Lentezza e pratica artigianale nelle opere di Guendalina Cerruti alla Galleria Umberto di Marino

Guendalina Cerruti, “Guendalina malatesta”, 2026. Courtesy dell’artista; Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto di Francesca Rossi  

In occasione del Napoli Gallery Weekend, la Galleria Umberto di Marino accoglie una nuova serie di opere di Guendalina Cerruti, tra lavori scultorei, ambientali e a parete. “Guendalina malatesta”, prima mostra personale dell’artista nella città partenopea, si sviluppa attorno alla precisa tensione che nasce tra la potenza dell’atto creativo e la realtà ordinaria che tende a reprimerlo. 
Attraverso un vocabolario eccentrico ed eccedente che tende quasi all’ossessione – tra fili dorati, farfalle e perline colorate –, si costruisce un’estetica minuziosa e attenta, ottenuta con lentezza e precisione. La reiterazione del gesto e la meccanicità dell’intreccio rimandano a una pratica artigianale, che l’artista tiene ben presente durante il suo processo creativo: «Considero la storia del rapporto dell’oggetto con le mani, nel contesto della produzione preindustriale, dell’immaginazione infantile e del lavoro femminile». Ecco quindi che il rimando a un linguaggio colorato e giocoso si fa portavoce di un sentire collettivo, di un discorso sociale, di un ribaltamento dei ruoli. La fragilità delle strutture di Cerruti infatti non coincide con una condizione di marginalità o subalternità. Al contrario, quella delicatezza pone al centro il dato personale e privato, creando un dialogo diretto con l’osservatore. 

Guendalina Cerruti, “Guendalina malatesta”, 2026. Courtesy dell’artista; Galleria Umberto Di Marino, Napoli. Foto di Francesca Rossi  

La struttura a griglia si presenta così come una barriera emotiva in grado di proteggere la fragilità di ciò che contiene e allo stesso tempo di separarlo dall’ambiente esterno. L’ambiguo atto di cura e allontanamento riflette la “doppia anima” del nuovo corpus di opere di Cerruti, che oscilla tra toni cupi ed energia vitale. 
L’artista ricorre alla pratica del DIY (Do It Yourself) come operazione di resistenza al consumismo, alla iperproduzione, all’omologazione e, in generale, a un contesto sociale che soffoca la creatività spontanea ed imperfetta, fatta di attese, vuoti e crepe. «Traendo ispirazione dall’estetica giovanile e dallo spirito dell’adolescenza, le mie sculture e pitture canalizzano un desiderio di emancipazione e auto-espressione per sovvertire le tendenze contemporanee di conformismo culturale e intellettuale. Esplorando il rapporto tra gioventù e cultura popolare, esamino inoltre l’interazione tra alienazione e appartenenza», ha spiegato Cerruti.
Il suo discorso si allarga così agli effetti delle dinamiche performative del presente sulla salute mentale e psichica. L’artista si domanda quanto le strutture che organizzano e distribuiscono il valore influiscano sul funzionamento e l’espressione della nostra creatività intima e personale. “Guendalina malatesta” dà vita allora a uno spazio di creatività condivisa, in cui accumulo, lentezza e fragilità si fondono insieme, antidoto efficace all’iperrazionalità e all’esaurimento prodotto dalle strutture sociali. La mente affaticata e vicina alla nevrosi può trovare sollievo, respiro e accoglienza in un universo che, tra sculture, collage e oggetti-arredo, si muove lento nella sua indisturbata sospensione. 

Dal 23 maggio al 30 luglio; Galleria Umberto di Marino, Via Monte di Dio, 9, 80132, Napoli; info.