. Le opere in mostra sono infatti tanto varie quanto la vivacità dell’ambiente che rappresentano: dipinti, installazioni, sculture e ready made prodotti utilizzando decine di tecniche e intenzioni diverse, uniche nella loro restituzione finale. 
Nel periodo della mostra il palazzo è stato anche pensato come una piattaforma artistica partecipata. L’ospitalità è stata estesa a collettivi, spazi indipendenti e realtà culturali con la volontà di strutturare un programma di incontri, conversazioni, performance e momenti conviviali. Questa celebrazione della liberà di espressione, inserita all’interno di un momento delicato, rende omaggio non solo alla scena artistica contemporanea ma all’intera tradizione veneziana, sottolineando come questa città sia una fucina sempre attiva di idee, progetti e talento. 

Di seguito un elenco degli artisti in mostra: Giorgio Andreotta Calò, Carolina Raquel Antich, Michele Azzalini, Runo B, Ariele Bacchetti, Giulia Maria Belli, Martina Biolo, Thomas Braida, Michele Bubacco, Mauro Campagnaro, Ornella Cardillo, Simone Carraro, Francesco Casati, Paola Cenati, Francesco Cima, Martina Cocco, Damiano Colombi, Giorgio Maria Crescentini, Fabio De Meo, Barbara De Vivi, Nicola Di Croce, Giuseppe Di Liberto, Daria Dmytrenko, Silvia Faresin, Melania Fusco, Greta Maria Gerosa, Silvia Giordani, Ketty Gobbo, Nadezda Golysheva, Bogdan Koshevoy, Hetty Laycock, Rebecca Loro, Marta Magini, Simone Marconi, Augusto Maurandi, Alessandro Miotti, Anastasya Parvanova, Dora Fiammetta Perini, Chiara Peruch, Federico Polloni, Cristina Porro, Guido Ravanelli, Tommaso Ravasi, Francesco Ronchi, Caterina Rossato, Matilde Sambo, Collettivo Scafandra, Mattia Sinigaglia, Maddalena Tesser, Maria Todeschini, Rob Van Den Berg, Fabiano Vicentini, Lorenzo Vitturi e Qi Zhang.

“KUNSTHAUS PARADISO. abitare Venezia”, 2026. Veduta dell’allestimento. Palazzo Molin Querini, Venezia. Foto di Giulio Favotto

Dal 4 maggio al 31 maggio 2026; Palazzo Molin Querini, Calle del Traghetto, 2179, 30121, Venezia.